NESSUNA PAROLA INUTILE: Il posto della letteratura – Workshop 6 e 20 maggio 2019

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L’associazione Pietre di Scarto è felice di invitarvi al PRIMO WORKSHOP di formazione dedicato alla LETTURA CONSAPEVOLE e alla SCRITTURA CREATIVA.

L’evento si svolgerà presso la sala “Spanò Bolani” della Biblioteca Comunale di Reggio Calabria nei giorni 6 e 20 maggio, dalle ore 16,30 alle 18,30.

“NESSUNA PAROLA INUTILE- Il posto della letteratura” è questo il titolo scelto per l’iniziativa che comprenderà una parte introduttiva-teorica  e una parte pratica- laboratoriale.


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Che cos’è la narrazione? Come cercarla e dove trovarla?

Partiremo da questi interrogativi provando a dare ad essi una risposta insieme a Romina Arena, che guiderà il workshop, e a tutti coloro che vorranno unirsi a noi.

“Il vero viaggio di scoperta”, ha scritto Marcel Proust, “non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

Vi aspettiamo!

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PRENDERSI CURA Report laboratorio di scrittura creativa – aprile 2019

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di Margherita Sposaro

La lettura da cui prende inizio il laboratorio di scrittura creativa del mese di aprile, fa riferimento al romanzo di Cormac McCarthy La strada. Storia di un padre ed un figlio, in viaggio per sfuggire alla desolazione di una terra annientata da una catastrofe, che ha distrutto tutto tranne gli uomini, divenuti perciò pericolosi gli uni per gli altri.

La sola cosa che tiene vivo il fuoco della speranza, in mezzo all’orrore, è l’amore reciproco tra genitore e figlio, quell’alleanza tra sopravvissuti che si proteggono reciprocamente.

Il padre ha lo sguardo fisso sul bambino (e lo vedeva lì sulla strada voltato a guardarlo da qualche futuro impensabile, radioso come un tabernacolo in quella desolazione). In questo sguardo si concretizza la capacità del padre di prendersi cura del figlio.

Ecco svelato il tema del giorno: il prendersi cura di qualcuno o qualcosa.

Ed è proprio lo sguardo amorevole, che fa brillare di nuova luce l’oggetto dell’affettuosa osservazione, il protagonista della poesia “Accanto a un bicchiere di vino” della poetessa polacca Wislawa Szymborska, altra lettura che ha allietato il laboratorio (Con uno sguardo mi ha reso più bella, e io questa bellezza l’ho fatta mia. Felice, ho inghiottito una stella).

Quando lo sguardo amorevole per eccellenza viene meno, perché la madre decide di togliersi la vita, il bambino piomba nel buio più totale, in una spirale di sensi di colpa ingiustificati, come accade in Storia di amore e di tenebra di Amos Oz (Abbandonare significa tradire… Io per nulla al mondo l’avrei abbandonata così… Tutte le madri vogliono bene ai loro figli: sono leggi di natura. Persino la gatta. O la capra. Persino le madri di malviventi e assassini … Dunque solo me non c’era modo di amare, solo io ero stato capace di mettere in fuga, il che dimostrava a chiare lettere che a me non aveva senso voler bene. Che non meritavo amore).

Sarà lo sguardo accudente del Piccolo principe a rendere una rosa, uguale a tante altre, unica ed irripetibile per lui (è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante).

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Sulle note della canzone “La cura” di Franco Battiato, che conclude la prima fase del laboratorio, l’uditorio si lascia cullare dalla musica suadente e carezzevole, che lo trasporta per un attimo in un mondo parallelo (Vagavo per i campi del Tennessee, come vi ero arrivato chissà, non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare).

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Un essere terreno, dunque fragile e limitato, può diventare eterno ed invincibile grazie alla “cura” (Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare; ti solleverò da ogni malinconia. Perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te).

Nella seconda fase del laboratorio, i partecipanti si cimentano in un esercizio di scrittura in cui devono cercare di dar vita al tema del “prendersi cura”.

In alcuni degli elaborati svolti si parla della maternità, che induce un forte senso di protezione nei confronti del figlio già durante la gravidanza, culminando poi nei primi anni di vita del nascituro, durante i quali il rapporto con la mamma è simbiotico e totalizzante e si esplica in cure costanti e necessarie.

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Nell’ultima fase della vita spesso il rapporto genitore-figlio s’inverte, come nel racconto di Marileda, in cui è la figlia a prendersi cura della madre malata:

[…] Arrivò il giorno che l’amore della mia vita non sapeva più chi io fossi. Mi guardava stupita, occhi spalancati senza paure. Abbracciati nel letto, le tenevo la mano tutta la notte. Le dissi ti amo fino all’ultimo.

Nel racconto di Mariolina, invece, è Soledad, bambina di otto anni, a prendersi cura del papà medico. Riesce infatti a rincuorarlo in un momento difficile, con la spontaneità e la saggezza dei bambini, che sanno trovare soluzioni semplici a problemi difficili, perché privi delle sovrastrutture mentali, spesso inutili, degli adulti

[…] Soledad che con uno sguardo ti scavava dentro e metteva a nudo cose di cui neanche tu sospettavi l’esistenza e aveva un suo modo innato di intervenire con la parola giusta al momento giusto o di regalarti quella carezza di cui sentivi il bisogno, forse senza nemmeno rendertene conto.

In un altro scritto si parla della grande soddisfazione che anche una pianta ci può regalare, nel momento in cui ci sceglie, anche se non abbiamo il pollice verde e siamo convinti che tutte le nostre attenzioni, nei confronti dell’amica verde, andranno in fumo per l’ennesima volta!

Carmelisa ci regala una bella poesia in cui il protagonista, l’Amore, non si esprime attraverso le parole ma si manifesta con la cura e la dedizione

[…]Amore canta melodie senza parole[…]Chi ti regala un fiore, ti regala anche il frutto ed il seme.

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Anche nel racconto di Patrizia c’è un abbraccio senza parole di una bambina ad una sua compagna di scuola. La piccola intuisce, dietro l’apparenza, un momento di difficoltà e riesce a risanare, con un abbraccio, le ferite dell’amichetta, la quale finalmente si scioglie in lacrime, che evaporeranno insieme alla sua inquietudine.

[…]Anna si fece accogliere da quel corpo fragile e caloroso. Si sentì protetta da quelle esili braccia e scoppiò in un pianto liberatorio che non sapeva di avere serbato così a lungo dentro di sé.

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“IL TALENTO” Report laboratorio di scrittura creativa

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di Graziana Mazzolini

Il laboratorio di scrittura creativa del mese di marzo ha preso le mosse dalla piccola tragedia di A.S. Puškin Mozart e Salieri. Breve, ma denso di interessanti spunti, questo dramma in versi ha stimolato un illuminante confronto fra i partecipanti, alla luce delle cui considerazioni, qui riproposte, si è quindi svolto l’esercizio di scrittura creativa.

La presunta rivalità fra i due musicisti offre a Puškin l’occasione per rappresentare, innanzitutto, il vizio dell’invidia, che, incarnato da Salieri, culmina con l’avvelenamento, da parte di questi, del grande compositore austriaco: una leggenda che ha avuto lungo seguito, in teatro come nel cinema, forse proprio per l’universalità del tema su cui è centrata

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L’invidia, un sentimento complesso, che nasce nel cuore di chi concentra il proprio sguardo sugli altri (in-videre) e con gli altri si misura:

“Dov’è giustizia, Dio, se il dono sacro,

se l’immortale genio non è dato

in premio a sacrifici, amore ardente,

preghiere, zelo diligente, studio,

e illumina un pazzo, un vagabondo

ozioso!… Oh, Mozart, Mozart!”

Mozart il genio (“Sei un Dio, Mozart, e lo ignori”) da una parte, Salieri il tecnico dall’altra (“Uccisi i suoni, come un chirurgo sezionai la musica. / Fu secca algebra la mia armonia”).

L’eterno dibattito sul ruolo della tecnica e del talento nella creazione artistica si ripropone nell’opera di Puškin, ma il confronto non viene composto e sublimato, come nella classicità latina, dalla aemulatio: Salieri non trova una via d’uscita nella possibilità di competere con il proprio antagonista. Accecato dall’invidia, non è in grado di vedere se stesso come un concorrente alla pari di Mozart.

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L’invidia è, in effetti, un sentimento neutro, un atteggiamento dell’osservare. Può stimolare in colui che la prova il desiderio di sviluppare in sé le caratteristiche che ammira nell’altro, ovvero il desiderio di distruggere l’altro insieme alle tanto invise caratteristiche: “invidia bianca” e “invidia nera” chiamano i Russi queste due facce.

Salieri, concentrato sull’altro, augurandosi “inattesi doni” (“forse la vita porterà inattesi doni; conoscerò forse il delirio, l’estasi notturna dell’ispirazione”), non vede i doni che già possiede. Questa è, forse, la trappola più insidiosa dell’in-videre, che rischia di ostacolare il riconoscimento dei propri doni, del proprio talento.

Il suo talento Mozart, invece, lo vede, lo riconosce e lo offre senza riserve. E questo riconoscimento lo pone al di là di ogni paragone, di ogni invidia, anzi lo porta a coinvolgere l’altro, Salieri, nel suo entusiasmo, in un rapporto paritario: “Siamo in pochi noi, gli eletti, i fortunati, oziosi spregiatori del profitto, della bellezza sola sacerdoti…”.

Come nella parabola dei talenti, l’espressione del proprio dono si fa pienezza di vita (“Bene, servo buono e fedele… prendi parte alla gioia del tuo padrone”) e nella sua sovrabbondanza diventa via maestra verso una generosità rispettosamente autentica: “Alla tua, mio caro, alla sincera fratellanza di Mozart e Salieri, entrambi figli dell’armonia!”. L’anima spiega le ali e il cuore si apre, non c’è posto per invidia o recriminazioni.

Ma chi non mette a frutto il proprio talento come nella parabola è destinato ad essere gettato “fuori nelle tenebre”, dove “sarà pianto e stridore di denti”, perché chi non guarda dentro se stesso, non riconosce il proprio dono e non lo esprime, vive in perpetua frustrazione, rancoroso verso il mondo intero.

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Ma cos’è il talento? Qualsiasi cosa facciamo con naturalezza, abilità innata e passione: può essere un talento artistico, ma anche una professione, un mestiere, un hobby o un’attività di volontariato; il dono può manifestarsi nella vita famigliare o spirituale… È  quella scintilla di Dio che è dentro ogni essere umano e lo rende capace di testimoniare la presenza divina in modo unico e irripetibile: Mozart il genio, la casalinga che lava i piatti con amore, il medico che salva vite, Grisù che “farò il pompiere!”. Ognuno, nel momento in cui riconosce cosa contraddistingue la sua anima e lo mette a frutto, diventa canale di luce. Semplicemente facendo la sua parte, essendo ciò che è, come un fiore, che naturalmente si sviluppa dal seme e si trasforma in ciò che è, senza sforzo, senza confronti, senza dubbi, né aspettative. Pienezza di vita nel qui e ora. La scoperta del proprio dono diventa allora missione di vita, anche quando le pressioni culturali impongono ruoli che, dietro un’apparente realizzazione di sé, nascondono ali tarpate, o quando la società non è pronta a incoraggiare il dono, se esso non rientra nei canoni tradizionali.

Del resto non c’è una data di scadenza: abbiamo tutta la vita per spiegare le nostre ali. L’importante è prendere coscienza, risvegliarsi e non dire mai la parola “ormai”…

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Esercizio: descrivete una persona / Immaginate un personaggio che ha compreso ed espresso appieno il suo talento o viceversa che non lo abbia riconosciuto. Si può anche riscrivere il personaggio di Salieri al contrario, in veste di persona perfettamente realizzata.

“Una donna africana mi volge le spalle. […].Sta  pulendo i finocchi. Dopo avere accorciato le cime e tolto le foglie più dure,dispone, con movimenti sicuri, sul suo banchetto le teste bianche impilate con cura.[…]Sorride senza denti e i suoi occhi emanano un’energia che luccica di bellezza e qualità.” (Marileda)

“[…]Con le canne mio cugino ad arte/pifferi dal dolce suono costruiva[…] L’altro suono che da piccina/ in estasi mi mandava /era il dolce fischio modulato/che mio padre emetteva /a svegliarmi dall’incanto,/quando sul prato verde curiosavo scommettendo,/chi tra le coccinelle, le formiche e gli scarafaggi/arrivasse per primo sgambettando, su in vetta nel roseto.” (Vittoria)

“L’usignolo canta senza sforzo,/un fiore fiorisce naturalmente raggiungendo il suo colore,/le stelle brillano senza che nessuno le accenda.[…]/Il miracolo del talento avviene,/libero per natura,/sano per definizione,/sicuro per divina concessione./[…]Nessuna decisione da prendere,/solo una strada da seguire.” (Margherita)