Stas’Gawronski gradito ospite di Pietre di scarto

Domenica 12 Giugno accoglieremo un caro amico della nostra associazione, si tratta dello scrittore, insegnante e giornalista culturale Stas’ Gawronski.

Stas’ Gawronski

Stas’ Gawronski insegna scrittura creativa presso l’Università LUMSA di Roma e al The Writers Studio di New York. Dal 2018 è direttore della Scuola di Lettura e Scrittura “Pierluigi Cappello” di Brescia. In veste di giornalista culturale, è stato per tredici anni autore e conduttore di CultBook, la trasmissione della RAI dedicata alla letteratura.

“Gli undici” di Stas’ Gawronski

Gawronski terrà un laboratorio/presentazione sul suo ultimo libro, la raccolta di racconti “Gli undici”. Undici storie di vite giunte al punto di rottura, che hanno conosciuto l’abisso e hanno bisogno di riscatto. Esistenze sospese tra bene e male, salvezza e perdizione, tentazione del nulla e possibilità di una vita nuova.

L’appuntamento è per domenica 12 Giugno alle ore 11:30 presso il locali dei Padri Gesuiti CVX in Via Mons. Giovanni Ferro n° 4, Reggio Calabria.

Convegno “Il rischio educativo. L’educazione: una scommessa sulla libertà”

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In Maggio si è svolta una serie di incontri organizzati dalla Conferenza episcopale calabra dal titolo “La comunicazione creativa dell’insegnante di religione”.

L’appuntamento conclusivo dal titolo “Il rischio educativo. L’educazione: una scommessa sulla libertà” ha avuto luogo nella Cattedrale di Reggio Calabria; un gremitissimo Duomo ha ascoltato le parole dei relatori: monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria, padre Antonio Spadaro direttore de La Civiltà Cattolica, e Franco Nembrini, scrittore e docente. L’incontro è stato moderato da Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano.

Da sinistra: Spadaro, Monda, Nembrini, Morrone

Noi Pietre di Scarto non abbiamo voluto perdere l’occasione di salutare ed ascoltare due cari amici della nostra associazione: padre Antonio Spadaro e Andrea Monda che hanno speso gentili parole per noi dal microfono del convegno e che sentitamente ringraziamo.

Riportiamo alcune delle dichiarazioni più salienti dell’incontro svoltosi al Duomo di Reggio Calabria.

“Gli insegnanti hanno una grande sfida e responsabilità, ma anche un’avventura straordinaria, ha detto Andrea Monda.

Padre Antonio Spadaro ha sottolineato che “Per Papa Francesco l’inquietudine come motore educativo è un aspetto importante della pedagogia, perché l’educazione serve a inquietare, non ad addomesticare. Il compito delle scuole cattoliche è quello di accogliere le istanze personali e le inquietudini. Non frenare l’inquietudine significa permettere agli studenti di esprimere il loro potenziale. “ Ha aggiunto anche: “Spesso le agenzie educative si pongono a domande che nessuno si pone. Con internet viviamo in un mondo di risposte, ma il discernimento è riuscire a capire le domande giuste. Il compito educativo non è rispondere alle domande dei giovani ma, visto che hanno già Facebook e Google a dare le risposte, educare è aiutarli a porsi le domande giuste.

Illuminante anche l’intervento di Nembrini: “L’essenza dell’educazione sta nell’educare i ragazzi ad aprire gli occhi, alla bellezza della realtà. L’educazione è una testimonianza di sé con il metodo della misericordia. L’educatore insegna a camminare, insegnando ai figli e agli alunni la strada per le decisioni importanti della vita. Quel che educa in una scuola, come in una famiglia, è l’aria che si respira in quell’ambiente”. E inoltre ha detto: “Il buon insegnante ama la vita, ama i ragazzi, ama le cose che insegna. E non si tratta di convincere i nostri giovani con pacchetti preconfezionati di proposte, ma di aprirli alla libertà”.

Concludendo il convegno, monsignor Morrone si è rivolto agli insegnanti dicendo: “Voi insegnanti di religione siete presenza viva, vicinanza, perché attraverso voi i ragazzi si sentono ascoltati e compresi. Al di là di quello che potete insegnare, parlate al cuore, volgete lo sguardo anche alle diversità. Non insegnate solo religione, ma date uno stile di vita. Per questo è opportuno favorire le domande ma al tempo stesso dare una rampa, facilitare il percorso, in una rete basata sulla fiducia. Dobbiamo dare fiducia ai nostri ragazzi, perché quando diamo fiducia impariamo insegnando. Nel tempo «della cultura in cambiamento» dobbiamo cogliere i nuovi linguaggi, cercare di comprendere cosa ci dicono i ragazzi, fare discernimento: questa è una sfida e un’ opportunità”.

Raggiungere l’equilibrio imparando a perderlo

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di Cinzia Simone

Può sembrare molto contraddittorio riuscire ad ottenere qualcosa imparando a perderla , eppure è ciò che abbiamo capito durante questo speciale laboratorio di lettura tematico in cui ci siamo soffermati sulle parole di Giovanni Allevi tratte dal suo libro “L’equilibrio della lucertola” .

Un’entusiasta Carmelisa Nicolò ci ha guidati in maniera magistrale dai primi freddi autunnali alle miti temperature primaverili tra le pagine autobiografiche di questo autore che il grande pubblico conosce più per la sua musica, meno per i suoi libri. Tanti gli spunti di riflessione proposti dalla Nicolò estrapolati con un lavoro immenso dalle righe del musicista, le sue parole invitano a rivolgere uno sguardo all’interno del nostro animo, alla ricerca di noi stessi.

Giovanni Allevi

Il protagonista del racconto è proprio il famoso pianista e narra in prima persona il suo disagio. Non ci si aspetta che un personaggio affermato come Allevi possa accusare la perdita di equilibrio (dal latino equa libra).

“La verità è che il mondo mi fa paura, con i suoi impegni, le relazioni, la spinta a realizzare per forza qualcosa, l’idea che ciò che facciamo non basta mai. È un mondo che ci osserva, ci giudica e non concede pause, dove è perenne il confronto con stereotipi irraggiungibili”.

Dalle sue parole traspare una certezza: tutti noi siamo destinati prima o poi ad essere toccati dalla perdita di equilibrio.

L’incontro con la lucertola avviene in un’atmosfera surreale, quasi mistica, in un luogo lontano dalla vita frenetica. Il rettile accoglie lo sfogo dell’uomo e gli consiglia di accettare la sua disperazione e di farne tesoro, Giovanni si renderà conto di non essere il solo a trovarsi in questa condizione. L’animale spiega che l’equilibrio non è altro che il non accontentarsi : “Nasciamo apparentemente intrappolati in un polo dei due opposti, quello terreno; e poiché non ci accontentiamo, tendiamo all’altro polo, quello celeste, per ritrovare un equilibrio”.

L’intuizione che ne deriva è che siamo asimmetrici ed è proprio dall’asimmetria che nascono il movimento, l’incompiutezza e dunque la vita. I folli poi, squilibrati, sono il canale attraverso cui il mondo ritrova il suo equilibrio, “e gli spiriti possono tornare a fondersi nelle vicende degli uomini, riportando la gioia nelle azioni e la fantasia nelle menti” .

Imparare a perdere l’equilibrio diventa la cosa veramente importante.

“Together”, brano tratto dall’album “Equilibrium” di Giovanni Allevi

Con grande stupore Allevi scopre che in maniera molto semplice i bambini sono in grado di svolgere l’esercizio in cui lui sta cercando di impegnarsi da giorni: allargare le braccia e sollevare un piede. ” I bambini sanno stare in equilibrio. Forse ciò dipende dalla loro natura ancora indeterminata, sfumata, poliedrica. Non hanno ruoli sociali, anzi possono giocare ad assumerne innumerevoli, vivono eccezionalmente il presente, immersi nel gioco e nel pensiero immaginifico. Sono un flusso ininterrotto con il mondo che li circonda, mentre noi restiamo bloccati e a volte impietriti nei doveri, nelle inevitabili responsabilità ma anche in ideologie, che spesso non abbiamo scelto e subdolamente ereditiamo. Diffidenza, paura dell’altro e di sé, ambizione, gelosia, culto dell’apparenza, rispetto delle convenzioni, ed ecco che nell’età adulta irrimediabilmente perdiamo quella divina condizione. Se solo per un minuto, accettassi di essere come questi bimbi, in preda al sogno senza l’ansia di doverlo realizzare?”

Skurktur ispirandosi a Bansky realizzò l’opera “CMYK”, una pioggia colorata colpisce un uomo adulto ed un bambino, provocando in essi reazioni completamente diverse.

Il messaggio fondamentale che traspare dalle pagine di questo piccolo libro è di vitale importanza soprattutto in un mondo dove i mass media e i social propongono di continuo immagini di perfezione, portando ognuno di noi al confronto di se stessi con i risultati ottenuti da altre persone. Dovremmo smettere di paragonarci agli altri e concentrarci di più sulla nostra unicità che caratterizza noi e ogni altro essere umano e cosa esistente. È importante accogliere le nostre paure e abbandonare l’immagine che gli altri hanno di noi ” Solo chi annienta ogni presunzione, ogni rappresentazione del proprio io, del proprio ruolo nel mondo, riesce ad aprire il cuore alle forze sconosciute, per giungere a una comprensione che supera i limiti razionali”.

Solo così si potrà raggiungere l’equilibrio, proprio nel momento in cui lo si impara a perdere.

Allevi arriva a questa consapevolezza in un luogo meraviglioso, prende la decisione di raggiungere la scogliera mentre assiste ad un tramonto dai colori esagerati. Non sappiamo di quale luogo si tratti, una non ben definita isola nell’Oceano Atlantico.

Chi ama Reggio Calabria non può fare a meno di pensare sia al promontorio di Scilla che allo spettacolo del calar del sole sul Lungomare Falcomatà , apprezzati anche da Allevi e scelti entrambi come locations per il suo video “Kiss me again”.

La bellezza della natura rende più sottile il confine tra spiriti e uomini.

“Kiss me Again” di Giovanni Allevi