Le nostre storie

“L’uomo è un essere narrante. Fin da piccoli abbiamo fame di storie come abbiamo fame di cibo. Che siano in forma di fiabe, di romanzi, di film, di canzoni, di notizie…, le storie influenzano la nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli. Spesso decidiamo che cosa sia giusto o sbagliato in base ai personaggi e alle storie che abbiamo assimilato. I racconti ci segnano, plasmano le nostre convinzioni e i nostri comportamenti, possono aiutarci a capire e a dire chi siamo.

L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità (cfr Gen 3,21), ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di “rivestirsi” di storie per custodire la propria vita. Non tessiamo solo abiti, ma anche racconti: infatti, la capacità umana di “tessere” conduce sia ai tessuti, sia ai testi. Le storie di ogni tempo hanno un “telaio” comune: la struttura prevede degli “eroi”, anche quotidiani, che per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita.”

Papa Francesco, 24 gennaio 2020, Memoria di San Francesco di Sales 

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In questa pagina pubblichiamo i testi elaborati durante i nostri laboratori di scrittura creativa. Condividiamo i temi, i pensieri, la sensibilità di chi decide di fermarsi un momento a pensare e raccontare: persone comuni che con le loro storie narrano la vita di ieri e di oggi senza altro scopo se non quello di migliorare se stessi e il proprio rapporto con gli altri.

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Laboratorio di scrittura di gennaio 2020 sul tema PRENDERSI CURA

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VERA

 di Maria Bambace

Di solito gli uomini tendono ad essere egoisti, perché la vita è breve, nessuno ridarà loro i momenti perduti che devono vivere per sé. Ma una vita così soddisfa? Vera non condivide questo modo di pensare e allora ecco che si prende cura di  tante persone e di tante cose.

Appena alzata si prende cura del marito a cui prepara il caffè e la colazione e trova piacere a dividere una mela o un mandarino con lui. Poi prepara il pranzo e a questo punto si prende cura di sé, il tempo adesso è tutto suo; può leggere, può studiare immergendosi nel pensiero dei Grandi.

Se fa un giro in casa, guarda con attenzione le piante: qualcuna ha una fogliolina da togliere perché secca, le orchidee hanno le gemme turgide pronte ad aprirsi, la signora del panificio ha perso un figlio giovane e ha bisogno di una parola di conforto. Le lapidi dei  suoi cari devono avere la giusta cura, cambio dell’acqua nei vasi, selezione dei fiori ormai appassiti.

Arriva il pomeriggio, dopo un breve sonnellino, il nipote ha una lezione di Italiano da fare e Vera si prodiga al telefono per tutto il tempo che serve.

Spesso la sera Vera confronta le giornate della sua matura età con quelle della sua

giovanissima età, quando aveva due figli da crescere, guidare, accompagnare nelle varie attività e si accorge con grande soddisfazione di essersi prodigata sempre e di aver vissuto una vita intensa fatta di tante piccole gioie, anche se talvolta appannate da qualche dolore.

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RESPIRO D’AMORE 

di Rita Iaria

–  Mamma,Denise aspetta un bimbo!-

   L’aula prese a roteare davanti ai miei occhi, mentre quelli degli alunni  diventavano sempre più grandi, spalancati raggiungevano il mio viso come per scrutarmi.
– Non ti preoccupare – risposi – stai tranquillo, che vuoi che sia. Insieme ce la faremo.-
La strada di ritorno da scuola, tutta in discesa, anche se tortuosa faceva comunque ben presagire.

-Oscar ha solo ventun anni – pensavo – un bimbo: ce la farà?-

Samuele venne al mondo velocemente e con i suoi occhioni azzurri sembrava dire: beh io sono arrivato, che si fa?
E tutto per lui si fece: il ragazzo, come per magia, divenne uomo, la ragazza donna.
Oscar lo portava con sé a studiare, nutriva, giocava con lui, capriole, baci, risate a piena voce. Come due bimbi si sfinivano l’un l’altro nel gioco.

Il papà bambino un giorno si addormentò, stanco, sul divano. Samuele gironzolava per la stanza, cercava invano di attirare la sua attenzione.Quando si accorse che il papà dormiva, ancora traballante sulle gambette, gli si avvivinò leggermente, gli diede una carezza e delicatamente lo baciò.

Il mio viso si riempì di lacrime. Non l’aveva svegliato, l’aveva solo coccolato – pensai.
Fui sicura, anche lui avrebbe avuto cura del papà. L’amore passa da un respiro ad un altro, all’infinito.
Questa volta era toccato a loro.

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SE IN BALCONE PIANTO UN GERANIO  

di Vittoria Mallamaci

Se in balcone pianto un geranio

e desidero cresca bello e rigoglioso

coi lucidi fiori, che guardano il cielo

a splendere col sole,

ogni mattina mi corre l’obbligo

di uscire in balcone a carezzarlo,

togliere di sopra i fiori rinsecchiti

con le morte foglie, innaffiarlo,

ogni tanto zappettarlo e concimarlo,

e lontano tenere i parassiti

con prodotti naturali.

Solo così nei giorni,

soddisfazione con la fioritura

potrà darmi.

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SQUARCIO CHE ABBAGLIA

di Giuseppina Catone

Il vento passa attraverso le finestre della casa. Non c’è nessuno per via, l’inverno fa scappare, fa rintanare davanti ad un fuoco, fa chiudere ogni contatto con il mondo. In quella casa, però, l’inverno entra portando il suo freddo, portando la solitudine.

   Ci sono due persone davanti alla tavola: sedute, con i gomiti appoggiati, sembrano due statue. La povertà li attanaglia e non c’è riparo al freddo, solo una coperta addosso ed un fuoco acceso che non serve ad altro che a riscaldare un metro di spazio. 

Una donna ed un uomo: altri tempi hanno vissuto in quella casa, altri sogni hanno mosso le loro vite. Adesso la vita si è ripresa quei sogni, ha lasciato vuote le loro mani, non si parlano quasi più. La casa ha sofferto con loro la mancanza di cura ed ecco perché il vento passa tra le finestre, trova strada.

    Fa freddo e lei comincia a battere i denti, a tremare; non ha più la possibilità di cambiare quella vita ora che la vecchiaia si avvicina. E lui tace, anche lui intirizzito. Si avvicina alla finestra sperando di poter serrare meglio le imposte, di non far passare più quel gelo. Mentre è lì fermo, lo sguardo si posa su un lato della stanza dove intravvede qualcosa che sarà per lui uno squarcio che abbaglia: capisce che lei con le sue povere forze, sta prendendosi cura di una piantina, una piantina che vive grazie a lei, coltivata con amore e dedizione, strappata al freddo, segno di profondo rispetto nei confronti del creato. Capisce che lei la nutre con dolcezza, la protegge dal vento, le parla probabilmente.

   Ed ecco che un velo cade: è lui che ha lasciato passare il freddo ed il vento, è lui che non sa prendersi cura di lei.

Le si accosta piano e l’abbraccia e lei sobbalza a quel gesto inusuale. Poi comprende che anche l’inverno più cupo può passare e che ogni vento di tempesta si può placare se con quell’abbraccio, in due, insieme continueranno il cammino.

Anche la casa allora si risveglierà dal suo torpore, più curata, più calda, luogo di un amore che va oltre ogni misura.

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L’AMORE DI ANNA

 di Anna Maria Curia

Aveva sempre avuto un senso di protezione per i più sfortunati, i più fragili, i più deboli, ma la sua insicurezza l’aveva spesso bloccata lasciandole un senso di colpa e di rimpianto per le molte cose che avrebbe potuto condividere.

    Quando, negli ultimi anni cominciarono ad arrivare giovani africani e asiatici, fuggiti dalle loro terre “matrigne”, aveva provato, ripetutamente, a chiedere di essere inserita nell’organizzazione di qualche gruppo di aiuto ma, evidentemente, non c’era molta organizzazione. Le era però rimasto il ricordo dolce di una esperienza fatta molti anni prima presso una scuola di lingua inglese dove si era organizzato un corso per l’insegnamento dell’italiano a un gruppo di senegalesi che lavoravano al “mercatino” di giorno e, nonostante la stanchezza, sentivano il bisogno di crearsi una padronanza linguistica minima che li avrebbe aiutati a essere più liberi e meno incompresi.

   Cominciò così un bellissimo rapporto fatto di torte, affetto, riconoscenza e stima reciproca che cresceva ogni giorno di più. Non dimenticò mai quei due anni , quei ragazzi lavati e profumati per lei, con i loro quadernini e le penne sempre pronte in mano perchè anche sulla scuola poggiava la speranza per il loro futuro.

    Ancora oggi è normale incontrarli tra le bancarelle del “mercatino” perchè vivono in clan ed è sempre una gioia reciproca l’incontro con i loro occhi di velluto che emanano affetto e calore incancellabili costruiti insieme per caso forse.

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LA FORMA DEL MONDO

 di Patrizia Modafferi

– Me lo prometti? – chiese Marta con dolcezza.

– Tanto poi non lo faccio! – rispose suo figlio

– Ciò che conta è che tu ci creda davvero. Un adulto commette errori in continuazione. Pensa un po’ tu, che hai appena dieci anni.

– Così non vale però – ribattè il bambino – meglio non fare promesse! –

– Non puoi pensare di rinunciare adesso ad essere migliore. I tuoi difetti servono:  ti manterranno umile se saprai sempre vederli. Devi avere fiducia in te stesso, questo ti consentirà di crescere forte. Dovrai essere come le onde del mare che non si stancano mai di ricominciare, per provare ad andare sempre più lontano. Forse le onde sanno che poi torneranno indietro, ma ciò non le scoraggia e la loro costanza, la loro fiducia in se stesse cambia lentamente la forma al mondo intero.

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ABBRACCIATI
di Marileda Suraci
Cominciò a dimenticare
Quando era stanca.
Dimenticava le chiavi,
la borsa della spesa,
di spegnere il forno,
di comprare il pane.
Poi trovai i suoi occhiali
nel frigorifero,
le sue pantofole
nel mio cassetto.
Arrivò la diagnosi crudele.
Arrivò il giorno
che l’amore della mia vita
non sapeva più chi io fossi.
Mi guardava stupita
occhi spalancati
senza paura.
Abbracciati nel letto
le tenevo la mano tutta la notte.
Le dissi ti amo
fino all’ultimo.