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di Cinzia Simone

Il cammino che venerdì scorso abbiamo intrapreso a fianco di Dante, ci ha condotti ad un tema molto sentito, portandoci a riflettere sulla ricorrenza del 25 Novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

In tutte e tre le Cantiche della Divina Commedia sono presenti figure di donne vittime di violenza da parte di uomini, il Sommo Poeta ha grande considerazione del loro dolore e coglie il senso dell’oltraggio da esse subìto.

Nell’Inferno, Canto V (versi 100-108) le parole di Francesca da Rimini sono cariche di amore per Paolo e d’ira per il marito Gianciotto Malatesta, assassino dei due amanti. L’anima della donna non abbandona i sentimenti terreni, ne viene pervasa per tutta l’eternità.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, 
mi prese del costui piacer sì forte, 
che, come vedi, ancor non m’abbandona.  
         

Amor condusse noi ad una morte: 
Caina attende chi a vita ci spense». 
Queste parole da lor ci fuor porte.    
                           

Fino a qualche decennio fa l’uxoricidio veniva condannato con pene lievi, soprattutto se giustificato dal movente dell’adulterio. Dante qui, nonostante collochi Francesca nel girone dei lussuriosi, sembra volerla salvare facendo emergere le ragioni che la spinsero al suo amore verso il cognato Paolo.

Nicola Monti – Francesca da Rimini nell’Inferno

L’ingiustizia subìta dalla dolce Pia de’ Tolomei è ricordata da Dante nel Purgatorio, Canto V (versi 130-136) con poche e discrete parole. Pia fu fatta morire in un castello dal marito che metteva in dubbio la sua fedeltà, ma che in realtà voleva contrarre nuove nozze. Dalle parole della donna traspare un atteggiamento distaccato e freddo, segno del suo allontanamento dalla vita terrena. L’unica cortesia che chiede a Dante è quella di essere ricordata in terra ma solo dopo che lui si sarà riposato dal lungo viaggio.

«Deh, quando tu sarai tornato al mondo, 
e riposato de la lunga via», 
seguitò ‘l terzo spirito al secondo,   
                             

«ricorditi di me, che son la Pia: 
Siena mi fé, disfecemi Maremma: 
salsi colui che ‘nnanellata pria 

disposando m’avea con la sua gemma».

Dante Gabriel Rossetti – La Pia de’ Tolomei

Piccarda Donati presente nel Canto III del Paradiso era una suora del convento di S. Chiara a Firenze. Suo fratello Corso la costrinse con la forza ad abbandonare i voti e per motivi di convenienza politica la volle dare in sposa a Rossellino della Tosa, violento esponente dei Guelfi Neri. Dalle parole di Piccarda traspare la sua forza spirituale che le consente l’accettazione del dramma da lei vissuto.

Dal mondo, per seguirla, giovinetta
fuggi’ mi, e nel suo abito mi chiusi
e promisi la via de la sua setta.

Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,
fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
Iddio si sa qual poi mia vita fusi.

Philipp Veit – Dante incontra Piccarda

Tuttavia la Divina Commedia non è priva di qualche verso intriso di misoginia che affonda le radici nella Satira VI di Giovenale; lo possiamo notare nel canto VIII del Purgatorio in cui Beatrice d’Este viene accusata di aver dimenticato molto presto il marito Nino Visconti, giudice gentile.

Tutto sommato, quella di Dante è una sensibilità molto difficile da trovare nella sua epoca, ci stupisce: mostra una forte considerazione nei confronti delle donne, dando loro voce e dignità.

Nella realtà di oggi purtroppo gli episodi di violenza fisica o psicologica nei riguardi del genere femminile non accennano a diminuire, nel nostro piccolo noi Pietre di Scarto vogliamo unirci al coro invitando le donne a denunciare.

Il numero Anti Violenza e Stalking 1522 è un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità. E’ gratuito ed attivo 24 h su 24.

Trovare la forza di parlare spesso è l’unico modo per salvarsi la vita.