Tag

, ,

di Rosaria Puntillo

 Il 20 aprile 1993  moriva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta,  voce forte nell’annuncio del Vangelo. Ritengo non solo opportuno, ma doveroso ricordarlo per un’associazione che prende il suo nome dal titolo di uno dei suoi libri come è stato dichiarato dai soci fondatori nell’articolo 4 dello Statuto:
 “Il nome della nostra associazione fa riferimento ad un libro di don Tonino Bello, del quale i soci condividono l’espressione di interesse e di apertura verso il sociale, anche se il loro impegno al di là dei bisogni materiali, è rivolto prevalentemente alle nuove forme di povertà in ambito culturale ed umano, nella convinzione che il campo della conoscenza di sé e dei rapporti interpersonali e intergenerazionali sia quello nel quale si evidenziano oggi le necessità più urgenti.”  
Don Tonino Bello si rivolgeva “A chi non contava niente” suggerendo di liberarsi dalla rassegnazione, di riappropriarsi della città, di controllarla, di mantenere sempre la propria dignità.

La sua era una voce di fiducia e di speranza, ma anche di invito a guardare con “occhi nuovi” gli altri, a prestare attenzione alle loro richieste, almeno a quelle dei beni primari: salute, casa, partecipazione, giuste pensioni per gli anziani soprattutto per quelli che vivono in solitudine e in abbandono… Quante vane attese di risposte mai giunte, quante sofferenze e delusioni! L’esempio di don Tonino Bello e i suoi insegnamenti sono quanto mai attuali. E’ giusto ricordarli anzitutto a noi che siamo le” Pietre di scarto” e a chi vuol conoscere meglio le linee guida dell’Associazione che ha posto in primo piano tra gli ambiti d’intervento la difficoltà di comunicazione, interpersonale e intergenerazionale propria dei nostri tempi, e la conoscenza di sé importante per aprirsi agli altri e operare insieme per migliorare l’esistenza di tutti. L’esperienza della letteratura è lo strumento scelto dai soci fondatori per migliorare la sua azione: essa è proposta attraverso i laboratori di lettura consapevole  e di scrittura creativa nelle biblioteche e nelle scuole che richiedono la nostra collaborazione, oltre che negli stage e convegni annuali e costituisce lo specifico contributo al miglioramento dei rapporti tra gli uomini. Concludendo, riportiamo un augurio di don Tonino tratto dall’introduzione del libro “Pietre di Scarto”  ed. La Meridiana .Luce & Vita.

Antonio Bello, vescovo di Molfetta

Buona PASQUA!!

Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. E’ la festa del terremoto. La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro. E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.

Quella mattina il Risorto ha mostrato alle donne che è possibile il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la prima Pasqua di Cristo.

Fino a quando nelle nostre città la costruzione del Regno non sarà organizzata […] dai condannati alle piccole croci quotidiane, da chi vi rimane schiacciato sotto, da chi è ingiustamente spogliato di tutto come Cristo, da chi viene abbeverato con l’aceto e il fiele di una vita insostenibile, avremo sempre aurore senza mattino.

E i macigni continueranno a ostruire i nostri sepolcri, lasciandoci privi di una memoria spiritualmente eversiva.

Queste pagine sono dedicate a loro, pietre scartate dai costruttori che fanno le sorti della storia. Il loro anelito di vita muti in serbatoio di speranze questa allucinante vallata di tombe che è la terra.