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di Carmelisa Nicolò

Il Laboratorio di scrittura creativa dell’11 novembre è stato dedicato alla  poesia e al tema del viaggio: forme diverse, diverse strutture, ma, un fondo, un sentimento trasversale.

Giosuè Carducci –    Davanti San Guido

 I cipressi cha a Bolgheri, alti e schietti

van da San Guido in duplice filar

quasi in corsa, giganti giovinetti

mi balzarono incontro e mi guardar

Mi  riconobbero e, ”  Ben torni omai “

bisbigliaron  ver me col capo chino

“ perché non scendi, perché non ristai?

Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Ề un incontro casuale, occasionale, ma è denso di ricordi e suggestioni ed impone un bilancio della vita: il successo mondano, letterario (…via, non fo per dire, ma oggi sono una celebrità)  e, nel profondo, essenza  e verità (Ben lo sappiamo, un pover’uom tu se’ ). La vita che allontana, che distoglie e  il brigare, e cercare, chissà dove, qualche cosa che, forse, è proprio lì, nella memoria di generazioni, nel mito, nel passato, e nel rimpianto

 “Sette paia di scarpe ho consumate

di tutto ferro per te ritrovare:

sette verghe di ferro ho logorate

per appoggiarmi nel fatale andare:

 sette fiasche di lacrime ho colmate:

sette lunghi anni, di lacrime amare:

tu dormi a le mie grida disperate,

e il gallo canta, e non ti vuoi svegliare”

“ Deh, come bella, nonna, e come vera è la novella ancor “ c’è la tentazione di tornare ma l’urgenza del tempo porta altrove, ad andare, cercare,  navigare.

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Umberto Saba  –  Ulisse

Nella mia giovinezza ho navigato

lungo le coste dalmate. Isolotti

a fior d’onda emergevano, ove raro

un uccello sostava intento a prede,

coperti d’alghe, scivolosi, al sole

belli come smeraldi.  Quando l’alta

marea  o la notte li annullava, vele

sottovento sbandavano più al largo,

per fuggirne l’insidia.  Oggi il mio regno

è quella terra di nessuno. Il porto

accende ad altri i suoi lumi; me al largo

sospinge ancora il non domato spirito

e della vita il doloroso amore.

Spingersi ancora al largo; non cedere al riparo di un approdo ma  vivere la terra di nessuno, il luogo di inquietudini e di azzardo e  perseguire  il non domato spirito  / e della vita il doloroso amore. Umberto Saba segue il suo destino: continuare a cercare, nel dolore, la ragione di scelte e di abbandoni, di conflitti insanabili, ossessioni che lacerano il tempo e la coscienza e mai quietarsi, per non rinunciare alle colonne d’Ercole, al confine.

Andare al largo, magari naufragare

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Giuseppe Ungaretti   –  Allegria di naufragi

E subito riprende

il viaggio

come

dopo il naufragio

un superstite

lupo di mare

E – la poesia comincia in congiunzione, quasi a rappresentare , e riproporre, un lontano, costante ragionare. Nel subito c’è impulso ed l’impellenza: la reazione irriflessa ed  immediata, a sormontare l’ansia, la paura che, nell’indugio, può aggredire il cuore. Ề un continuo cercare, navigare e naufragare e subito reagire, sostenuti da sé, dall’esperienza che insegna, che accompagna e che consente di andare, galleggiare, sopportare, senza  commiserarsi o sprofondare ma, lacerati e induriti dal sale, ridarsi forza per ricominciare.

Infine, le parole di   Montale.-   Casa sul mare

Tu chiedi se così tutto vanisce

in questa poca nebbia di memorie;

se nell’ora che torpe o nel sospiro

del frangente si compie ogni destino.

Vorrei dirti che no, che ti s’appressa

l’ora che passerai di là dal tempo;

forse solo chi vuole s’infinita,

e questo tu potrai, chissà, non io.

Penso che per i più non sia salvezza,

ma taluno sovverta ogni disegno,

passi il varco, qual volle si ritrovi.

Il viaggio finisce qui… l’anima non sa più dare un grido e l’incredulità, lo scetticismo, denso come la nebbia sopra il mare, dilaga sul bilancio della vita. Ma c’è, nel fondo, un’avara speranza che non sa crescere, che non sa durare, e solo si può offrire, regalare al fato di qualcuno che è diverso, cerca  l’eterno e,  forse,   lo otterrà. –   forse solo chi vuole s’infinita.

L’eredità è una lieve speranza,  ma è pur qualcosa, nel cuore del poeta che spesso ha detto della  non-essenza.  Ề solo un varco, una via di fuga / labile come nei sommossi campi / del mare spuma o ruga,  ma viene offerta lì, di fronte al mare, e  il mare, nel profondo, è misterioso.

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Le parole diverse dei poeti, il senso, il suono, il ritmo e l’armonia hanno destato interesse, emozione, ricerca di qualcosa di non-detto, e di memorie, assonanze, pensieri, e rispondenze nell’intimo dell’io.

Il tutto espresso in scrittura creativa:  il termine da sciogliere era ‘il viaggio’  e ciascuno ha seguito la sua via.

*****

Non voglio andare avanti – pensò Marta – e proseguì senza fiatare. La vita la consumava. Era trasportata dall’amore, condannata dall’amore. […]

(Patrizia)

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Ma andare via/ è solo un’illusione/ogni partenza/è fatta di ritorno/ e, se non torni tu,/ ritorna il cuore,/la mente/ che continua/ a ripensare/ quel pensiero di assenza/ e lontananza/ che ancora fugge via/e non sai dove.[…]

(Carmelisa)

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Voleva partire. Non era un mettersi alla prova, era affrontare questo nuovo progetto, tentare almeno, non darsi per vinta. Sapeva dei pericoli, della possibilità di inganni, della sua incapacità e delle sue debolezze di fronte ai più violenti, ai prepotenti. […]

Ma le piaceva la nuova sfida. Doveva partire.

Lontana dalla sua città, dai suoi amici

(Sara)

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Sin dal principio, con la testa bussando/ sulla terra piangendo/ mi sono affacciata./ Indossate le scarpe col nuovo vestito,/ per mari e per monti mi sono inoltrata/ a respirare aria pura con linfa vitale/ di quella che allo spirito ridona sollievo.[…]

(Vittoria)

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E così eccola, si ritrovò su quella spiaggia che appariva d’improvviso oltre il grande spiazzo della vecchia caserma militare ormai brullo e selvaggio, giallo ed arido, impervio da attraversare. E con le braccia aperte si mise a correre sulla  finissima rena nera e lucente urlando in un grido liberatorio fino alla riva e poi oltre ancora oltre come a raggiungere il sole che tramontava  all’orizzonte e le indicava la via riflettendo sull’acqua come un sentiero luminoso.

(Ivana)