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di Patrizia Modafferi

Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato

palomar

Con queste due frasi Italo Calvino riassumeva la storia di Palomar, un uomo alla ricerca delle verità nascoste nella realtà quotidiana del vivere terreno.
Il cammino percorso dal protagonista potrebbe essere quello di una persona qualsiasi: la spiaggia, il giardino, il terrazzo, lo zoo, la macelleria, il negozio di formaggi. Eppure il lettore ha l’impressione di visitare luoghi mai visti.
Ogni aspetto è raccontato attraverso lo sguardo attento del protagonista che scruta con attenzione ciò che lo circonda, alla ricerca dell’imperscrutabile.
Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile.
La riflessione profonda e filosofica, verso cui l’opera conduce il lettore, nasce da oggetti, soggetti e situazioni ordinarie che assumono un ruolo di strumenti formidabili di conoscenza del senso delle cose e della vita.
Il lettore è immerso nella quotidianità del protagonista sempre attento e assorto. Palomar guarda intorno a sé e racconta dettagliatamente ciò che vede. Si immerge tra gli oggetti con interesse e rigore quasi scientifico.
Il signor Palomar vede spuntare un’onda in lontananza, crescere, avvicinarsi, cambiare di forma e di colore, avvolgersi su se stessa, rompersi, svanire, rifluire. A questo punto potrebbe convincersi d’aver portato a termine l’operazione che s’era proposto e andarsene. Però isolare un’onda separandola dall’onda che immediatamente la segue e pare la sospinga e talora la raggiunge e travolge, è molto difficile; così come separarla dall’onda che la precede e che sembra trascinarsela dietro verso la riva, salvo poi magari voltarglisi contro come per fermarla. Se poi si considera ogni ondata nel senso dell’ampiezza, parallelamente alla costa, è difficile stabilire fin dove il fronte che avanza s’estende continuo e dove si separa e segmenta in onde a sé stanti, distinte per velocità, forma, forza, direzione. Insomma, non si può osservare un’onda senza tener conto degli aspetti complessi che concorrono a formarla e di quelli altrettanto complessi a cui essa dà luogo. Questi aspetti variano continuamente, per cui un’onda è sempre diversa da un’altra onda.

italo-calvino
Palomar vorrebbe trovare il significato della vita e il segreto della saggezza, per questo osserva ciò che è vicino a sé con occhi nuovi. Tutto quello che ogni giorno passa davanti alle persone senza essere guardato diventa fulcro della narrazione del protagonista: il geco, il gorilla, lo stormo di uccelli, l’aiola di sabbia.
Dalla muta distesa delle cose deve partire, un segno un richiamo, un ammicco, una cosa si stacca dalle altre per significare qualcosa…che cosa? se stessa[…] 
Il percorso d’osservazione non termina, non raggiunge un traguardo, mostra una strada percorribile per chi non si accontenta di sorvolare la realtà e vuole entrarci dentro fino al più piccolo componente, fino all’essenza che non si trova, ma la cui ricerca non deve mai terminare.
Se i corpi luminosi sono carichi d’incertezza, non resta che affidarsi al buio, alle regioni deserte del cielo. Cosa può esserci più stabile del nulla? Eppure anche del nulla non si può essere sicuri al cento per cento.

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