di Rossella Bruno

La memoria, filo conduttore della grande storia e di ogni piccola vita. Attraverso i luoghi della nostra memoria ricostruiamo noi stessi, e la memoria è essa stessa un luogo virtuale in cui ritrovarsi.

La memoria è un panorama di colonne e capitelli spezzati, caro B., e noi ci aggiriamo in quei luoghi sulla pista di noi stessi, con la disposizione di archeologi che rimettano ordine tra quelle pietre, ricostruiscano laddove ci siano lacune, soffino la vita a una durata e a una profondità smarrite.
Pierluigi Cappello Questa libertà

 L’esigenza di dare una fisicità alla memoria è innata: si pensi al rito della sepoltura e della visita al sepolcro. Le tombe sono forse inutili per i morti,E senza sapere a chi dovessi la vita in un manicomio io l’ho restituita: qui sulla collina dormo malvolentieri eppure c’è luce ormai nei miei pensieri, qui nella penombra ora invento parole ma rimpiango una luce, la luce del sole.
Fabrizio de André Un matto (Dietro ogni scemo c’è un villaggio)

esse costituiscono invece per i vivi il luogo in cui celebrare la memoria e mantenere l’illusione di un legame, esso, imperituro.

Celeste è questa Corrispondenza di amorosi sensi, celeste dote è negli umani
Ugo Foscolo I sepolcri (29)

 La memoria è un dovere storico certo, ma a livello personale talvolta è un grande ingombro.

 “I colpi, le ferite, i segni che si incidono sulla pelle lasciano tracce e memorie. Strade tracciate che non è più possibile deviare e spianare; le cicatrici rendono i percorsi del cuore obbligati. O ci si tiene lontani o se le si percorre il tracciato sarà lo stesso e l’esperienza dolorosa uguale.
E’ una condanna. Se si è sanguinato si sanguinerà ancora… Se si è chiesto senza ottenere si chiederà e non si otterrà… se si è sofferto si soffrirà… maledetta memoria… del cuore, del corpo, del pensiero.”
Elsa Morante Menzogna e sortilegio

 Si può vivere senza memoria? faremmo le stesse scelte se non avessimo la strada tracciata dalla memoria? La memoria dunque come trappola, labirinto. A chi non è mai capitato di fantasticare di potersene liberare? Come nel film “Eternal Sunshine of the spotless mind”, di Micheal Gondry, (“Se mi lasci ti cancello“), in cui i protagonisti si affidano ad un trattamento a tale scopo: la perdita della memoria cercata per sopravvivere al dolore della fine di una relazione, per sfuggire al tormento dei ricordi. Ma che accade ai luoghi della memoria, quando essa non esiste più? Il protagonista maschile si reca sulla spiaggia dove i due si erano conosciuti, attratto da una forza misteriosa e per lui, oramai smemorato, inspiegabile:

 Pensieri sparsi, per il giorno di San Valentino 2004. (…) Non sono andato al lavoro oggi, ho preso il treno per Montouk, non so perché, non sono un tipo impulsivo. Forse mi sono svegliato solo un po’ depresso. Devo far riparare la macchina. Ciao Cindy, sono Joel, Joel, non mi sento molto bene stamattina, no, intossicazione alimentare credo. Che schifo di freddo su questa spiaggia Montouk a Febbraio, geniale Joel! Pagina strappata. Non mi ricordo d’averlo fatto, sembra la prima cosa che ci scrivo sopra da due anni. La sabbia è sopravvalutata sono solo sassi minuscoli.
Micheal Gondry Se mi lasci ti cancello (monologo dal film)

 La risposta definitiva possiamo forse trovarla affondando nel passato della parola. L’etimologia rivela la doppia anima della memoria: dalla radice indo-germanica mán, pensare e ricordarsi.
Nel film “Viva l’Italia” di Massimiliano Bruno, il cinico e opportunista Michele Spagnolo, uomo politico di spicco, ha una faccia pubblica, moralista e benpensante, e una faccia privata, opportunista e depravata. Fino a quando non è colpito da un ictus che gli lascia lo scomodo effetto collaterale di non avere più freni inibitori, costringendolo a dire sempre e solo la verità. Ne scaturisce la caduta della maschera pubblica, ma anche di quella privata, che forse non sapeva d’indossare, attraverso una crisi personale in cui rivede il modo in cui ha vissuto, inseguendo falsi valori, e perdendosi i momenti autentici. Toccante la scena in cui rivede il filmino dei propri figli piccoli, al mare con la madre, lui assente. Nel fermo immagine della sua giovane famiglia sorridente sulla spiaggia, un Michele invecchiato si sovrappone allo spazio lasciato vuoto allora, nel tentativo impossibile di cambiare la memoria di un luogo oramai passato. Ma questa memoria dolorosa è vero memento, e lo spingerà a recuperare un rapporto autentico con i figli, oramai adulti.

Dal ricordo, per quanto doloroso, non possiamo fuggire, ma possiamo farne monito per il futuro, offrendoci una seconda occasione.

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