Il giorno 11 gennaio 2016 abbiamo trascorso un altro interessante pomeriggio di lettura al laboratorio della nostra associazione.

Leggere storie è la nostra passione proprio come raccontare storie è l’indole indomita del protagonista di uno dei racconti tratti da Requiem di Antonio Tabucchi, uno dei primi brani presentati durante la serata.

È curioso notare come testi letterari liberamente scelti dai soci rispecchino talvolta un filo conduttore comune.

Così dopo la lettura di alcune interessanti citazioni contenute in L’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine, quando è sorto il quesito su quale debba essere il ruolo di un insegnante nella scuola di oggi la risposta è arrivata puntuale dalla lettura di Stelle Binarie di Valeria Siclari: lo studente deve capire di avere sulle spalle una faretra, più cose sa e più frecce avrà da tirare, meglio si saprà difendere nella vita.

Nel corso del pomeriggio di lettura abbiamo “incontrato” anche interessanti personaggi maschili: Mevlut  da La stranezza che ho nella testa di Orhan Pamuk (alto, di corporatura robusta ma elegante, una faccia pulita innocente che le donne trovavano attraente) e Phil di Navi in battaglia di Gabriele Romagnoli (ha indosso  pantaloni chiari, una giacca di tweed marrone e una camicia rossa. Non gli resta che scegliere la cravatta…)

Nel corso del laboratorio di lettura è stato anche affrontato il tema del rapporto tra genitori e figli. Innanzitutto con la poesia “Supplica a mia madre” di Pier Paolo Pasolini abbiamo indagato dove possa avere origine la radice del dolore umano di un figlio, poi il punto di vista dei figli e dei genitori è stato rappresentato dalla lettura di Una spiga di grano di Carlo Maria Marchi (avere dei figli è come portare le uova, portarle senza farle rompere).

Una madre era presente anche nel racconto “Un vulcano” contenuto ne I colpi dei sensi di Erri De Luca (mia madre […] non aveva ancora vent’anni. Averli non le importava più).

 Una delle letture di chiusura della piacevole serata è stata la poesia inedita di Carmelisa Nicolò dal titolo “I gattini non tengono il lutto” nella quale si contempla l’innocenza, presente ancora in alcuni aspetti della vita, come nel giorno della creazione.

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