Il Laboratorio di lettura ha avuto, come al solito, un filo conduttore non previsto che si può ravvisare in due parole, inizio e fine, temi presenti in quasi tutti i brani che sono stati letti. Preponderante l’idea della morte, non solo e non tanto come fine di tutto ma come potente stimolo ad uno stile di vita più consono all’uomo e alla sua fragilità, ma anche alla bellezza della vita, alla sua importanza che l’idea della morte non uccide, anzi esalta, ed alle opportunità che apre in termini di realizzazione di sé e delle proprie aspirazioni, unite alla precarietà che impedisce a chiunque di conquistarla e capitalizzarla come cosa propria e sicura.

E come al solito c’è stata la possibilità per tutti di intervenire per condividere pensieri, sentimenti, emozioni, in uno stile di comunicazione che i soci stanno imparando e donando anche agli altri, una testimonianza spontanea che nasce dai fatti di fronte ai quali ciascuno reagisce a modo proprio, tentativo di comunicare senza contrapposizione, senza noiosi dibattiti con vincitori e vinti, ma nel semplice gesto di un dono del quale ciascuno farà l’uso che crede.

Questi i testi da cui sono tratti i brani proposti dai partecipanti:

La vita davanti a sé- Romain Gary
Poeta- Ángela Figuera Aymerich
Storia della pioggia- Niall Williams
Sulla spiaggia- Rabindranath Tagore
La fine e l’inizio- Wislawa Szymborska
Le lacrime di San Lorenzo- Julio LLamazares
Veglia- Ungaretti
Rifiutati di cadere- Clarissa Pinkola Estés
Io nacqui cieca- Edgar Lee Masters
Il deserto dei tartari- Dino Buzzati
Hortus conclusus (Poema paradisiaco)- Gabriele D’Annunzio

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