Il 19 Ottobre, presso la Villetta P. De Nava (accanto alla Biblioteca comunale), prendono avvio le Officine di Pietre di scarto, laboratori tematici. La partecipazione è libera e gratuita. L’editoriale che segue è un invito alla riflessione sul tema della prima Officina: Il giardino.

“Luogo cinto”: l’etimologia rimanda all’ultima delle definizioni che ci verrebbe in mente riguardo alla parola “giardino”. Essa evoca innanzitutto vegetazione, colori, spazi aperti e luminosi, un luogo ameno in cui ristorare l’anima. Eppure, cinto: riservato, preservato, delimitato, protetto.
Solo una delle contraddizioni che ne insidiano la definizione: la sua cura è una forma d’arte, un passatempo ozioso, infatti lo si coltiva più per diletto e abbellimento che per lucro, ma è duro e continuo il lavoro di plasmare la natura e assicurarle una forma. Il “giardiniere” ne fa concreta espressione di sé, tanto che ne esistono varie ispirazioni: il selvaggio giardino inglese, il panoramico giardino italiano, lo scenografico giardino francese, l’armonioso e ideale giardino cinese… Il giardino resta così, contraddittoriamente sospeso fra la dimensione intima e riservata della casa e l’apertura alla strada.
Tornando all’etimologia, può diventare un luogo “chiuso”, come nel film Il Giardino di limoni, di Eran Riklis. Salma, palestinese, che trova nel giardino di limoni ereditato dalla famiglia il suo sostentamento, si ritrova come vicino di casa il Ministro della difesa israeliano, il quale le intima di abbattere gli alberi per ragioni di sicurezza. Il giardino di limoni è dunque il recinto da difendere, al di fuori del quale il “giardiniere”, di fronte alla minaccia di essere privato del ruolo, rischia l’annientamento.
Ancora luogo chiuso, il giardino diventa la “prigione” di cinque bellissime adolescenti, tenute in ostaggio da una madre bigotta in Il giardino delle Vergini suicide, film di Sofia Coppola, cui vi si può sottrarre solo attraverso il gesto estremo. Scena chiave del film quella in cui le fanciulle cingono tenendosi per mano un albero, per proteggerlo; sanno che è malato, e andrebbe abbattuto per salvare gli altri alberi del giardino dal contagio, ma alle autorità che cercano di eseguire l’ordinanza si oppongono affermando: “Tanto andrebbe comunque a finire così”.
Anche in “Follia”, romanzo di Patrick McGrath, nel luogo-giardino si accentua l’elemento di un impossibile controllo da parte del direttore della clinica psichiatrica, Max. In quello stesso giardino che Max cerca di “addomesticare”, sua moglie troverà la follia in un amore passionale con un detenuto, precipitando in una serie di eventi che la condurranno al suicidio.

Ma il giardino è anche una dimensione evocata, sognata, senza precipitare nella nostalgia perché è esperienza reale, concreta, presente, sia pure sospesa:

Il vento che tutto quanto sparire farà
in un momento i giardini ci riporterà…
Si, quei bei giardini là
li rivedremo qua…
Giardini pensili: dondola il sogno che hai
come una palma, un cespuglio, una cosa che vuoi…
e vedi una strada dall’alto,
la guardi laggiù,
il fondo è lucido e scuro, di un nero già blu
Paolo Conte , I giardini pensili hanno fatto il loro tempo

Un giardino idealizzato, dicevo, che sfida il tempo a rappresentarsi su di esso, a portarvi il buio, il freddo, la morte: il luogo in cui si rimane pronti ad accogliere, nel tempo.

C’è un altro cielo,
sempre sereno e bello,
e c’è un’altra luce del sole,
sebbene sia buio là
non badare alle foreste disseccate, Austin
non badare ai campi silenziosi
qui è la piccola foresta
la cui foglia è sempre verde
qui è un giardino più luminoso
dove il gelo non è mai stato,
tra i suoi fiori mai appassiti
odo la luminosa ape ronzare,
ti prego, Fratello mio,
vieni nel mio giardino!
Emily Dickinson There is another sky

Annunci