mammaDi Fiorella Bongiorno

Roberta aveva voluto che la sua adorata Frida diventasse mamma.
Al momento del parto gli occhi languidi e stanchi di Frida cercavano quelli di Roberta e dopo quattro ore di sofferenza, ecco venire alla luce, uno dopo l’altro i cinque figli di Frida. Cinque bei cuccioli che somigliavano alla mamma, ma anche a quel padre “sconosciuto”, incontrato durante una passeggiata al parco, annusato ed accettato subito, tanto da dare vita a questo lieto evento.
Frida stanca delle fatiche del parto non riusciva ancora ad allattare i suoi cuccioli affamati, ma guai,comunque, a chi si accostava a lei o ai suoi piccoli.
Roberta dopo il primo momento di grande commozione, per aver assistito per la prima volta a questo evento “speciale”, cominciò a riflettere: cinque cuccioli? Belli, teneri, ma cinque sono tanti. Come farà Frida ad allattarli tutti? Ma sapeva che comunque gli animali ce la fanno, piuttosto si chiedeva come avrebbe fatto lei a tenere in casa sei cani, in un appartamento “normale” dotato solo di un balcone, si abbastanza grande, ma pur sempre troppo piccolo per una cucciolata “grande”.
E poi si chiedeva a chi avrebbe dato i cagnolini una volta svezzati, perché i cuccioli crescono in fretta e non possono certo continuare a vivere tutti in un appartamento; un appartamento non è un canile!
E poi, avrebbe scelto lei i loro futuri padroni, o sarebbero stati loro ad andare incontro a colei o colui verso la quale o il quale avrebbero provato simpatia?
Ed ancora si chiedeva “sarà facile trovare “padroni” che amano veramente gli animali, così come io amo la mia Frida”?
Roberta si chiedeva se questo lieto evento di cui, per certi versi, era stata l’artefice,  rappresentasse un segnale positivo, in quanto almeno un cucciolo, quello che somigliava in tutto e per tutto alla mamma Frida, sarebbe rimasto con lei, per non farle sentire, un domani, la mancanza di quella presenza, sia pure animale, spesso più sensibile di una persona, o se quel lieto evento l’avrebbe costretta ad affrontare problemi su problemi, primo fra tutti quello di trovare buoni padroni per i cuccioli.
Quella sera Roberta stanca, come la sua amica Frida, vegliò sui cuccioli e sulla loro mamma,  riuscì a dormire solo un paio di ore e i suoi sogni oscillarono tra la felicità dell’evento e le preoccupazioni che quell’evento, sia pure desiderato,  le comportavano.
Al risveglio però Roberta mise da parte incubi e paure e con gioia e commozione s’inebriò della scena d’amore fra Frida, che pazientemente allattava i suoi cuccioli e i cuccioli che non si staccavano dalla loro madre.
Si aggiusterà tutto pensò Roberta, che già pensava di tenersi l’unica cucciola e di dare in adozione i quattro maschietti, cucciola che battezzò Ira e che somigliava alla madre anche per quella stella bianca disegnata sul petto.

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