Di Davide Idone & Paolo Laganà (Liceo Classico annesso al Convitto Nazionale di Stato “T. Campanella” – II^A)

eraldo_affinatiAl via una nuova stimolante stagione di incontri letterari organizzati dall’Associazione Culturale “Pietre di scarto”. Alla base del percorso una brillante intuizione della prof.ssa Tita Ferro, la quale ha voluto mettere gli studenti a confronto diretto con alcuni degli autori più importanti del panorama letterario contemporaneo. Sabato 28 settembre 2013, presso l’Aula Magna del Convitto Nazionale di Stato “T. Campanella” in Reggio Calabria, lo scrittore romano Eraldo Affinati ha presentato la sua ultima opera “Elogio del ripetente”, edita da Libellule Mondadori. L’autore, insegnante di Italiano e Storia nell’Istituto Professionale di Stato “Carlo Cattaneo”, presso la succursale della Città dei Ragazzi, vanta un’ampia produzione letteraria. A “Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj” (Marietti 1992) segue “Soldati del 1956, primo romanzo di impronta autobiografica. Tra i maggiori successi di Eraldo Affinati ricordiamo:

 

·         Campo del sangue” – finalista al Premio Strega e al Premio Campiello del 1997 – diario di un viaggio compiuto con mezzi poveri da Venezia ad Auschwitz sulle tracce del nonno, fucilato dai nazisti nel 1944, e della madre, miracolosamente scampata alle persecuzioni;

·         Peregrin d’amore. Sotto il cielo degli scrittori d’Italia”, «pellegrinaggio» tra i luoghi più importanti della letteratura italiana. Da Castel del Monte, maniero di Federico II, presso la cui corte nacque la Scuola siciliana, all’Umbria di Francesco d’Assisi, al Monte Ventoso di Francesco Petrarca, alla Lampedusa di Ludovico Ariosto, alla Calabria di Tommaso Campanella, alla Sicilia di Verga e Pirandello;

·         La Città dei Ragazzi” – premio della critica Vico del Gargano 2008 – il cui titolo è ispirato all’audace realizzazione dell’omonimo microcosmo, fondato a Roma nel secondo dopoguerra da John Carroll-Abbing, affinché “il fanciullo amareggiato possa trovare la dedizione degli adulti”. Il libro narra del viaggio in Marocco compiuto dall’autore per accompagnare a casa due studenti arabi e della scoperta della difficile realtà di quei luoghi.

 

Nell’incontro-confronto con i ragazzi del Convitto, Affinati, incalzato dalle domande degli allievi, ha sottolineato l’importanza del ruolo dell’insegnante – che definisce “artigiano del tempo” soprattutto nei confronti dei ragazzi difficili, italiani e non. Per questo Eraldo Affinati ha scelto il punto di vista del ripetente: lo studente che ha fallito può aiutare a capire cosa non ha funzionato. Impiegare le proprie energie a favore dei più deboli, di coloro che spesso hanno alle spalle situazioni familiari difficili nobilita il ruolo dell’insegnante che compie un lavoro coraggioso, spesso senza alcun aiuto né da parte degli altri insegnanti né tanto meno da parte dei genitori. Questi ultimi, in particolare, talvolta sono «poco credibili e quasi sempre assenti». «Spesso» continua «sono i figli ad essere più maturi dei padri» e motiva questa affermazione riferendo di episodi in cui l’incontro con i genitori, lungi dal fornire facilitazioni nella soluzione dei problemi, ha soltanto evidenziato come l’origine e la causa del disagio fosse riconducibile proprio ai genitori e alla famiglia. Il ripetente, l’alunno difficile e recalcitrante, è quello che lascia al maestro il segno più profondo, che più che mai lo rende consapevole del suo obiettivo di ex-ducere. Solo uscendo dalla cosiddetta “finzione pedagogica” – «l’insegnante finge di spiegare e l’alunno finge di ascoltare» – è possibile instaurare tra le due parti un rapporto fondato sulla lealtà e sul rispetto reciproco. E l’insegnante capisce di aver davvero assolto al suo compito quando riesce ad accendere la «luce interiore» del ripetente, coinvolgendolo magari in attività quali l’acquisto di un libro significativo come “Se questo è un uomo” o nell’insegnamento dei concetti basilari della nostra lingua agli stranieri, come  nella “Penny Wirton”, la scuola fondata da Affinati insieme alla moglie Anna Luce Lenzi. Purtroppo questi progressi non sempre sono riconosciuti dal Consiglio di Classe, un “momento liturgico” dell’iter didattico dove sovente si ragiona soltanto per voti. Un numero associato ad un alunno non può certo rendere giustizia ai concreti passi in avanti compiuti nel percorso di coinvolgimento culturale.

Quando il ripetente giunge a porsi domande di un certo calibro viene promosso”. Ma spesso non è il Consiglio di Classe a dargli questa soddisfazione.

L’insegnante attento accompagna e sostiene ogni giorno lo studente in difficoltà, mira a conquistarlo. Purtroppo, però, non sempre l’atto finale della missione del maestro “condottiero” è la conquista. Spesso tentativi e sforzi risultano vani. Ed è proprio in questi casi che la passione per la propria missione “esplode” e il Professore trascende il suo normale campo di azione, esce dall’aula e va a trovare l’allievo. Lo trova in un’officina ad accoglierlo con le mani sporche di petrolio. A prima vista tutto sembra andare bene, ma sotto la maschera si agitano i veri sentimenti: la nostalgia del ragazzo per la fanciullezza non vissuta, le ansie e i timori per un futuro incerto che forse affronterà (si augura Affinati) ricordando gli insegnamenti del maestro.

Al di là dell’esito di un rapporto, non soltanto professionale, ma intensamente umano, tra il ripetente e il docente rimane un ricordo profondo ” […] sfruttando una lunga sosta al semaforo rileggo il foglio che mi aveva dato a scuola: un elenco di borgate romane. «Trullo, Tiburtino, Torre Spaccata, Ponte Galeria, Isola Sacra, Corviale, Portuense, Alessandrino, Centocelle, Casilina, Giardinetti, Tor Bella Monaca…». Strade consumate, strade perdute, strade bucate… Era stato questo l’addio del ripetente “.

Nella dialettica docimologica tra giudizio oggettivo – che mira a certificare le competenze di ciascun alunno – e valorizzazione della dimensione soggettiva Affinati dà maggior voce alla seconda, fermamente convinto che questa rappresenti la giusta soluzione per “riportare a scuola Pinocchio”.

Contemporaneamente, lo scrittore romano afferma l’importanza del sistema-scuola nei delicati equilibri dell’apparato statale. «Se abbandoniamo la trincea della scuola il Paese affonda». Dunque, come disse Kafka a Canetti “Dal mestiere dell’insegnante si può ricavare più miele che da tutti i fiori di Marienbad“. Riuscire a cavare il miele dai fiori apparentemente appassiti, ovvero dai ripetenti, è senza dubbio uno dei più nobili propositi dell’insegnante, è il fiore raro e prezioso che consente di fare della scuola la ‘dolce melodia’ per il risveglio delle coscienze sopite.

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