a cura di Davide Idone (I A)

leggere2Nei giorni 18, 19 e 20 aprile 2013 la città di Reggio Calabria ha avuto lo straordinario privilegio di ospitare il Decimo Convegno Nazionale di Letteratura a cura dell’Associazione “Pietre di scarto”.
Promuovere attività culturali di siffatto genere significa dare linfa vitale alla curiosità e alla creatività, motori primi di una società che voglia migliorarsi. Tale evento ha rappresentato, soprattutto per i più giovani, un’occasione unica di crescita e di confronto con firme autorevoli della letteratura italiana. “L’incontro è occasione“: questo è il messaggio che Tita Ferro, presidente dell’Associazione Culturale “Pietre di scarto”, ha voluto trasmettere attraverso l’intervento inaugurale del Convegno. Un intervento intessuto di lucide osservazioni che hanno chiarito all’uditorio il significato della frase “Nei boschi narrativi alla ricerca del lupo“, scelta come pensiero portante del convegno. Il lupo spaventa, intimorisce, ma trovarlo significa acquisire consapevolezza di se stessi e della realtà. La letteratura consente a ciascun individuo di spingersi oltre ciò che sta in superficie e, pertanto, di ricercare il lupo, senza sosta e senza cenni di fatica, nei meandri infiniti del bosco. “Leggere per vivere” è il sintagma che racchiude in sé l’importanza di accostarsi alla lettura scevri da opprimenti e inutili paure.
Il primo giorno del Convegno è stato dedicato alla trattazione di due diverse forme narrative quali la fiaba e la favola. Lo scrittore Saverio Simonelli ha illustrato lo straordinario mondo della fiaba, privo di confini e genealogie, totalmente immerso nell’indeterminato. Simonelli ha allietato l’uditorio con riferimenti a celebri fiabe dei fratelli Grimm, tra le quali “Cappuccetto rosso” e la simpaticissima “I musicanti di Brema“, arricchita dai ricordi dell’esperienza vissuta dallo scrittore in Germania, culla del racconto fiabesco, alla scoperta dei più reconditi aspetti della tradizione narrativa tedesca. A seguire quattro scrittori hanno preso parte alla tavola rotonda “Dal calderone delle storie” focalizzando l’attenzione su grandi autori di fiabe e favole.
La scrittrice Rosa Elisa Giangoia ha esaminato il mondo di Esopo e Fedro, due favolisti d’eccellenza appartenenti rispettivamente alla tradizione greca e a quella latina. Dal mondo antico, quindi, si è giunti, con un lungo balzo temporale, a Gianni Rodari, autore novecentesco di storie per bambini, definito dalla scrittrice Luisa Mattia un “ribelle allegro”. La scrittrice ha più volte sottolineato l’importanza di concedere ai bambini libero sfogo creativo e, allo stesso tempo, l’opportunità di giocherellare con la lettura e con la scrittura. Luisa Mattia ha rilevato come oggigiorno il genere fiabesco sia un po’ sottovalutato, poiché non si ha piena consapevolezza delle eccezionali potenzialità di tale forma narrativa e soprattutto poiché spesso gli adulti si mostrano poco disposti ad accogliere le sue visioni mirabili e “straniate”.
Il professore Saverio Pazzano ha volto lo sguardo su Italo Calvino, scrittore fortemente attratto dalla letteratura popolare e autore di “Fiabe italiane“, raccolta di fiabe trascritte in lingua da vari dialetti regionali.
Infine Nancy Antonazzo, insegnante di Letteratura Inglese, ha trattato J. R. R. Tolkien, autore celebre soprattutto per aver creato “Il signore degli anelli”, pietra miliare del genere fantasy.
Il secondo giorno, trattando del racconto breve, Paolo Cognetti ha sottolineato come il senso di una storia non sia quasi mai nel finale, bensì in medias res: una volta che il senso si è rivelato il lettore può anche lasciare andare i personaggi per la loro strada. Come per l’iceberg, ciò che non si vede, ciò che non viene detto imprime alla storia tutta la sua forza. Tali riflessioni sono state accompagnate dal costante riferimento allo scrittore statunitense Raymond Carver.
Stas Gawronski ha scelto come punto di riferimento della sua trattazione Anton Cechov, autore particolarmente adatto a un tempo di crisi come il nostro, in cui si è particolarmente inclini a elaborare risposte senza ben comprendere il reale senso delle domande. Ciò che conta è osservare la realtà, non costruire filosofie: Cechov, pertanto, induce a chiedersi quanto effettivamente conosciamo noi stessi.
Paolo di Paolo si è occupato di John Cheever, autore la cui personalità emerge fin dai racconti d’esordio. Racconti nei quali è evidente l’attenzione rivolta dall’autore alla definizione del paesaggio, ritenuto elemento chiave per lo snodo della fabula.
In conclusione Bruno Demasi, dirigente scolastico dell’istituto “San Vincenzo de’ Paoli”, ha illustrato la figura di Mario La Cava, autore dei “Racconti di Bovalino”, una sequenza di ‘cunti’, di fatti talora bizzarri che, nella loro individualità, ricostruiscono il respiro collettivo, il clima e la suggestione di un piccolo paese di provincia.
Nel giorno conclusivo del convegno è intervenuto Giovanni d’Alessandro, autore di saggi e racconti, che ha focalizzato l’attenzione su “Cuore di tenebra“, celebre romanzo dello scrittore Joseph Conrad. Trattasi di un romanzo profetico in cui Conrad, attraverso il suo alter ego Marlow, racconta il viaggio compiuto in un’Africa già oppressa dal colonialismo la cui natura appare animata da un respiro violento, mortifero. La risalita del fiume Congo alla ricerca di Kurtz, personaggio affascinante, venerato come un dio dalla popolazione indigena, sembra introdurre la sconcertante affermazione dell’efferatezza nel XX secolo, quando le “patologie del carisma” hanno portato troppo sovente a terribili tragedie. Il romanzo si presta a varie interpretazioni: taluni ritengono perfino che “Cuore di tenebra” simboleggi una progressiva immersione nei meandri dell’anima umana. E’ innegabile, però, come Conrad sia riuscito a cogliere nel termine “orrore” la parola-chiave della prima metà del ‘900. Il convegno si è concluso con la lectio magistralis della scrittrice spagnola Rosa Montero, la quale si è prestata a rispondere a domande inerenti al suo romanzo “Lacrime nella pioggia“, spingendosi fino alla trattazione di delicate questioni esistenziali.
Una terra spesso oggetto di critiche e assurta a simbolo della problematica meridionale quale la Calabria si è dunque resa teatro di un evento culturale la cui eco risuonerà a lungo. Asserire che “leggere serve per vivere” non rappresenta un esercizio di retorica; rappresenta piuttosto la consapevolezza che accostarsi alla letteratura significa avvicinarsi con onestà e fiducia alla propria natura di esseri in cerca di chiarezza, di equilibrio e di armonia con se stessi e con il mondo.

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