a cura di Domenico Battaglia (III A)

 

400px-Chauveau_-_Fables_de_La_Fontaine_-_01-10C’era una volta in un paese lontano un bosco oscuro, dove si diceva la tenebra abitasse, e la gente, nonostante quest’inquietante premessa, nel bosco spesso entrava e, a volte, ci si perdeva. Questo paese però non esiste, né tantomeno c’è un bosco con dentro la tenebra, o meglio nessuna delle tre cose è concreta. Ma se questo bosco esiste e non esiste, come fa la gente ad entrarvi e, soprattutto, perché dovrebbe farlo?

Iniziamo dunque a sciogliere questo rovo intricato e poniamo per ipotesi che chiunque possa entrare  nel bosco in qualunque momento e sua sponte; rimane ancora da scoprire cosa ci spinge dentro. Abbandoniamo ora i nostri canoni più banali e troviamo l’unica cosa certa che tutti possediamo, ma non possiamo né vedere né toccare: la mente, un bosco in cui la luce della fantasia, filtrata dagli alberi, diventa energia creativa ed ombra tetra.
La mente è un posto lontano e vicino, uno spazio senza spazio, dove il tempo non esiste. Sull’entrata dell’oracolo di Delfi c’era una frase lapidaria: «γνωθι σεαυτόν…» conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.

Allora la gente, più o meno consapevolmente, entra nel bosco per un alto fattore: per capire se stessa, per capire il mondo, seguendo uno dei più antichi istinti, comune a uomini e animali: la curiositas. È la curiositas, la stessa che spinse Ulisse ad andare “di retro al sol, nel mondo sanza gente”, che ci fa entrare nel bosco; ma il bosco è un posto oscuro e, se l’uomo dal buio è attratto così morbosamente, qualche motivo ci sarà.

Adesso abbiamo un’ottima scenografia, la più antica e mai banale, il bosco, e abbiamo dei protagonisti, gli eroi della nostra storia, noi. Manca ancora l’antagonista, e in un bosco quale antagonista migliore del lupo? Il lupo, da sempre così maltrattato, è l’avversario per eccellenza. Avversario ma non cattivo. Il lupo è al centro del bosco ma, per portarsi a lui, la via è lunga. Il bosco è dentro di noi e così ogni cosa è una nostra estensione. Questo non vuol dire che non esistano insidie insite in questa avventura. Ci sono sentieri mai battuti e strade fin troppo conosciute nella nostra vita, ma in questo viaggio anche le cose più familiari possono diventare improvvisamente estranee e persino nemiche.

Gli specchi posti lungo il cammino possono farci impazzire, facendoci vedere migliori di quanto siamo, rendendoci superbi e rei di ύβρις, la colpa peggiore di tutte, perché l’attaccamento a sé aumenta l’opacità della vita. L’arroganza ci distoglie dal percorso tracciato per noi e quando da quel percorso si devia, quando non si segue la propria inclinazione, l’unica meta è l’infelicità.

È allora che arriva il lupo, per costringerci ad agire, per farci trovare la forza di uscire dalla prigione della selva oscura e tornare sulla diritta via perché, quando si smette di cercarla, quando si cerca di contenerla, la verità prorompe e spacca ogni argine, riprendendo il posto che le spetta. Quella che noi crediamo tenebra, quella che pensiamo come ombra nel bosco, è pura luce, che all’inizio acceca, ma poi ci rende liberi.

 

Così arriviamo alla fine del nostro viaggio. Dobbiamo separarci, è tempo di incontrare il lupo: davanti a lui siamo e dobbiamo essere soli, non può essere altrimenti, perché non possiamo cercare sostegno nel confronto più importante, nel culmine della nostra esistenza.

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