I° incontro –  12/10/2012

a cura di Catia Marino

Come ogni anno, finita l’estate, ci ritroviamo in Ottobre per riprendere le consuete attività dell’associazione. Il cielo è grigio e anche se, dopo mesi, sono da poco venute giù quattro gocce, l’autunno non vuole proprio saperne di portarci un po’ di frescura. I lavori per il decimo Convegno sono ovviamente in corso, ma decidiamo di continuare a discuterne in seguito, per lasciare subito spazio al primo laboratorio di lettura del nuovo anno.
In ognuna di noi trapela il fervore scaturito dalle letture estive e i primi minuti trascorrono, come sempre, tra scambi di titoli, impressioni e propositi futuri di lettura. Subito dopo formiamo una specie di semicerchio, in un’aula del Liceo Scientifico L. da Vinci. Siamo in 11, pronte a cominciare. Ad aprire le danze è Giuseppina Catone e lo fa proponendoci dei versi, rispettivamente “Sono cent’anni che non ho visto il suo viso” di Nazim Hikmet, “Dal lungo party triste” di Mark Strand e “Amore a prima vista” di Wislawa Szimborska, la poetessa polacca molto amata da noi Pietre di scarto. Sono versi ricchi di immagini, versi che parlano d’amore, di destino, ma anche di una certa difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni, i propri stati d’animo. Sono anche versi sull’incomunicabilità.
Con il successivo testo di Sara Puntillo è praticamente evidente che il laboratorio sta per prendere una brutta piega. Già il titolo, di per sé, è emblematico, “La casa stregata”, un breve racconto tratto dalla raccolta Sull’altopiano di Santo Spadafora e Massimo Veltri. Due pagine in cui trionfano i sensi ed immagini legate al mondo della natura che ci conducono rapidamente fino al viale della casa stregata, dove tra ruderi e sterpi convoglia il tormento della protagonista, una figura immobile sotto certi aspetti, ma nello stesso tempo profondamente viva.
Con Franca Crucitti, invece, affrontiamo una lettura più di tipo storico, con due pagine tratte dal romanzo di formazione “Konradin” di Italo Alighiero Chiusano, sulla vita di Corradino, nipote di Federico II. Leggiamo un passo in cui Corradino scrive alla madre ed uno in cui il nonno Federico si rivolge al nipote. Ad un tratto Giuseppina ci riporta indietro nel tempo, perché la lettura proposta da Franca le ricorda una famosa poesia spesso proposta alle scuole elementari.
Subito dopo Maria Giglio dà la parola ad Irene Nemirovski ed al suo primo romanzo, “Il malinteso”, di chiara matrice proustiana. Sono pagine sulla potenza del ricordo. Leggiamo, infatti, la parte in cui Yves, abbandonandosi al sonno, rivive attraverso il sogno alcuni momenti magici della sua infanzia. Poi è la volta di Maria Bambace, con cui torniamo alla poesia, leggendo “L’estraneo” di Rainer Maria Rilke. “Nessun luogo è fatto per restarvi”, recita uno dei versi, sottolineando la solitudine dell’uomo che sente di doversi sempre lasciare qualcosa alle spalle, la solitudine di chi sente che tutto gli è estraneo.
Con Emilia Corigliano finalmente sorridiamo un po’, leggendo un dialogo tra due simpatici anziani, tratto da “Anime e voci” di Luciano Redi. Emilia simula il dialogo con l’aiuto di Maria Bambace ed insieme ci trasportano in un’atmosfera sospesa tra pessimismo e ironia, quella della vita le cui certezze vacillano quando la vecchiaia avanza, ma in cui la morte è presentata, comunque, come pienezza della vita stessa.
Poi è il mio turno. Io ho proposto due pagine di un libro che ultimamente mi ha molto colpito e che credo utilizzerò anche a scuola quest’anno, con i miei nuovi alunni. Ho scelto due pagine della storia di Andreas Kartak, un ex minatore senzatetto che vive a Parigi, sotto i ponti della Senna, protagonista del romanzo “La leggenda del santo bevitore” di Joseph Roth. Nella vita di Andreas si susseguono improvvisamente tutta una serie di “miracoli”, che egli però non sa riconoscere e apprezzare, se non per brevissimi momenti. Sente che qualcosa finalmente potrebbe cambiare, trova uno stimolo, una motivazione nuova per andare avanti, ma non saranno sufficienti per estinguere il suo debito con la vita e con Dio.
Dalla Francia del primo trentennio del ‘900 passiamo con Vittoria Mallamaci ad una cronaca più recente, la testimonianza della giornalista Ana Tortajada, che in “Il grido invisibile” ci apre una finestra sulla situazione attuale delle donne in Afghanistan, con la storia di Azada, una tessitrice, madre di sei figli, ancora incinta, sola e costretta a farsi carico di tutto. Prima era una donna disperata, poi ha cominciato a tessere tappeti.
Anche con Mariolina Panzera rimaniamo più o meno nello stesso ambito perché leggiamo alcune parti tratte dal “Diario” di Hetty Hillesum. Un’altra storia di coraggio e soprattutto di fede, perché la fiducia nella vita, sconfinata, della protagonista è ciò che le consente di andare avanti, rivelandosi più forte di ogni male.
Infine è il turno di Tita Ferro, che legge per ultima solo perché abbiamo voluto rispettare il giro, in base a come ci siamo inizialmente disposte, e Tita conclude questo primo laboratorio con alcune pagine de “Il Minotauro” di Friedrich Durrenmatt, in cui la storia di Arianna, Teseo e Minosse che tutti conosciamo si trasforma in un coinvolgente dramma psicologico e il labirinto, con il suo gioco di specchi, tiene sospesi tra l’illusione e i continui tentativi di fuga.
Con noi c’è anche Carmela Ferro. Non abbiamo fatto in tempo a leggere il suo testo. Purtroppo, quando siamo insieme il tempo vola. Ma il prossimo incontro ripartiremo proprio da lei.
Non vi anticipo nulla. Vi dico solo… Dostoevskij

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