di Demetrio Canale

Perché ci  spaventano i rapporti umani sgangherati? Siamo tutti ancorati al “vissero per sempre felici e contenti”? Questi interrogativi mi hanno assalito quando Romina Arena, durante il quarto Laboratorio di Scrittura Creativa, ci ha invitato a descrivere una relazione tra due o più personaggi improntata su sentimenti negativi. Per introdurci meglio ci ha letto un suo testo in cui un marito augurava pace all’anima della consorte defunta insultandola allegramente e descrivendone solo i difetti, quasi con sollievo. Più ascoltavo le invettive del marito superstite più il mio turbamento aumentava tanto che mi scoprivo a ringraziare mentalmente tutti quelli che avevano votato no per il divorzio. In Italia, dove le cose se non le facciamo complicate non ci piacciono, il popolo per dire si ad una legge deve votare no al referendum. L’acme dello smarrimento l’ho raggiunto quando Romina ci ha detto: “Bene, ora tocca a voi”. Un deserto di idee mi si è spalancato davanti e non mi ha consolato notare che anche le pietre erano titubanti, alcune al punto di non riuscire a trovare un filo da dipanare. Per sbrogliare la matassa dei dubbi ho anche tentato una sorta di auto analisi scrivendo “perché mi turba descrivere rapporti umani sbagliati”? Nel frattempo i minuti scorrevano e oltre all’ansia di non consegnare il compito in classe altri interrogatovi si affacciavano. Forse non abbiamo il coraggio di affrontare la parte peggiore di noi? Oppure la difficoltà deriva dal fatto che ci hanno insegnato che non sta bene nutrire tali stati d’animo? Solo verso la fine ho trovato una risposta. Dei sentimenti non ci si deve vergognare. Delle azioni, parole, opere od omissioni che eventualmente poniamo in essere contro gli altri dobbiamo vergognarci ma dei sentimenti, qualunque essi siano, non ci si può vergognare sarebbe come vergognarsi di noi stessi. Per cui ben venga il marito un po’ codardo che solo da morta riesce a dire alla moglie quanto poco la sopportava, e ben venga pure la donna sottomessa che trova la forza di abbandonare il quasi marito all’altare o l’amica che dopo essere stata svillaneggiata dalla vecchia compagna di scuola, incontrata per caso, le risponde a tono. Lo so! Non è consolatorio. Sarebbe bello se tutti potessimo vivere “per sempre felici e contenti”.

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