Di Demetrio Canale

Una brutale stroncatura per un aspirante scrittore è cosa quanto mai opportuna, soprattutto quando non si è sicuri del proprio talento o delle proprie motivazioni. E allora “Pietre di Scarto” diventa il luogo ideale per non mentirsi oltre perché la scrittura non è solo roba da signore per bene. Signore che s’incontrano non per giocare a Burraco e scambiarsi pettegolezzi ma per leggere brani di libri e tradurre in parole emozioni e sentimenti. Signore che non si sono arrese alle delusioni della vita e che cercano conforto nella lettura e nella scrittura. La prima volta che ho invaso la loro oasi mi è sembrato di violarne la privacy. Ascoltando i loro scritti le ho riviste giovinette, adolescenti o giovani mamme ancora cariche di sogni, di aspettative, con poche amarezze sulle spalle. Per un attimo ho pensato che non era il caso di ripetere tale invasione poi le buone intenzioni sono state sacrificate sull’altare della fame di scrittura. E per un pigro come me le “pietre” sono diventate uno stimolo notevole. Ma un clima troppo favorevole è altrettanto nocivo di un clima tempestoso, deve aver pensato la “Pietra Madre”. E siccome “Pietre di scarto” è un circolo amichevole come un club della canasta periodicamente cala dalla capitale un gelido cavaliere, specializzato in pulizie letterarie, che garbatamente ma implacabilmente frantuma una “pietra”. La pietra più promettente e prolifica é Romina Arena per cui sabato 3 dicembre 2011 è andato in scena l’editing di “Fate attenzione alle scarpe” breve racconto sulle reazioni di Marietta alla morte del padre Agostino. Il testo è stato letto prima dall’autrice. Poi è stato riletto da Stas Gawronsky che ci ha invitato a sottolineare le parti che ci piacevano e quelle che sembravano fuori contesto. Del testo originario ne è rimasto in piedi la metà circa. Come la potatura rende la pianta più forte e sana così l’editing rende il testo più snello e chiaro ma non c’è nulla di più doloroso per uno scrittore di assistere impotente, per giunta in pubblico, alla revisione di un proprio testo. Ci si sente come un unghia strappata con i denti e abbandonata sul comodino. Ho quasi sentito fisicamente il dolore di quei tagli ma avrei voluto essere al posto di Romina. Avrei voluto assistere allo smembramento di un mio testo per vedere emergere dal caos delle parole superflue l’ordine di un’idea pura.

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