Di Ilenia Armocida

L’emozione rossa  è  considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche, insieme alla gioia e al dolore è un’emozione primaria. Potremmo definirla  esplosiva, pungente, spigolosa, avvolgente, inglobante, colorata, sfumata, limitante, da addomesticare. In effetti siamo stati abituati fin da piccoli a considerare questa emozione come negativa, qualcosa da nascondere per educazione, in realtà essa rappresenta una grossa spinta, per molti grandi artisti, poeti, scrittori la rabbia è la matrice del pensiero creativo, una fonte zampillante di idee! L’unica cosa negativa è il nostro atteggiamento nei suoi confronti, le emozioni sono neutre! Numerose ricerche hanno dimostrato che alla base di questa emozione c’è la paura. Gli animali spesso attaccano per cacciare un intruso dal territorio o per difendere la prole. Per gli esseri umani, le motivazioni riguardano principalmente la frustrazione ed i meccanismi legati all’immagine della realizzazione di sé, il sentirsi inadeguati. Ci si arrabbia quando qualcuno si oppone alla realizzazione di un nostro bisogno, ma, soprattutto, quando viene percepita l’intenzionalità di ostacolare l’appagamento. Si tende prevalentemente ad indirizzare la propria ira contro le persone alle quali si tiene maggiormente, sia perché le nostre aspettative nei loro confronti sono molto elevate, sia perché inconsapevolmente sappiamo che poiché queste persone ci vogliono bene ci capiranno. Spesso la rabbia non si agisce e reprimendola creiamo grossi squilibri nel nostro organismo. Già Antifone nel quinto secolo a.C. affermava: “in tutti gli uomini è la mente che dirige il corpo verso la salute o la malattia” Per la medicina cinese la rabbia è l’emozione propria del fegato “mangiarsi il fegato”,”rodersi il fegato”,”avere un fegato grosso così”, sono solo alcuni tra i tanti detti popolari per indicare la reazione alla rabbia.  Nella medicina omeopatica i sintomi non vengono eliminati, ma temporaneamente ridotti a intensificarsi, come passo utile alla loro completa eliminazione, così nel buddismo tibetano la collera viene curata con la collera attraverso la visualizzazione, l’identificazione e la meditazione con lo scopo di risvegliare dal profondo dell’inconscio le forze potenti, ma latenti che si trovano in noi.  E’ importante permettere a se stessi di avvertire completamente la rabbia, creando un posto sicuro per poterla esprimere, da soli, o con un amico fidato o con un esperto. Se siamo soli in un posto sicuro, permettiamoci di parlare ad alta voce, di vaneggiare, di scalciare o urlare, di lanciare e colpire cuscini. Dopo aver fatto ciò in un ambiente sicuro non avremo più paura di compiere un atto distruttivo e saremo capaci di affrontare in modo più efficace, le situazioni che ci si presenteranno. Imparare a manifestare la propria collera significa conoscere i propri reali bisogni e intrattenere relazioni più autentiche con le persone che ci circondano.

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