Di Maria Iaria

Un mite venerdì pomeriggio di metà ottobre, la luce naturale a guidarci lungo i corridoi del Liceo Scientifico Da Vinci, dove in sala biblioteca ci ritroveremo per il primo appuntamento dell’anno. C’è una cadenza quasi rituale nel ritmo dei nostri appuntamenti mensili: il laboratorio di lettura, per scaldare i muscoli; il laboratorio di scrittura, per lasciare correre l’estro e le emozioni; l’officina, per riflettere e comprendere. Oggi facciamo palestra: leggiamo.
Comincia Franca Crucitti: leggiamo insieme un brano da Volevo essere una farfalla di MICHELA MARZANO. Un dialogo filosofico. Sullo sfondo, nemmeno tanto in verità, lo spettro dell’anoressia e una figura paterna ingombrante. Ma il peso dell’autobiografia è dominante, e la concentrazione dell’autrice su sé stessa non consente al brano di spiccare il volo verso l’universalità dell’esperienza che è invece prerogativa del romanzo. Di riferimenti autobiografici, ma con risultati ben diversi, è zeppo anche Il vino della solitudine di IRENE NEMIROVSKY, proposto da Maria Bambace: nel brano che leggiamo entriamo nei pensieri di una donna non adatta ad essere madre e moglie e che madre e moglie invece è. Ricorda L’estranea di Elisabetta Rasy. La situazione psicologica ed emotiva descritta è estrema, considerati i conflitti che produce nel rapporto madre-figlia, conflitti che lasciano ferite profonde in quanto rimangono non gestiti. Nella testa, nei ricordi e nelle esperienze di un bambino di dieci anni ci fa entrare Tita Ferro proponendoci le prime pagine di I pesci non chiudono gli occhi, di ERRI DE LUCA. L’inizio è dedicato al mare, vissuto, non appreso, a fianco di un vecchio pescatore, il mare che “fa”, non insegna, il mare sul quale le regole che valgono sono opposte a quelle della terraferma: qui i bambini non si avvicinano nemmeno agli strumenti da lavoro, lì gli strumenti e gli attrezzi stanno bene eccome in mano ai bambini. Rosetta Calabrò legge per noi alcune riflessioni tratte da La tua voce può cambiarti la vita di CIRO IMPARATO, in cui si suggerisce che è il tono, il colore che diamo alla nostra voce a condurci verso l’ottimismo o il pessimismo, i pensieri positivi o i pensieri negativi. Direttamente nella musica invadente di un’orchestrina improvvisata per eseguire una serenata ci conduce Carmela Ferro con uno spassoso brano tratto da Doňa Flor e i suoi due mariti di JORGE AMADO, mentre con Mariolina Panzera entriamo nel cinematografo di CORMAC MCCARTHY con tre brevi brani, descrittivi fino al più piccolo dettaglio, tratti dalla Trilogia della frontiera: una scrittura che non dice, mostra. Ilenia Armocida ci propone, da La pazza della porta accanto di ALDA MERINI, una pagina dedicata a Davide e a Dio, al poeta e al peccatore, alle creature e alla bellezza che Dio ha regalato loro e che loro dovrebbero restituirgli, perfezionandola e offrendogliela. Con Giulia Menicucci, che ci propone un brano dedicato agli alberi da Il dio della foresta di ROMANO BATTAGLIA, chiudiamo la seduta. I muscoli sono ben caldi.

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