di Tita FERRO

Prendo lo spunto per un augurio pasquale da un canto con cui ieri i ragazzi dell’Azione Cattolica hanno accompagnato la Lavanda dei piedi durante il rito del Giovedì santo: Chi ci separerà dall’amore di Dio?, che mi ha ricordato la Lettera ai Romani di Paolo, quel famoso capitolo ottavo, sintesi dei motivi di fondo della nostra fede, di cui riporto un brano.
Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?
Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? …
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
Mi ha colpito quella domanda che i ragazzi ripetevano nel ritornello, Chi ci separerà dall’amore di Dio?, e, dopo l’enunciazione dei possibili ostacoli, quelli che originano le nostre più comuni paure, malattie, guerre, fame, persecuzioni, morte, vita,  la risposta: niente ci potrà separare dall’amore di Dio in Cristo.
La sicurezza dell’Apostolo nella risposta, niente ci separerà dall’amore di Dio in Cristo, mi ha dato un calore improvviso, una fiducia e una calma progressivamente più grandi mentre proseguiva il canto dei ragazzi e il prete continuava ad inginocchiarsi davanti ad ognuno dei dodici prescelti ad incarnare gli apostoli dell’Ultima Cena per un gesto tanto eloquente da non aver bisogno di parole.
Niente mi separerà, me lo sentivo risuonare dentro mentre tornavo a casa, mentre guardavo la posta, cenavo, mi svestivo per andare a letto, mentre con la testa sul cuscino inseguivo il sonno: niente.
E se niente mi potrà separare dall’amore di Dio, che cosa mi manca?
Dammi la tua grazia e il tuo amore, diceva Ignazio, sarò ricco abbastanza, niente altro ti chiederò.
A tutti auguro la chiarezza luminosa di Paolo e la sua forte sicurezza: niente potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo.
Il motivo lo stesso Paolo lo aveva già detto nella stessa Lettera ai Romani pochi versetti prima: Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che ho sempre arbitrariamente letto Tutto concorre al bene di coloro che Dio ama, tanto ho sentito sempre più sicuro l’amore di Dio per me che non il mio per Lui.
Tutto, proprio tutto senza distinzione, concorre, corre insieme, è indirizzato verso una meta prefissata, il mio, il tuo, il nostro bene.
Auguri.

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