Paolo DI PAOLO: Questa lontananza così vicina – Ed. Perrone

di Franca CRUCITTI

Per Paolo Di Paolo, giovane scrittore nato a Roma nel 1983,  “i libri agiscono restituendo ciò che non c’è più”.

Ed è per questo che, alla notizia della prematura  scomparsa della sua professoressa  di  lettere al Ginnasio, decide di tornare sui banchi di scuola e rivivere i ricordi dell’adolescenza, in modo particolare quelli legati a se stesso e alla personalità della sua insegnante D. (Donatella).
Definito un romanzo verità di ispirazione autobiografica, è piuttosto la storia di due  “Vite parallele” che si completano e arricchiscono  reciprocamente.
Da alunno, alle prese con le declinazioni greche e latine e con  le problematiche dell’età adolescenziale, non aveva compreso la personalità dell’insegnante considerata, assieme agli altri compagni, troppo severa, seria, ironica e a volte, anche brusca.
Così si mostrava D. dalla cattedra, ora, andando a fondo nelle sue memorie personali, quelle di alcuni compagni di scuola, degli amici di lei con cui entra in contatto e, soprattutto, attraverso pagine di diari, lettere e altro che la madre disperata gli affida affinché con la sua sensibilità possa dare un senso ai ricordi fermandoli nel tempo, Paolo può scavare nell’interiorità di D. scoprendo e restituendo a se stesso e a quanti l’avevano conosciuta la sua vera vita.
Piemontese, si era trasferita a Roma dove aveva vinto la cattedra e dove viveva da sola, non si era sposata e non aveva una famiglia tutta sua, ma la sua vita era ricca di viaggi, di interessi culturali e di amore per l’insegnamento.
Ed ecco che, con dolcezza nostalgica, la vede arrivare in classe con buste stracolme di libri per gli studenti ai quali dava sempre consigli sulle letture da fare per migliorare la scrittura.
E’ così che germoglia nell’adolescente che sta  maturando la passione per i libri e la scrittura, cioè la passione per la vita.
La rivede durante una gita a Casale Monferrato “senza vocabolari di greco e di latino: sembrava felice mentre riattraversava i suoi luoghi. Alta e fiera con al seguito la sua sgangherata tribù – un po’ famiglia, un po’ brigata
L’estrema severità di cui era capace, in circostanze come questa, si sbriciolava, lasciando apparire i tratti allegri del carattere”.
Ho fisso nella mente il fotogramma di lei che mi tiene la mano sulla fronte, a misurarmi la febbre: sollecita come una madre. Dove lo nascondeva tutto quell’affetto? Sembrava che volesse, dovesse tenerlo al riparo; e quando le capitava di offrirlo, sembrava le fosse sfuggito da uno scrigno segreto, come uno spiffero d’aria”.
Poi ho saputo anche di grandi passioni….. Ho ricostruito , dopo la sua morte, indizi di una educazione sentimentale-la sua- tenera e frivola come è stata la nostra-la mia.”
Adesso che D. non c’è più P. sente la necessità di tornare in quei luoghi, ripercorrere il tragitto che, anni prima, aveva fatto accanto a lei: “Dovevo cercarla non solo nel tempo, ma nello spazio”.
E in quei luoghi avverte “l’urgenza della scrittura come nodo tra l’esperienza e la riflessione che la distanzia, che l’accerta.
Quei luoghi parlano non solo di D. : Mondovì, Casale, Alba, le colline sono i luoghi dei libri di Pavese che lui ha già abitato, come pure ha abitato la Torino “un po’ vecchiotta , provinciale, fresca” dei versi di Gozzano, o la Torino bella e misteriosa delle pagine di “Giovinezza inventata” di Lalla Romano.
Attraverso una accorata raccolta di tracce Paolo rivive interiormente la sua insegnante scomparsa e, mentre con un linguaggio fluido e fresco ne ricostruisce la vicenda esistenziale, riflette sulla sua vita, soprattutto sulla scrittura e sul lavoro di narratore attraverso un dialogo stretto con  gli autori e i libri che D, gli aveva suggerito e che lo avevano salvato “tirandomi fuori da certe secche, da certi deserti dell’adolescenza, proprio quando disperavo di uscirne”.
In effetti questo libro può considerarsi un “canto di devozione” per l’insegnante, ma anche per la forza della scrittura che non solo avvicina ciò che è lontano annullando le distanze, ma restituisce la vita sottraendola alla morte.

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