di Carmela FERRO

E’ autunno già inoltrato e il mio amico tiglio ha perso quasi tutte le foglie. Allarga a ventaglio i rami spogli sul mio balcone, quasi a volersi insinuare dentro la stanza per farmi sentire la sua presenza, per tenermi compagnia.
Gli rivolgo uno sguardo complice mentre, dall’altro lato della piazza, mi avvicino lentamente osservando, come se fosse la prima volta, la mia vecchia casa. La mia casa, una delle più antiche del paese, custode della memoria storica della mia piccola comunità. La mia, ma prima che mia, dei miei genitori, e prima ancora, dei miei nonni.
So che dentro ritroverò i ricordi tangibili della mia famiglia, delle mie radici. La guardo con un misto di nostalgia e tenerezza, ma anche con un pizzico di ribellione per il legame, ancora forte, con cui mi trattiene a sé.
E intanto, mentre mi avvicino, il tiglio lascia cadere ancora qualche foglia ritardataria: sui gerani senza più fiori, sui piccoli cipressi profumati dal verde vivo, chiaro e vibrante, sulla pianta di rose che si aggrappa al  muro.
Entro… e accanto alla scala che porta su, mi ritrovo tra le cose che amo.
Ancora piante, riproduzioni di quadri famosi che mi hanno regalato emozioni… Chagall, Gaugen, Annigoni… e i libri. Già ben visibili nel piccolo ingresso, presenza forse invadente ma calorosa in ogni angolo della casa. Mi ritrovo subito tra loro, come tra intimi amici di cui so tutto.
Eccomi nel mio cantuccio: una piccola cameretta, troppo piccola per la quantità di giornali, fogli, volumi. Davvero dappertutto: nella libreria, sui mobili, per terra… E poi lo sguardo cade sul mio piccolo zoo di vetro. Mi avvicino e prendo in mano ogni piccolo animaletto di cristallo. Li accarezzo ad uno ad uno, piccoli doni che segnano storie, momenti, tappe diverse della mia vita…

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