di Tita FERRO

“ Desidera? “
Il tono è cortese ma gli occhi chiari e freddi non mostrano alcuna curiosità o desiderio d’accoglienza: dalla porta semiaperta guarda la sconosciuta mentre cerca di scostare da sé una bimba di forse quattro anni, una massa di capelli neri ricci, gli occhi verdi, la bocca imbronciata, che si aggrappa alla lunga gonna a grandi fiori rossi sul fondo azzurro.
“ Le chiedo scusa, signora, sono Tina Forte, il mio nome non le dirà niente, passavo da questa strada, via XXI agosto, e non ho resistito al desiderio di rivedere la casa dove ho abitato da ragazza”.
Gli occhi chiari perdono la loro freddezza, illuminati da un sorriso che scopre i denti bianchi regolari, mentre lei apre decisa la porta e prende per mano occhi verdi.
Di fronte alla porta d’ingresso c’è il lungo corridoio, sul quale si affacciano le porte di tutte le camere…

il bagno e la cucina a destra, il grande salotto di fronte, le due stanze da letto  e il piccolo studio a sinistra

… le porte non sono più laccate di bianco ma in legno naturale.
“Abbiamo fatto qualche lavoro per adattare la casa alle nostre esigenze “, dice intanto la donna, mentre occhi verdi sempre attaccata a lei, segue con lo sguardo l’una e l’altra: Tina le sorride ed improvvisamente lei si nasconde dietro la gonna, non per timidezza ma per fare un nuovo gioco, infatti, rimette fuori la testa e la guarda per attirare la sua attenzione.
“Non abbiamo cambiato la disposizione delle stanze, continua la madre, c’è solo qualche comodità in più, l’acqua calda, la cucina elettrica… ma venga, non stia sulla porta”.
“Qui c’era il bagno”, dice Tina indicando la prima porta sulla destra.
“C’è ancora, lo abbiamo modificato un po’ all’interno: sa, c’era lo spazio per un armadio e per la lavatrice ed ho preferito averla qui che in cucina”.
“E la porta successiva dovrebbe essere la cucina”…
“Proprio così, ricorda bene. C’è un po’ di disordine, mi scusi,” dice e intanto raccoglie da terra una bambola di pezza un po’ malconcia, “ma con i bambini ancora piccoli, il mattino si fa fatica a rimettere in ordine”…

Tina, Tinaa, Tiiinaaa…Tina non può più fingere di non sentire la mamma che la chiama, deve lasciare la bambola alla quale stava provando il bellissimo vestito  realizzato con grande fatica, ed andare in cucina.
La stanza è poco illuminata perché prende luce da una sola finestra che affaccia su un cortile interno. A destra entrando c’è il focolare in mattoni con due fornelli sotto i quali si accende il fuoco con legna e carbone: qui entra in scena proprio lei, deve star ferma a ripetere col soffietto lo stesso movimento, destra sinistra, sinistra destra, che tiene desta la fiamma e la ravviva.
Nelle due pareti, di fronte al focolare ed alla porta, ci sono due cristalliere con cassetti nella parte inferiore e sportelli a vetri in quella superiore, piene di utensili da cucina e di provviste: al centro c’è un tavolo rettangolare, laccato di verde come i mobili e le sei sedie, tante quanti i componenti della famiglia.
E’ il tavolo che trasforma l’odiosa cucina in una delle più belle camere della casa all’ora di pranzo e di cena, quando tutta la famiglia si riunisce e la stanza si anima soprattutto per le voci dei ragazzi, due maschi e due femmine, che raccontano a gara la loro giornata: la mamma interviene di tanto in tanto a commentare, mentre il papà partecipa raramente, ascolta soltanto ma rimane lontano, tutto preso dai suoi pensieri.
Tina non ama la cucina, forse perché vi si svolge un lavoro per lei poco piacevole, abitudinario, forse perché le pesa aiutare la mamma che è l’ordine personificato ed è severa di fronte ai suoi capricci e soprattutto perché dal  vano sotto il focolare, dove si tiene la legna ed il carbone, di tanto in tanto sbuca qualche scarafaggio che terrorizza lei e la mamma: il papà invece ride mentre lo schiaccia con noncuranza sotto il piede.
Tina vorrebbe essere coraggiosa come il papà a cui assomiglia per la sua capacità di sognare, la sua creatività, l’apertura fiduciosa agli altri che la mamma spesso definisce ingenuità, e invece è paurosa ma solo per gli scarafaggi che si muovono veloci e sembrano poterle venire addosso

“Eccomi “, dice la signora, interrompendo i suoi pensieri: si è allontanata ed è tornata con un’altra occhi verdi più piccola in braccio, che Tina guarda con tenerezza, come la bambola della sua infanzia.
“La bimba si è svegliata e mi vuole vicina a sé”, dice la signora, stampandole un bacio sulla guancia, “e con la pappa pronta”, aggiunge ridendo.
“C’è ancora la terrazza?”, chiede Tina.
“Certamente, tutto come prima: i padroni di casa avrebbero voluto costruire un altro appartamento ma non hanno potuto perché lo stabile, anche se di soli due piani, non era predisposto per la sopraelevazione”.
“Mi permette di andare in terrazza?”
“Faccia pure. Mi scusi se non posso accompagnarla, la piccola reclama il suo latte: c’è la chiave della porta appesa al muro, sulla destra”.
“Non si preoccupi, signora, conosco la strada. La ringrazio, è stata davvero gentile, la saluto adesso così non la disturberò ancora. Ciao, piccolina”. Tina sfiora con la mano i capelli neri di occhi verdi, soffici come morbida lana, e lei le regala un sorriso.
Tre rampe di scale e Tina si trova in terrazza, apre la porta e subito una ventata la investe mentre il cielo azzurro sembra venirle incontro con poche nuvole bianche che si spostano veloci cambiando forma…

Tina corre a braccia aperte e non vede che il sole e il cielo… questo è il suo regno: qui non la raggiunge la voce della mamma, qui si sente libera di correre fino a farsi venire il fiatone…
… Qui guarda il cielo e pensa: quando sarò grande vorrò una casa senza confini, potrò spostarmi e cambiare come le nuvole, mi lascerò accarezzare dal vento, mi farò portare via dal vento…
… Oggi gioca con i fratelli a palla. La loro terrazza confina con quella di un vicino che si intravede qualche volta e di cui hanno paura; è separata dall’altra con  fili di ferro spinato tesi tra due bastoni alle estremità: quando nel gioco la palla cade dall’altra parte, uno di loro a turno passa attraverso i fili che gli altri mantengono distanziati quanto possono…… Come batte forte il cuore mentre fanno qualcosa che mamma non vorrebbe e forse  neppure il vicino, ma sono felici, anzi la stessa sensazione di avere il coraggio per un’azione tanto difficile li rende fieri di se stessi … anche se  spesso con qualche graffio in più sulle gambe e sulle braccia…
… In una zona riparata della terrazza ci sono le lenzuola stese: i quattro ragazzi inventano altri giochi, nascondendosi tra le stoffe, rincorrendosi tra i panni bagnati che danno una sensazione di freschezza sul viso, vivendo tutta la gioia di stare insieme e  d’ essere felici…
… Qui Tina si sente  a casa tra i due elementi che ama di più: il cielo sopra la testa e il mare che intravede in lontananza, azzurro come il cielo, tra due palazzi, piccolo assaggio della gioia più grande che prova quando la mamma li porta in spiaggia

Tina guarda, stordita, la chiave tra le mani: le sembra che sia passato molto tempo ma un’occhiata all’orologio le dice che è trascorso solo qualche minuto. E’ come se avesse per un momento bucato il tempo e fosse entrata in un’altra dimensione.
Richiude piano la porta, rifà le scale e si ritrova in strada, nel solito traffico.

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