Manca ancora un mese a Natale, ma quest’anno Pietre di scarto i regali comincia a scartarli in anticipo. E sono particolarmente graditi, creativi e, soprattutto, in carne e ossa. Si, avete capito bene, perchè sono le nostre due new entry, Paola ABENAVOLI e Romina ARENA, diverse ma per molti aspetti simili, giornalista la prima, lettrice accanita e non solo per passione la seconda. Ad entrambe va il nostro più caloroso benvenuto e il ringraziamento per la freschezza e i nuovi stimoli portati all’interno del gruppo. Paola in passato ha già collaborato con noi con i suoi articoli e presto imparerete a conoscere anche Romina. Anzi, conosciamola subito.

 

MI PRESENTO

Dovrei presentarmi. È tre giorni che sono ferma su queste due prime parole. Dovrei presentarmi. Ma da dove comincio?
Se parto col classico “mi chiamo Romina” sembra di stare al primo incontro degli alcolisti anonimi, ma per scrivere un curriculum le generalità sembrano essere fondamentali, imprescindibili. Allora va bene, mi chiamo Romina e di lavoro faccio la precaria e la sognatrice. Vivo tra le nuvole. Ogni tanto scendo, ma mi piace poco e sgattaiolo subito su. Se entrando in casa non doveste scorgermi, per favore, cercate dietro le trincee di libri: sono un’ipocondriaca sociale e quello è il mio rifugio antiatomico.
Camminando, fate attenzione a non scivolare sui fogli di carta ed i colori e soprattutto non prendere a calci la macchina fotografica ed il cane.
Questo è l’humus caotico in cui piombo e sguazzo quando non ho le mani intrise di vernice e colla a caldo e quando vinco qualche battaglia nella mia piccola guerra punica contro la polvere: quel paradosso che è la normalità, ma anche la normalità del paradosso, come mettersi scarafaggi e lombrichi nelle tasche o schiacciarsi le dita nella portiera della macchina e ridere.
Sono alfabetizzata. Per la verità ho anche utilizzato il pallottoliere, ma con scarsi risultati. Alla calcolatrice ho preferito la penna e proprio adesso mi accorgo che alla fine faccio ridere sia con l’una che con l’altra. Ho risalito tutta, ma proprio tutta, la scala della scienza: oltre non sono riuscita ad andare. Boccata d’ossigeno, quanto meno per essermi lasciata dietro l’insegnante di lettere che riteneva Emile Zola essere due persone: Emile e Zola; le coccole aulenti dolci effusioni e l’uomo preistorico messo in pericolo dai dinosauri, ragion per cui non usciva mai dalle caverne. Per non parlare della Prof. di chimica, secondo la quale da me non avrebbe mai cavato “un buco da un ragno”. Arduo, per la verità.
La prima volta che presi un libro in mano cercavo le immagini. Non trovandole, rimasi molto delusa. Non erano come Topolino, i libri. Niente colori, niente pubblicità. La seconda volta capii che le immagini c’erano, ma erano nella mia testa e per la prima volta feci un viaggio e addirittura andai fuori dal sistema solare. Scusate, ma devo ancora tornare.
Sognavo di andare sulla luna? No, sognavo di avere un papà gelataio, una fattoria e una mandria di cani. Ora abito al terzo piano di un Condominio con un amministratore malato di esotismo, sul terrazzo il basilico viene su a fatica e gli unici animali, a parte Pedro, il criceto, e Rosetta, la cagnona, sono i condomini.
L’amministratore scribacchia verbali, stende proclami invitando al pagamento del mobiletto di plastica messo in fondo alle scale, io scrivo racconti e penso che siano più divertenti. Un giorno farò come lui con i suoi editti, li attaccherò al muro con lo scotch.

Romina Arena

Annunci