Report del laboratorio di lettura di venerdì 12 novembre 2010

a cura di Sara PUNTILLO

Ci ritroviamo nella Sala della Biblioteca del Liceo scientifico “L. da Vinci” che ci ospita per i nostri laboratori. Contente anche per la presenza di alcune nuove amiche ci sistemiamo a stento nello spazio intorno al grande tavolo perché  siamo numerose, ventidue.
Iniziamo subito a leggere i testi che ciascuna di noi ha portato: le fotocopie non sempre bastano, non avevamo previsto la partecipazione di tante persone, cerchiamo di seguire in coppia oppure ascoltiamo semplicemente la lettura che viene fatta.
Il tempo è uno degli argomenti più trattati negli interventi dopo la lettura di una poesia di R. M. RilkeAutunno” scelta da Sara e di un brano da “La diceria dell’untore” di G. Bufalino, proposto da Teresa.  La prima è una preghiera collocata nel tempo che rimanda metaforicamente ad un momento della vita non ancora conclusa, al desiderio di un “giorno di tepore”, ad una richiesta di senso e di continuazione dell’esistenza. Nel secondo, oltre l’intensità e la ricchezza della lingua, emerge il rapporto di chi è ammalato con la vita: la malattia modifica il senso del tempo.
Altri fili di riflessione si intrecciano: per esempio quelli dell’opportunità di salvezza   offerti dalla scrittura e dalla lettura dopo tragici eventi che minano ogni speranza, come ammette nella sua esperienza, dopo la morte del figlio, Grossman nel  Discorso alla fiera del libro di Francoforte,  proposto da Carmela. Ugualmente in un articolo di A. Siracusano, proposto da Franca, si parla di due fratelli condannati a lunghissimi periodi di detenzione che in carcere ritrovano la bellezza del leggere e dello scrivere facendone possibilità per una vita nuova e diversa.
Maria B. legge la poesia di W. Szymborska, “L’odio”, che accende un vivace dibattito sulla sua natura, (è innato nell’uomo o nasce dal contagio degli altri?) e sulle sue espressioni. Tale è la complessità degli interventi che Teresa propone un’officina che abbia come tema l’Odiare per approfondire l’argomento.
Si passa ad altro con i versi di G. Raboni in “Ombre come noi”, ricchi di suggestione e di rimandi danteschi sullo sfondo magico di Venezia, proposti da Emilia; seguono le pagine dense di emozioni tratte da “Come le mosche d’autunno”, di I. Nemirosky, scelte da Serena, e quelle tratte da “Casa Howard” di E. M. Forster, lette da Maria I., in cui si sottolinea il rapporto tra le persone e la musica.
Mimma sposta il nostro sguardo al mondo dei giovani con le loro confuse emozioni, leggendo due pagine da “Un paradiso all’inferno” di O. Rolak, espresse in una prosa a volte eccessivamente sintetica e ripetitiva come quella di “Prima che sia giorno” di G. Messina, scelta da Maria S..
Giuseppina legge alcune due pagine da “Accabadora” di M. Murgia: ancora una volta la discussione prende vita, il romanzo ha appassionato quanti lo hanno letto, ma la complessità dei temi e il desiderio di intervenire ci fanno stabilire di dedicare il primo venerdì del mese, per ora libero dai laboratori,  alla lettura e discussione di un libro che per la prossima volta sarà appunto “Accabadora”.
Il tempo vola. Katia non fa in tempo a leggere il brano che aveva scelto e neppure Tita che aveva portato un intero racconto di Flannery O’ Connor, “Gli storpi entreranno per primi” di cui pensava di proporre le prime due pagine: il testo viene distribuito e si decide di proporne la discussione nella mailing list di Pietre di scarto per sollecitare la partecipazione di tutte le socie.
Le nuove amiche sono entusiaste del Laboratorio: manifestano l’intenzione di partecipare anche agli altri.
I biscotti di Serena ci trattengono ancora un po’ in biblioteca tra chiacchiere, commenti e tanta gioia.
Buone letture a tutte.

Annunci