Dall’incontro del laboratorio di scrittura creativa del mese scorso, durante il quale i partecipanti sono stati invitati a raccontare cosa vedono dalle proprie finestre e, in particolare, chi siano i propri dirimpettai, sono venute fuori descrizioni diverse, divertenti e singolari. Così, dopo il racconto sulla signora Palmira che ci ha precedentemente entusiasmato, ve ne proponiamo un altro:

di Maria BAMBACE

Alzarsi al mattino sul far dell’alba ed essere investiti dal profumo dei cornetti appena sfornati o del pane appena cotto e pronto per gli avventori è un momento inebriante, se poi a questo si aggiunge il cinguettio degli uccelli, specialmente uno che mi sembra lo stesso che saluta con lo stesso verso la sera, dà una sferzata ottimistica alla giornata.
Così l’ora del caffè è accompagnata da piacevoli sensazioni olfattive e uditive e da meditazioni su cosa voglia esprimere l’uccellino dal cinguettio così pressante. Il momento veramente rumoroso è quello della prima colazione, quando comincia il via vai delle macchine che, spesso lasciate con il motore acceso, attendono i padroni o le padrone che escano dal panificio. A questo si aggiunge il vociare dei bambini che vanno a scuola, o le urla di qualcuno che non ne vuole sapere di staccarsi dalla gonna della madre che prima lo blandisce con leccornie e poi lo strattona per portarlo a scuola.
A questo punto comincia il chiacchiericcio delle madri che, finalmente libere dei figli, possono dedicarsi al gossip a voce alta.
Io attenta nello studio a leggere o scrivere, involontariamente devo ascoltare i loro discorsi, perché ferme sotto il mio balcone, mostrano di non avere nessuna fretta e che tutto può attendere. Capirei se fosse una tantum, ma il gruppo sembra che abbia preso in affitto il marciapiede sotto il mio balcone almeno per un’ora al giorno per tutto l’anno scolastico. Non potendo continuare a leggere, sono costretta ad affacciarmi al balcone: donne giovani, dal look all’ultima moda, con pance e schiene che fuoriescono da pantaloni attillati, capelli lunghi ossigenati o mechati, spesso scarmigliati, tacchi- trampoli e sigaretta in bocca. Le osservo e rivado alla mia giovinezza.
Ero come loro? Mi perdevo in chiacchiere? Non mi sembra, perché ho avuto sempre un profondo rispetto del tempo, che ho cercato di utilizzare nella maniera più proficua. Quindi non è la maturità senile a rendermi diversa, ma una diversa concezione del tempo che ci è dato da vivere.
L’ora di pranzo è accompagnata dall’uscita dei bambini da scuola, ancora rumori, tanta allegria e da quel momento la traversa ritorna nella quiete che ben si adatta ad un utilizzo piacevole del tempo fino al tramonto, quando ritorna il verso ormai noto dell’uccello che affannosamente cerca il suo nido.

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