di Giusi ZINNARELLO (Ordo Virginum)

Pietre di scarto ha avuto il privilegio di presentare, in anteprima nazionale, nell’ambito del Convegno “Chi fuor li maggior tui?”, l’ultimo lavoro di padre Antonio Spadaro, gesuita, docente presso la Pontificia Università Gregoriana, e critico letterario de La Civiltà Cattolica,  fondatore dei laboratori di espressione creativa BombaCarta.
Il suo nuovo libro, “Svolta di respiro”, giunto in libreria lo stesso giorno di inizio del Convegno, ci dona un orizzonte ancora più ampio su temi cari all’autore e in parte già trattati nella sua precedente e vasta produzione.

Svolta di respiro” è una citazione dal poeta Paul Celan, il quale intende affermare che il poeta “espira” in forma poetica la realtà che egli ha “inspirato” perché gli sta intorno come l’aria e subito Spadaro precisa che l’esperienza è sempre una forma di respiro.

L’autore stesso nella prefazione definisce il libro come una “guida spirituale all’esperienza ordinaria del mondo d’oggi”.
C’è posto nella vita dell’uomo d’ oggi, immerso nel caos degli impegni e segnato da ritmi faticosi, per la spiritualità? E’ forse qualcosa di riservato solo a quelle poche persone ben formate e ferventi che riescono di tanto in tanto a ritirarsi in qualche eremo immerso nel verde?
Decisamente no.

Scrive Spadaro:
quando si parla di spiritualità bisogna partire col piede giusto: essa è una cosa che interessa tutti gli uomini in quanto tali perché tutti sono toccati dalla grazia di Cristo. Dunque la spiritualità riguarda ogni uomo ogni giorno: non solamente i giorni festivi, ma anche e soprattutto quelli feriali.
(…) L’uomo “inspira” il mondo che lo circonda e lo espira rielaborando in visioni, immagini, tensioni, comprensioni della vita, del destino, che hanno un significato di ordine spirituale. Qui a noi interessa questo passaggio, questo momento di espirazione, di “svolta di respiro” che dice che il mondo è toccato dallo spirito dell’uomo e viceversa
.

Tutti gli essere umani, proprio perché umani, hanno una vita spirituale… non abbiamo forse ricevuto la vita dal respiro stesso di Dio?

Per affrontare la questione della spiritualità nel mondo contemporaneo l’autore intende, attraverso questo prezioso scritto,  provare a compiere una perlustrazione dei territori nei quali è possibile riconoscere più facilmente la spiritualità del mondo contemporaneo.
E mentre  perlustra i territori ci offre “un sentiero verso la cascata”… per usare i versi di una nota poesia di Raymond Carver.
Un sentiero ben delineato nelle quattro parti in cui è strutturato il libro e di cui ho pensato di scegliere solo alcuni dei temi trattati che mi sono sembrati i passi più importanti di questo cammino verso la cascata che ci mostra l’uomo spirituale di oggi:  un uomo pienamente inserito nel mondo creato come vuole il mistero cristiano dell’incarnazione… ricordo una felice e nota espressione di Sant’Ireneo:
“ Veri uomini, veri santi!”

La prima parte è definita dall’autore “fondativa” ed ha come temi centrali la comprensione della vita come possibilità e l’apertura all’attesa di salvezza e al desiderio di Dio.

Si parte sempre da una domanda, suggerita da K. Rahner: <<… Abbiamo mai fatto sinora l’esperienza di ciò che è spirituale nell’uomo?>>.

Risponde Spadaro:
In realtà spesso non sappiamo neanche di essere vivi, figurarsi se sappiamo di essere spirituali. Ed è vero che spesso viviamo in maniera distratta, senza stupore… se davanti a noi ci fosse un rovo che arde senza consumarsi ce ne accorgeremmo? Per usare un’immagine biblica abbastanza incisiva.
Eppure, per ritornare a Rahner: lo spirito è… l’ingrediente adoperato per rendere la vita terrena dell’uomo bella e ricca di significato.
Siamo chiamati a vivere in maniera cosciente e consapevole la nostra spiritualità e ci sono alcuni atteggiamenti propri di un uomo spirituale, delineati dall’autore tra le pagine di Svolta di respiro.

Il primo è proprio di chi sa che tutto è avvolto da una domanda più ampia e sa porsi grandi questioni, questioni di vita e di morte… la questione di ciò che si vuole veramente. Perché allontanando da noi le grandi questioni, forse allontaniamo anche ciò che rende veramente  vitale e viva la nostra esistenza… ciò che la rende “bella”!

Il secondo è una spinta di ricerca verso la freschezza del reale.
L’uomo spirituale è chiamato a non indugiare disincantato su ciò che è stagnante e induce a disperare… in fondo alle cose vive una freschezza sorgiva da scoprire, forse appena intuibile verso la quale deve spingersi fino là dove solamente la fede e la grazia possono giungere.
Questo dona all’uomo consolazione, perché avverte, in un modo o nell’altro, l’intima relazione di tutto con la sua origine in Dio e gli permette di percepire che il suo destino è qualcosa di aperto, fluido, incandescente, che va persino al di là dell’immaginazione.

Il terzo atteggiamento dell’uomo spirituale è la fiducia nella vita.
Ascoltando molti giovani, spesso ho dovuto constatare che la sfiducia, che spesso sfiora anche la disperazione, è il cancro spirituale di questo nostro tempo… c’è uno smarrimento generale che credo abbia qui le sue radici!
La fiducia nella vita, invece, è quel punto di partenza per una vita vissuta in pienezza e in maniera autentica e fruttuosa.
È uno sguardo aperto che vede  e considera il mondo in attesa di compimento, per usare le parole della scrittrice Flannery O’ Connor, “pieno di promessa”.
Se la vita si apre all’attesa della salvezza e, anche davanti alla fatica, all’esperienza del limite, del dolore e della malattia,  è piena di promessa allora si aprono possibilità e si dispiegano opportunità inattese che possono sorprenderci.

La seconda e la terza parte

Illustrano un po’ i luoghi di spiritualità dell’uomo d’oggi: dall’esperienza creativa della parola poetica che si trasforma in preghiera si passa a descrivere l’esperienza della domanda, dell’azione, del dubbio e dello studio.

C’è un “battesimo dell’immaginazione” (pag 84) che l’uomo spirituale non può se non ricevere… è una conversione profonda che tocca non solo i gesti e i pensieri, ma anche l’immaginazione.
E’ l’esperienza fatta da Lewis leggendo  il romanzo di George McDonald: << Quella sera la mia immaginazione ricevette, in un certo senso, il battesimo>>.
Cambia la luce sotto la quale si vedono le cose e la stessa fantasia diventa un modo specifico di fare esperienza della realtà, una visione intensiva della realtà.
Questo permette quello che l’autore definisce discernimento culturale evangelico, inteso come la capacità critica di leggere la realtà e la cultura che essa incarna, cogliendo atteggiamenti profondi, significati, tensioni fondamentali… (…) esso cerca di riconoscere la presenza dello Spirito nella realtà umana… che è all’opera ovunque.
Non possiamo non pensare all’affermazione entusiasta della beata Angela da Foligno che immersa nella contemplazione esclama: “E’ tutto pieno di Dio questo universo!”

Ecco, dunque, l’esperienza della letteratura che non spiega ma dispiega la vita, acuisce la percezione, scopre gli abissi, rivela dinamiche interiori e profonde. E’, in un certo senso, un concentrato di vita.
E in quanto concentrato di vita porta in sé il mistero dell’esistenza  e questo aumenta pure la capacità di cercare e trovare Dio in tutte le cose e gli avvenimenti possibili, anche nel << territorio del diavolo>> come scriveva Flannery O’ Connor  certa che << spesso la natura della grazia si può spiegare solo descrivendone l’assenza>>.
E’ la forza della parola poetica che riesce a strappare le cose dalle loro tenebre per portarle alla luce.
E succede spesso che la poesia giunga a toccare la soglia della preghiera… in quella che viene definita tensione della poesia alla preghiera.
Scrive Emily Dickinson:

Era giunto il mio tempo di pregare
a grandi altezze cresce Dio- chi prega
deve scalare orizzonti – così
m’incamminai diretta verso Nord
per incontrare questo Strano Amico-,

il silenzio d’un tratto accondiscese-
e la creazione si fermò – per me-
ma atterrita al di là della mia impresa – adorai – non pregai
.

E’ una parola poetica che si fa tensione e desiderio, relazione nell’orizzonte di un “Tu” invocato anche se percepito come assente perché, precisa l’autore, ciò che davvero vale è che l’assenza di Dio sia avvertita come “assenza” appunto, e non come puro nulla.
C’è anche una poesia che ha in Dio un Tu chiaro, anche nel silenzio della notte spirituale… allora la poesia si fa preghiera e diventa il modo di dialogare con Lui anche nella lontananza: si sa che Dio c’è… ma se ne avverte l’assenza.
Come nei versi di Turoldo:

Tu, Dio, sempre più muto:
silenzio che più si addensa
più esplode: e ti parlo, ti parlo
e mi pento
e balbetto e sussurro sillabe
a me stesso ignote:
ma so che odi e ascolti
e ti muovi a pietà:
allora anch’io mi acquieto
e faccio silenzio
.

Fino ad arrivare alla poesia che è preghiera di lode che nasce dall’ avvertire nella realtà una presenza piena e luminosa di Dio e che è espressione di gratitudine, come i versi del Cantico delle Creature di Francesco D’Assisi.

La quarta parte è dedicata all’esperienza sensibile delle cose con le quali siamo a contatto, degli ambienti in cui viviamo e dei colori che vediamo … è un corollario che rivela la verità e la purezza dello sguardo dell’uomo spirituale che ha seguito il sentiero verso la cascata.
E’ uno sguardo sempre fresco sugli oggetti, pieno di stupore,  sotto il quale ogni oggetto sembra nuovo, come appena creato; uno sguardo contemplativo che accarezza tutto e può esclamare che ogni piccolo oggetto è pieno di mondo perché subito dopo la soglia,  percepisce nel profondo il mistero presente o, per usare ancora le parole dell’autore, intuisce la gloria delle piccole cose..
Come possiamo cogliere nei citati versi di William Blake:

Vedere un mondo in un granello di sabbia,
e un cielo in un fiore selvaggio.
Chiudere l’infinito in un palmo di mano
e l’eternità in un’ora.

O nelle luminose parole  di Jaccottet:

Ogni fiore che si apre, si direbbe che apra i miei occhi. Nella disattenzione. Senza alcun atto di volontà da una parte o dall’altra. Apre, nel proprio aprirsi, un’altra cosa, molto più di se stesso. E’ il presentirlo che ti sorprende e ti mette allegria. Proprio quando ti capita ormai, in alcuni momenti, di tremare, come qualcuno che abbia paura, e che creda o pretenda di non sapere perché.
L’autore ci dice che siamo chiamati a questa visione delle cose che definisce “sacramentale”, dalla quale nasce la contemplazione delle cose di tutti i giorni, ma anche un nuovo modo di usarle…

Così – e concludo –  l’uomo spirituale che cammina sulle strade spesso polverose di questo nostro mondo, che respira pienamente l’esperienza, che accarezza con lo sguardo ogni piccolo oggetto in questa visione sacramentale che gli permette poi di servirsene in maniera più spirituale, è l’uomo della mitezza, l’uomo pienamente evangelico che ritorna a passeggiare con  Dio in quel meraviglioso giardino che è stato pensato per la sua felicità e che è molto di più di uno schizzo di colore!

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