di Tita FERRO

Non saprei davvero come meglio definire quanto abbiamo sperimentato nei tre giorni del 7° Convegno Nazionale sulla Letteratura: “Chi fuor li maggior tui?”, se non rubando l’espressione di uno dei partecipanti.
Il Convegno è stato anzitutto un’occasione per ribadire con forza la necessità della presenza dei “maiores”, i maestri, punti di riferimento preziosi ed ineliminabili nel processo di crescita individuale e comunitario, ed insieme originale tentativo di individuazione di un canone attraverso le segnalazioni degli abituali relatori del Convegno. Infatti, se un canone universale ha poca incidenza sulla vita del singolo lettore ed è difficilmente definibile per l’impossibilità di trovare un accordo assoluto, il canone scaturito all’interno di un gruppo che riunisce tutti coloro che si riconoscono in un particolare modo di sentire la letteratura (ma non si chiudono in esso), ha il suo significato nel contribuire ad accrescere la conoscenza e la consapevolezza che il singolo ed anche il gruppo hanno di sé.
Qual è allora la differenza tra questo modo di ottenere un canone e l’altro che intende classificare i grandi nella storia della letteratura? E’ il riconoscimento che il canone di cui si avverte il bisogno, non è un arido elenco che tenta di salvare dalla dimenticanza alcuni nomi o titoli di opere, ma l’individuazione di coloro che hanno saputo farsi maestri, <generare> i loro lettori i quali, anche a distanza di tempo, continuano a sentirne la presenza nel lavoro di ricerca culturale e nella loro stessa vita, ne individuano i tratti inconfondibili in alcune caratteristiche personali, un canone insomma più reale, più vicino all’esperienza e alla vita del lettore.
A conclusione, il bilancio del 7° Convegno (sette convegni in sette anni, tutti documentati negli Atti che testimoniano il cammino di ricerca e di approfondimento di temi collegati con l’interrogativo iniziale, A che cosa serve la letteratura?) non può che essere positivo per l’interesse, la stima, il coro di approvazioni e di riconoscimenti, che le Pietre di scarto e Bombacarta hanno avuto dai partecipanti, l’entusiasmo che ha generato la possibilità di apertura semplice ed immediata alla comunicazione tra persone che vivono esperienze diverse, in ambienti e territori anche lontani.
<Il Convegno testimonia un forte impegno culturale>, è stato detto, <la capacità di collegare passato e presente con larghe aperture verso il futuro>, <è una boccata di ossigeno in un tempo in cui si avverte spesso una sensazione di mancanza d’aria>. E ancora: <Le Pietre di scarto non sono un gruppo, sono un movimento che ha fatto e potrà fare molto per Reggio>.
Sento allora il bisogno di ripetere il grazie già detto ad inizio dei lavori, a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento che ogni anno viene realizzato con il concorso di tanti: mi convinco sempre di più che da soli non si fa niente e non si va da nessuna parte, anche se si ha l’illusione di fare molta strada e ci si agita impegnando tempo ed energie. E’ il camminare insieme che porta frutto genuino per tutti, anche quando si deve rallentare il passo per aspettare gli altri oppure bisogna caricarsi sulle spalle il peso di chi è stanco o non vede la necessità di impegnarsi.
E allora grazie:

– ai validissimi relatori che, tratteggiando il profilo dei loro maiores, hanno svelato tratti del loro volto, in particolare a p. Antonio Spadaro che ha introdotto il Convegno come lui sa fare, chiarendo il senso, la portata e la necessità di una ricerca del canone letterario;

– all’elegante presentatrice, Cecilia Pandolfi, che è passata da Reggio, lasciando nei presenti un ricordo indimenticabile per l’intelligenza e prontezza nel cogliere di ogni relazione i passaggi essenziali, e la grazia naturale con cui ha riempito gli spazi tra una relazione e l’altra consentendo momenti di pausa preziosa;

– all’impareggiabile  lettrice, Rachele Digilio, che ha dato voce ai testi di McCarty
e di Tolstoj, facendone gustare la bellezza e l’unicità;

– ad un giovanissimo esperto, Damiano Garofalo, che ha videoregistrato il Convegno sotto l’occhio attento del vice presidente di Bombacarta Roma, Cristiano Gaston, permettendoci di poter riascoltare in futuro i testi e di rivivere l’incanto della comunicazione;

– alle “Madie” che sono arrivate precedute dalla attiva presidente Angela Caccia,  anima della comunicazione tra associazioni e tra i singoli associati;

– ai “Terremoti di carta” che dalla vicina Messina sono arrivati contagiando tutti  con il loro entusiasmo e quello della loro presidente, Nancy Antonazzo;

– al preside Giuliano Ladolfi, venuto da Novara con la docente, Rosa Pelaia, e con 21 simpaticissimi allievi della III C del Liceo Scientifico “Antonelli”, che, alcuni giorni dopo la conclusione del Convegno, diceva: <ti scrivo conservando ancora negli occhi il ricordo stupendo dei  giorni trascorsi a Reggio Calabria. I miei alunni e i loro genitori sono stati entusiasti: mai abbiamo ricevuto un’accoglienza così calorosa, così professionale, così qualificata come da voi. Essi  parleranno sempre in modo entusiasta della tua città. Tutto è stato meraviglioso. Grazie di cuore. I ragazzi sono rimasti impressionati dalla bellezza della Città>;

– alla collega, Rosa Pelaia, che mi ha detto di aver trovato a Reggio <il clima culturale di un altro pianeta>, con <un’apertura e un interesse alla ricerca che non sospettavo>;

– ai 21 impeccabili studenti: <E’ un’esperienza che non dimenticheremo>, hanno detto quando li abbiamo salutati, <Reggio è bellissima>;

– a chi non ha potuto partecipare di persona, ma ha cercato in tutti i modi di farsi presente;

– alle giovani Pietre di scarto di Pentedattilo (l’impareggiabile Tonino e compagni, aiutati da Maria e Aldo Chiantella dietro le quinte), e di Croce Valanidi, capitanate dalla Pasionaria, ma sì, proprio lei, Paola.

E l’ultima perla della … collana del grazie?
La riservo alle Pietre scartate, impegnate senza risparmiarsi, non solo quelle che erano forzatamente in primo piano, ma tutte le altre: Maria Carpenteri che ha confezionato i contenitori delle boccettine di essenza di bergamotto per gli studenti di Novara, ed ha procurato bergamotti e limoni per prolungare nei nostri ospiti il ricordo di Reggio con la caratteristica fragranza degli agrumi; Aldo Chiantella e Diego Aldarese, i nostri <autisti> che hanno fatto avanti e indietro dall’aeroporto per accompagnare chi è arrivato dopo oppure è partito in anticipo; il nostro fotografo, sempre lui, Diego, che ha fatto un vero e proprio report di immagini, e tutti gli altri che in un modo o nell’altro si sono adoperati per tappare i … buchi nell’organizzazione, creati dai limiti altrui.

No, non è un caso che la mia parola sia un grazie sempre più profondo e consapevole: ogni Convegno, al di là del valore culturale, innegabile, è tempo prezioso di comunicazione e di particolare comunione di intenti, tratto che lo caratterizza e dà stabilità e forza alla sua proposta.

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