Dal Laboratorio di scrittura creativa di Pietre di scarto del 15/01/2010

Il Laboratorio ha tratto l’input da un brano della novella di Pirandello, La tragedia del personaggio, dalle Novelle per un anno: dopo la lettura del brano ed un breve scambio di pareri, i dodici partecipanti hanno scritto per un quarto d’ora, come richiedeva l’esercizio: <Un/più personaggio/i  bussa/no alla tua porta: “Desidera/te?”  “Vorrei/mmo esistere. Per favore racconti la mia/nostra storia”>.

Di questo laboratorio vi avevamo già proposto nei giorni scorsi due degli esercizi prodotti e rispettivamente quello di Maria Bambace, Incontro con la signora Titina, e quello di Elettra Griso, Vicino allo stagno.

Adesso è la volta del testo di Giuseppina Catone. Buona lettura!

SUL PIANEROTTOLO

C’è la signora con la sporta della spesa, ingoffata nel cappottone largo e lungo, con uno sciarpone al collo, che aspetta nell’androne. Non la conosco la guardo un attimo e tiro dritta. Più avanti, seduto sulle scale, con una sigaretta a metà tra le labbra, un signore magro magro, di età indefinita, che legge distrattamente il giornale e quando entro mi fa un cenno con la testa. Non conosco neanche lui e tiro dritta verso la prima rampa: qualcuno è sul pianerottolo, sento le voci, sento discutere: “Ci sono prima io!” “Ma io ho fretta! Mi faccia la cortesia, voglia essere gentile…” “Non se ne parla nemmeno, è da tre ore che sono qui! Ma è arrivata?”
Salgo lentamente, ora, preoccupata. Su quel pianerottolo abito solo io e l’ufficio di fronte è chiuso: che vorranno queste persone e come sono entrate visto che nessuno ha potuto aprire loro il portone? Avanzo e mi si fa incontro un signore molto distinto con un che di militaresco nell’aspetto. Si mette quasi sull’attenti, fa un mezzo inchino “Le posso parlare?” Sta rivolgendosi a me. Ma la donna dietro di lui, certamente una donna in carriera a giudicare dall’abbigliamento e dalla borsa portadocumenti che tiene in mano, si intromette “La prego, ascolti prima me! Ho una fretta indiavolata, ho udienza.” Non faccio in  tempo a rispondere che dal basso la signora con la spesa chiama: “Ehi, di sopra, ci sono anch’io qui ed ho più fretta di voi, devo andare a cucinare!” Mi sento asserragliata, se volessi scappare non saprei come fare. Solo l’uomo seduto sul primo gradino non si è mosso, ha continuato a sfogliare il giornale, ma distrattamente ancora. Poi si alza, si avvicina alla signora con la spesa, non la degna di uno sguardo, la supera sulla scala ed in quattro passi raggiunge il pianerottolo dove io, il vecchio ufficiale e l’avvocatessa che ha fretta siamo rimasti muti. “Sono un assassino” dice.

Tre ore dopo sono seduta alla scrivania: penna in mano e foglio bianco davanti agli occhi. Nella mia mente si affollano storie, visi, persone. Chi è il protagonista del mio romanzo? A chi ho dato ascolto su quel pianerottolo?
E’ Giulia, la signora con la spesa, che mi ha raccontato una storia fatta di sogni e delusioni, di lotta quotidiana per sbarcare il lunario, di un marito muto, di figli indifferenti?
E’ Giovanni, ufficiale in congedo, con i suoi ricordi ricchi di eroismo e amor di patria, ma anche di pietà e di generosità?
E’ Ester, brillante avvocato, sempre in lotta con gli uomini delle altre e con i suoi, alla ricerca di un successo che paga ogni giorno con la solitudine?
Oppure è Dino, che si è giocato tutto per un sogno, che ha bruciato con una pallottola la vita altrui e la propria?
O forse è la storia di tutti e quattro, imprevedibilmente legati tra di loro?
Il foglio bianco si comincia a popolare…

Annunci