Report dell’incontro di mercoledì 20 gennaio 2010

di Rosa SALICE

Un altro mercoledì trascorso al laboratorio per gli alunni del San Vincenzo. Un altro giorno speso per una piccola crescita personale per qualcuno, un giorno come tanti, solo più impegnato per altri. Per me un’esperienza che sto affrontando con immenso piacere, semplicemente. E “mettendo a frutto” ciò che ci circonda, anche questa volta abbiamo lavorato sulla nostra immaginazione e sulla nostra capacità di riportare su carta un’idea di racconto. Avevamo da lavorare a casa su un piccolo brano descrittivo che già avevamo iniziato la volta precedente, che consisteva nell’osservare una vignetta e tentare di descriverne soggettivamente i personaggi, gli ambienti, gli odori e anche i suoni e le eventuali situazioni.
L’immagine era molto semplice e dirò solo il quadro generale perché se andassi nel dettaglio darei un’interpretazione che sarebbe esclusivamente mia, dato che gli altri miei compagni hanno saputo vedere cose differenti rispetto a quelle che hanno colpito me. Un locale, uomini al bancone, qualche sigaretta. Un uomo seduto. Tutto mostrato in tre piccole vignette in bianco e nero. Ecco da qua partono le svariate interpretazioni che ognuno di noi ha fatto della scenetta. Iniziamo con Antonio A. Lui vede una storia di alcolismo e disperazione dietro un uomo seduto che sorseggia una birra, e questo l’aveva notato la volta precedente, perché oggi si concentra sulla storia degli altri personaggi e in questi vi trova qualcosa di losco. Uno dev’essere un gangster che sta per commettere qualche delitto, uno dei tanti. E questo alla fine sarà arrestato per il misfatto compiuto. Poi è stato il mio turno; la mia situazione era abbastanza diversa: il personaggio che descrive beve il suo caffè e intanto osserva i dettagli del luogo in cui si trova, delle persone sedute..ricorda.. Poi a sconvolgere la situazione un uomo dall’aspetto cupo entra nel bar e scuote l’ambiente, era un tizio malfamato. Alla fine addirittura parte un colpo di pistola. Poi si passa al racconto di Massimiliano che parte dall’osservazione del personaggio che entra nel bar a una sua riflessione personale. Lui soffriva di tossicodipendenza, stava stretto nei suoi confini, nei suoi limiti. Come in quel bar, la società era al di fuori amplificata e lui trova conforto solo in una dose di mescalina. Per Antonio L. la situazione era questa: un barbone entra nel bar e cerca da bere, sempre di più finchè, brillo, cerca di colpire il proprietario e viene buttato fuori “come un sacco di spazzatura”. Per gli occhi di Stella il centro della scena erano un uomo e una donna dai capelli biondi e l’abito rosso; lui che lasciava le sue dita fossero “solleticate dai capelli” di lei e qui subentra il narratore, timido e impacciato che chiede il suo cappuccino e fa una strana amicizia al bancone..
Insomma ognuno di noi ha saputo raccontare la sua storia, come la vedeva, come la faceva proseguire e cosa di più attirava la sua attenzione.
Dopo le letture siamo passati ad un uovo lavoro; Katia ci ha distribuito delle fotocopie con le indicazioni, come sempre, e poi ci ha fatto osservare un’immagine. In quella dovevamo “entrare” per raccontare la scena e tutto quello che stava succedendo, come se stessimo vivendo quel momento. La foto rappresentava due mani, una grande di uomo o donna che si faceva “stringere” da un’altra piccola manina da bimbo. Anche qui abbiamo lasciato libere le nostre idee e abbiamo saputo rappresentare a modo nostro l’accaduto. C’è chi l’ha vista dall’esterno, chi da papà che tiene la figlia, chi con gli occhi stessi della bimba.
Dopo ci siamo congedati dandoci appuntamento al prossimo mercoledì con il laboratorio di lettura.

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