INCONTRO CON LA SIG.RA TITINA

di Maria BAMBACE

Esco o non esco, si dice Vera guardando il cielo livido dalla finestra, mentre assapora il calduccio della stanza, ma non può rimandare più, deve uscire per sbrigare tante commissioni che il giorno prima ha proprio cancellato per godersi un po’ di relax, dopo giornate frenetiche in vista delle feste.
Superando le remore, indossa il cappotto ed esce, dandosi uno sguardo fugace allo specchio dell’ingresso: quasi non si riconosce, tanto è diversa da quando giovane cercava ogni pretesto per andare fuori.
Prima fermata, pesci, poi frutta, poi pane, poi regali: è tardi bisogna tornare, ma ecco una figura attira il suo sguardo per la lentezza con cui avanza. È lei o non è lei? Vera lascia da parte la solita fretta e si avvicina alla donna: ma è la signora Titina che aveva conosciuto in tutta la sua agilità e concretezza quaranta anni prima. Gli anni trascorsi si contano tutti sul corpo e sul viso della donna ormai appesantita, preda di dolori alle ginocchia, solo gli occhi sono rimasti uguali, neri, indagatori e carezzevoli.
Vera torna agli anni della sua inesperienza, quando con un bambino piccolo spesso chiedeva consigli alla donna e la guardava con tanta ammirazione per la destrezza con cui gestiva la famiglia, tirava su i suoi tre figli maschi, era puntuale al lavoro, confezionava con ineguagliabile bravura dolci per tutti. Quante volte Vera si era fermata a parlare con lei così saggia  e generosa di consigli. Ora che è lenta, impossibilitata quasi a camminare, Vera la incoraggia con le sue parole, ricordandole la sua antica fattività. 
“Ora non posso più venire a messa di pomeriggio perché col buio non me la sento di mettermi in strada, né impasto più pastiere e petrali, ho ceduto le armi”, risponde alla domanda di Vera stupita che non si siano viste da tanto tempo. E Vera ormai avanti negli anni, come inesorabilmente lo specchio le ha indicato, cerca di incoraggiare la donna con il piacevole ricordo dei momenti trascorsi. “Si – dice la signora Titina – allora i figli erano piccoli e con una ferrea disciplina riuscivo a padroneggiare tutto, poi i figli sono cresciuti e non sono mancati neppure i dolori: la morte di mio marito, la separazione di un figlio dalla moglie, accettati con rassegnazione, ma che lasciano il segno nell’anima e nel corpo. Infatti anche se sforzandomi, riuscirei ancora a fare qualcosa, sento che mi manca la volontà, non ho più stimoli, i nipoti sono ormai grandi e vanno per la loro strada, i figli li vedo poco sereni e io che posso fare? Ho la voglia di sottolineare la festa? No, anzi l’arrivo delle feste acuisce la mia sofferenza, l’unico conforto è nella preghiera e in qualche passeggiata sul lungomare, ma tanto lenta, con molte fermate perché le ginocchia sono molto doloranti.”
Vera cerca di confortarla ma con l’esperienza che ha accumulato negli anni, non può che condividere i sentimenti della signora Titina e l’unica cosa che può fare è promettere di accompagnarla lei alla messa del pomeriggio, se la signora vuole mantenere la sua antica abitudine. Si salutano con l’affetto di sempre, con la promessa di rivedersi, per riallacciare gli antichi rapporti.

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