Report del laboratorio di lettura di mercoledì 13 gennaio 2010

di Stella LO GIUDICE

Anche questa settimana, come di consueto, l’incontro per il laboratorio di lettura tra noi alunni dell’Istituto S. Vincenzo de’ Paoli è stato piacevole e fruttuoso, nonostante molti degli iscritti non abbiano potuto partecipare a causa degli esami di riparazione dei debiti scolastici.
Il tema scelto per questo incontro era “La Nascita”, in onore delle festività che abbiamo avuto il piacere di celebrare ultimamente. Visto il significato così vasto del termine, molti di noi hanno affrontato secondo un punto di vista molto differente il tema.

Il primo brano che ci è stato proposto da Antonio era tratto daTwilight”, il best seller mondiale di Stephenie Meyer. Il libro racconta nel dettaglio la storia di un amore travagliato e maledetto, a causa delle notevoli differenze tra l’uomo e la donna protagonisti della saga. Il nostro compagno ci ha letto, in particolare, il passo in cui si capisce che tra i due ragazzi nasce il sentimento, l’istante in cui entrambi si rendono conto che ormai sono legati l’uno all’altra per l’eternità.

Questa prima interpretazione della nascita ha introdotto poi la seconda visione che invece ci ha mostrato Rosa. Il suo brano era tratto da un racconto di Edgar Allan Poe, che si intitolava “Il cuore rivelatore”; questo stesso parlava invece di un uomo, portato alla follia dal vecchio al quale badava, che con un occhio malato continuava a fissarlo. L’uomo, esasperato dalla costante presenza di uno sguardo indagatore su di sé, non si sbarazza solo dell’occhio, ma dell’uomo, e lo fa a pezzi e lo seppellisce. Inizialmente il protagonista appare tranquillo, ma quando la polizia inizia ad intervistarlo, ecco che la finzione dell’uomo tranquillo degrada. Pian piano, attraverso una minuziosa descrizione dei rumori e delle percezioni del protagonista, l’autore ha iniziato a parlarci della follia che nasceva e si faceva strada nell’animo dell’uomo, che alla fine del racconto non si dimostra più in grado di intendere e di volere. Questo secondo brano ci ha richiesto qualche riflessione. Innanzitutto ci siamo soffermati su qualche tecnica stilistica utilizzata dall’autore francese per conquistare l’attenzione del lettore, e poi abbiamo preso in considerazione la serie di descrizioni e l’utilizzo di termini molto crudi, di un ritmo incalzante e di un costante passaggio dalla prima alla terza persona durante il racconto.

Anche il terzo brano proposto dalla nostra compagna Morgana ci ha richiesto molte riflessioni, poiché ci ha permesso di introdurre una tematica che soprattutto negli ultimi anni ha molto coinvolto il mondo dei lettori: la condizione del popolo islamico, costretto a convivere con molte realtà spiacevoli. In particolare, “La bambina che non esisteva”, di Biba Shakib, ci ha permesso di introdurre qualche opinione riguardo la condizione delle donne, e molti di noi hanno portato una testimonianza diretta, che derivava ora da qualche visita turistica, ora da qualche semplice notizia appresa dalla televisione o da internet. Il brano, che questa volta parlava della nascita nel senso più stretto e materiale del termine, descriveva l’atto di una donna figlia di un generale che, partorendo, scopre che la sua primogenita è una femmina, e questo probabilmente condurrà la figlioletta alla morte. Il padre, che poco prima appare freddo e impersonale, quando però vede la bimba e sente il suo pianto, non riesce a trovare il coraggio di ucciderla; la nostra compagna ci ha anticipato, inoltre, che la femminuccia verrà infine cresciuta come un maschietto, ma sarà poi costretta a fare i conti con i cambiamenti fisici tipici dell’età dell’adolescenza, che non potranno che svelarle la verità sul proprio sesso. Questo brano, personalmente, mi ha molto colpito perché molto intenso, e ancora adesso a pensarci ho l’impressione di percepire dei brividi. La capacità dell’autrice di descrivere il sentimento di disperazione, misto all’amore e alla paura di entrambi i genitori è stata notevole, e non ha potuto fare altro che trasmettere in me sensazioni fortissime, e non riesco ancora a dimenticare la scena che, ascoltando, sono riuscita a ricreare perfettamente nella mia mente. Confrontandomi con i miei compagni ho notato che un po’ tutti hanno provato questa forte sensazione, ed ho capito come mai questi scritti interessino tanto i lettori in questi ultimi anni.

Infine, Domenica ci ha proposto invece una raccolta di poesie, in particolare ce ne ha lette un paio molto profonde, intitolata “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, di Cesare Pavese; la nostra compagna non era a conoscenza del tema che avevamo scelto, perciò ha portato questi brani a piacere, ma ci siamo ritrovati piacevolmente sorpresi dall’ironia della sorte: dalla nascita alla morte in una sola lezione!. Cesare Pavese ci ha descritto, attraverso ambienti, suoni e profumi, una visione della morte che può stranamente essere interpretata sia positivamente che negativamente, come se si guardasse un’immagine in tre dimensioni, con più facce e sfaccettature.
Anche questo laboratorio, insomma, è stato davvero interessante e produttivo, tra riflessioni e scoperte di nuovi fantastici autori!

Annunci