LULA

di Tita FERRO

L’aveva chiamata Lula ed era certamente una femmina, una bastardina col pelo lucido, grigio a larghe chiazze scure, una macchia nera a coprire l’occhio sinistro. L’aveva trovata nel giardino della casa di campagna e non aveva voluto più lasciare quel luogo, difendendolo come proprio territorio. Che puoi fare se trovi un cane, pardon una cagnetta, che non intende ragioni? Paola, un’insegnante di inglese rigida di fronte alle regole, responsabile nel portare avanti con cura i rapporti con gli altri, fossero esseri umani oppure animali o cose, non aveva alcuna intenzione di sobbarcarsi la responsabilità di un cucciolo: se è un cane che passa per strada, lo guardi, gli fai magari qualche carezza, gli dai anche qualche resto del pranzo, ma tutto finisce lì, non ti senti in alcun modo obbligato ad occupartene. Se te ne prendi cura, se in qualche modo lo -adotti-, gli dai un nome, se stabilisci con lui un rapporto e sei da lui riconosciuto, allora è diverso: lui rispetterà alcune tue esigenze, non salirà sul divano, non ti porterà in casa l’osso raccolto per strada, non farà i suoi bisogni né in salotto né in cucina, ma tu dovrai rispettare le sue necessità che non sono soltanto quelle di dargli il cibo e una cuccia, ma anche di portarlo fuori a tempo opportuno, di assicurargli la necessaria visita mensile dal veterinario e l’almeno settimanale appuntamento con docce e shampoo, che gli mantengano il pelo pulito e salvaguardino te dal fastidio di un odore non certo gradevole e di peli sparsi un po’ dappertutto. Proprio per questo Paola non avrebbe voluto lasciarsi coinvolgere in un’esperienza che poi si sarebbe sentita obbligata a portare avanti nonostante tutto. Ricordava bene la precedente avventura con un coniglio che le era stato regalato da un gruppo di alunni: lo aveva accolto con gioia perché era buffo e simpatico mentre saltellava per casa o masticava le foglie di lattuga che lei gli porgeva, e si mostrava educato quando, per fare i suoi bisogni, tornava nello scatolone dove dormiva e dove lei ogni giorno cambiava regolarmente lo strato di foglie che gli serviva da letto. Aveva però anche l’abitudine di mordicchiare le sedie della cucina e del soggiorno senza tener conto degli sculaccioni con cui lei si illudeva di insegnargli a rispettare la proprietà altrui. Niente da fare, dovette ammettere la sua sconfitta come “educatrice” di conigli, lo diede ad un contadino, disinteressandosi della sua sorte e cancellando dalla mente ogni ricordo. Con Lula resistette per un po’ ma fu la cagnetta a vincere: era tanto piccola quando la trovò nel giardino e quasi per gioco e per compassione di fronte ai due occhietti che la fissavano speranzosi, Paola cominciò a darle da mangiare mettendole, però, il piattino di plastica con il cibo fuori dal cancello della villa nel tentativo di chiuderla fuori. La cagnetta, però, ogni volta riusciva a rientrare con un pezzo di carne in bocca e si metteva tranquillamente a mangiare in quello che considerava territorio suo. Dopo un paio di tentativi, tutti falliti, Paola decise di adottarla, anche perché intanto era divenuta simpatica non solo a lei: parenti e amici non erano insensibili al modo con cui cercava di farsi coccolare, senza disturbare poi tanto, e si chiedevano chi mai avesse potuto abbandonare una cagnetta così piccola e graziosa. Lula a suo modo comprese di aver vinto la battaglia preliminare: cominciò ad affacciarsi timidamente in casa per ricevere qualche pezzo di carne, poi divenne più audace, cominciò a girare per la cucina e per le stanze scodinzolando all’uno o all’altro dei possibili padroni, fino ad accucciarsi ai piedi di Paola per guardarla mentre scriveva a macchina, sfiorandole le dita con la lingua morbida se allungava la mano per una carezza. Non tutti capiscono come si possa rimanere condizionati da una bestiola che sembra indifesa ma dimostra col tempo di conoscere, per la propria sopravvivenza, strategie impensabili, persino principi elementari di psicologia nel saper cogliere il momento opportuno per giocare, per fare tutte le coccole che sono gradite al padrone oppure per accucciarsi in assoluto silenzio, adattandosi al suo umore. Sembrava che la cagnetta studiasse Paola nel tempo in cui, distesa ai suoi piedi, ne rispettava l’esigenza di silenzio e di impegno nel lavoro: la guardava con i grandi occhi marrone, attenta ad ogni suo gesto, mostrava la sua soddisfazione per le carezze, lasciandosi lisciare il pelo e girandosi poi, indifesa, a zampe in aria, felice di sentire la sua mano sul petto e sulla pancia, pronta a drizzarsi nuovamente al minimo mutamento nel volto e negli occhi della padrona, che le indicava, ancora prima delle parole, la fine del gioco oppure con le orecchie tese a captare ogni rumore, a cogliere con i sensi a lei dati una presenza nuova. Paola non avrebbe ammesso neppure con gli amici più intimi quanto Lula le fosse diventata cara: si preoccupò, dovendo assentarsi per alcuni giorni, di lasciarla presso la sorella, dissimulando la sua preoccupazione che un cambiamento improvviso potesse danneggiare l’equilibrio della bestia ancora piccola. Anche sua sorella che pure amava gli animali, l’avrebbe presa in giro. Fu contenta, tornando, di essere accolta con segni particolari di gioia, strofinamenti alle gambe, salti con cui la cagnetta cercava di raggiungere le sue mani, mentre le girava intorno guardandola con occhi imploranti e mostrando di desiderare per sé l’attenzione che Paola dava alla sorella, raccontandole come era andato il viaggio e le esperienze che aveva fatto. Dunque Lula non l’aveva affatto dimenticata e diede segni ulteriori di gioia quando, tornata a casa, cominciò ad aggirarsi nei luoghi che conosceva bene, la sua cuccia, il divano su cui non poteva salire, la porta della camera di Paola sempre chiusa, perché lei non voleva trovarsi nel letto la cagnetta ed essere costretta a buttarla giù nel bel mezzo della notte. Paola si era ormai abituata alla sua presenza in casa, al calore del suo pelo sui piedi quando si accoccolava vicino a lei, chiudendo gli occhi per assaporare il silenzio e la distensione più che per dormire: di tanto in tanto, infatti, ad un movimento della padrona o al minimo rumore, apriva gli occhi o balzava sulle zampe, pronta a segnalare una presenza o una novità con un modo particolare di abbaiare o con un ringhio minaccioso. Poi un giorno, come era venuta, Lula sparì: Paola, impegnata in commissioni urgenti,l’aveva lasciata nel cortile della casa di sua sorella, dove tutti la conoscevano, ed al ritorno non la trovò più. Chiese ai vicini ma nessuno seppe darle notizie. Era cresciuta la bastardina, si era fatta bella e qualcuno probabilmente l’aveva rubata. Paola si rese conto di averla perduta quando, tornando a casa, sedette al computer: sentì freddo ai piedi.

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