di Tita FERRO

Carissime Pietre di scarto e carissimi amici che, navigando nel gran mare di internet, vi fermate a dare anche solo uno sguardo a questo blog: la gioia del Natale vi riempia il cuore.
Quest’anno il mio augurio prende lo spunto dal racconto che Luca fa di un saluto, di un abbraccio e di una benedizione, e da un avverbio, <allora>.  

 Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”. Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,39-42).
Maria appena ha avuto dall’angelo l’annuncio di essere stata scelta da Dio come madre di suo figlio, non canta il suo Magnificat, ma si alza e si reca in fretta dalla cugina la cui insperata ed inspiegabile maternità le è stata data come segno dell’agire di Dio al quale niente è impossibile.
Appena Maria saluta Elisabetta e, di sicuro, l’abbraccia, il bambino sussulta nel grembo della madre attempata che, illuminata dallo Spirito santo, esplode in quell’esaltazione benedicente, Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me … E il testo continua: <Allora> Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore


Ecco, non mi ero mai accorta dell’importanza di quell’avverbio, allora.
E’come se Maria solo dopo la testimonianza della cugina abbia preso piena coscienza del dono fatto proprio a lei da Dio, come se l’incontro con Elisabetta avesse lo scopo di fare in modo che le due cugine potessero conoscersi meglio, essere l’una all’altra specchio in cui guardare se stesse e valutare il dono di Dio. La madre del Salvatore abbraccia la madre di colui che deve preparargli la strada e l’una riconosce il dono dell’altra, è testimone del bene che le è stato destinato.
Non esiste possibilità di conoscenza di sé se non nell’incontro con l’altro, il mio vero volto nel volto dell’altro.
Ci sono aspetti di noi destinati a rimanere sconosciuti se qualcuno non ce li scopre e l’abbraccio è il gesto più semplice che possiamo compiere per stabilire un contatto vero con l’altro, per entrare in una comunicazione che non sia solo verbale, che coinvolga l’essere nella sua totalità.
Quante cose passano attraverso un abbraccio: l’abbraccio ha il potere di aprire varchi attraverso diffidenze e paure che ci sono connaturali, di mettere in comunicazione reale le persone, di spezzare i muri della separazione e dell’isolamento che abbiamo caparbiamente costruito per difendere noi stessi,  ciò che crediamo nostro e sentiamo minacciato dagli altri.
E l’abbraccio apre il cuore alla benedizione, riconoscimento ed esaltazione di quell’aspetto positivo dell’Altro/altro che l’abbraccio mi fa scoprire, in un allargamento del cuore che supera le angustie del piccolo io, del suo territorio limitato, verso lo spazio senza confini dell’altro da me.
Allora auguro a tutti ciò che ho chiesto per me e per quelli che amo come grazia propria di questo Natale, un allargamento del cuore, un superamento delle barriere, un affacciarsi con lo stupore che accompagna le scoperte al di là del muro che ciascuno si è costruito intorno per delimitare e difendere ciò che crede suo. Un Natale che segni l’inizio di un progressivo allargamento del cuore, il fiorire di benedizioni da dispensare senza stancarci a tutti coloro che in questi giorni incontreremo, non per un gesto isolato frutto di emozioni passeggere, ma per prendere l’abitudine di riconoscere ed esaltare il bene dovunque lo vediamo sul nostro cammino.
Buon Natale, amici carissimi, un grande abbraccio a tutti voi per augurarvi un allargamento della mente e del cuore, di cui l’abbraccio è il segno più eloquente, la benedizione l’effetto che necessariamente consegue.

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