Report del 3° incontro presso la Libreria Universalia di Reggio Calabria

a cura di Romina ARENA

Il terzo appuntamento del Laboratorio di scrittura creativa “Carta, penna e…” presso la Libreria Universalia, si è svolto alla presenza di quei pochi che hanno resistito allo sciame di virus che stagionalmente si abbatte sui comuni mortali. Così, decimati dall’influenza, ci si è ritrovati raccolti intorno ad un solo tavolino dei due solitamente occupati. Tra un kleenex, uno starnuto ed un colpo di tosse (perché nessuno è mai davvero immune!) abbiamo affrontato la contestualizzazione del protagonista di un racconto. Azioni, interiorizzazioni, scelte che portano a prendere una strada piuttosto che un’altra e tutti i fattori che vi ruotano intorno, contribuiscono a caratterizzare la struttura, l’ambiente, in poche parole, la vita del personaggio principale del nostro racconto.
Rendere al meglio ad un potenziale lettore il contesto e l’intimità del narrato significa principalmente imparare ad osservare tanto con gli occhi quanto col cuore, diventando un’unica cosa con l’immagine, i personaggi, i luoghi, reali o virtuali, di cui si vuole raccontare.
A questo proposito, l’esercizio propostoci è consistito nello scegliere una fotografia e, dopo essersi fatti risucchiare, letteralmente, dai particolari, dai soggetti, dall’ambiente ma anche dalle sensazioni suscitate a pelle da questo scrutare, “ascoltare” il personaggio, riuscire a raccontare che cosa possa esserci prima, durante e dopo (ma anche sopra, sotto, davanti e dietro) quel particolare fotogramma.
Domenico, nuova acquisizione del Laboratorio, ha scelto la foto di una ragazza che, penna tra i denti, sembra intenta ad analizzare attentamente un testo scritto. Una partitura, un contratto, una lettera? Helen, pelle color cioccolata, mani curate e pupille in cui si riflettono le persone a lei care, ha tra le mani un contratto che potrebbe cambiarle la vita. Oppure no. Nel frangente in cui tutti i sacrifici fatti assumono la concretezza di una prospettiva futura, un lavoro, la realizzazione personale, Helen ripercorre i momenti più fulgidi, sereni ed innocenti della sua vita legati alla quotidianità ed all’intimo mondo familiare.

Rosa, scegliendo per sé l’immagine di un ragazzo scarmigliato della più profonda provincia americana, immagina il suo rientro a casa, probabilmente da un viaggio. Sguardo vissuto, barba incolta, capelli scuri che scendono a lambire le spalle ed un cane, moderno Argo, che ha atteso il suo ritorno. Volto da Cristo, è scelto per impersonare il figlio di Dio in una rappresentazione religiosa in prossimità della Pasqua. Nel frattempo la barba crescerà per permettere a questo figliol prodigo post-moderno di incarnare appieno il ruolo che la Comunità, in uno slancio di comprensione o semplicemente per le sue fattezze, ha voluto affidargli.

Claudia ha scelto, tra quelle disponibili, l’immagine di un bimbo. Bocca spalancata, timidi dentini che vi si affacciano, occhietti sprimacciati nello sforzo di un urlo. Rabbia, fastidio? I bambini, si sa, sono oggetto ora della curiosità, ora dello stupore, ora dell’affetto sconfinato di parenti, amici e semplici conoscenti. Dalla prospettiva del pupo, che mal sopporta l’eccessiva attenzione intorno a sé, il vortice di volti con occhi scrutanti, mani che lo blandiscono oppure agitano, un po’ da ebeti, giochini per neonati, deve essere risultato estremamente molesto. Protestare?
A parole è difficile per un poppante, ma a dimostrare il proprio disappunto per un fotografo inopportuno non servono discorsi prolissi. Allora Claudia immagina che quella smorfia sia l’estremo atto di insofferenza del pupo, immortalato a futura memoria, per dimostrare la propria frustrazione nei confronti di un’eccessiva attenzione causa e motivo di una crescita, diremmo, fin troppo vivace.

Io, Romina, ho scelto di utilizzare, per il mio racconto, l’immagine di un anziano signore, molto affezionato alla bottiglia e abbastanza indifferente a quello che gli gira intorno che siano le folate di vento sulla sua pelle nuda, che siano mosche e zanzare impertinenti, che sia il pesante ricordo della moglie imbecille.
A tenerlo a galla, è quel piacevole stordimento dell’ubriacatura, cura e malattia, ferita e penicillina della sua esistenza scarmigliata, anarchica. Misera.

Anche la piccola Daniela, la figlia dei titolari della libreria, ha voluto partecipare al laboratorio: ha scelto la foto che ritrae Will e Jaden Smith in una scena del film “La ricerca della felicità”. Su  un foglio del quadernone ha scritto: <Vedo un padre ed un figlio, ridono e cantano una canzone>.
Davvero una presenza significativa nel nostro gruppo ed una conferma, se mai fosse necessario, che il laboratorio di scrittura si può  frequentare a qualunque età, certo purché si sappia scrivere.

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