Report del 2° incontro con i ragazzi dell’Istituto “S. Vincenzo de’ Paoli” di Reggio Calabria

di Catia MARINO

Partiamo dalla fine, cioè proprio da uno degli esercizi di scrittura realizzati dai ragazzi, quello di Antonio Albanese:

Marina di Ragusa, un bambino troppo piccolo rispetto alla propria curiosità. Corre, corre dietro a un gatto, corre sperando di poter raggiungere dietro l’angolo le risposte che aspetta. Aspetta da troppo tempo malgrado la sua tenera età. Corre senza rendersi conto, corre senza riuscire a fermarsi, malgrado debba, malgrado sia opportuno. Arriva su una spiaggia, è solo, ed è ora che capisce quanto siano importanti i propri genitori. Malgrado tutto. E’ in questo momento che li vorrebbe accanto, malgrado sia fuggito da loro. E’ in questo momento che capisce quanto siano importanti per lui. E’ finita pensa. Non li meriti, ormai l’hanno capito anche loro. Se ne sono andati, non torneranno più. Inizi a piangere, ma non sono le lacrime silenziose, quelle degli adulti. Sono le lacrime di un bambino, quelle rotte dai singhiozzi. Ora non corri, malgrado tutto, malgrado i tuoi errori. Capisci quanto sia importante quell’uomo che poco prima avevi contraddetto. Capisci che lui ci sarà sempre. Malgrado tutto“.

Mi piaceva cominciare proprio così il resoconto di questo secondo incontro. Antonio, devo dire, è stato il più veloce e solerte fra i ragazzi nel portare a termine il compito di inviarmi il proprio esercizio, oltre ad essere stato tra i più sensibili all’argomento proposto. I ragazzi riguarderanno a casa gli esercizi svolti, con la possibilità di sviluppare e arricchire ulteriormente quanto venuto fuori in soli10 minuti di tempo. E quando ci rivedremo, durante la prima parte del nuovo incontro, avremo modo di verificare quanto e in che modo ognuno lo abbia fatto.

Il bambino di cui abbiamo letto inizialmente è lo stesso Antonio, da piccolo. E’ stato bello, anche se per poco, tornare indietro nel tempo, tornare alla nostra infanzia, quando tutto era diverso, quando non sentivamo ancora, abbiamo commentato, il peso delle responsabilità, quando avevamo più libertà nel fare ciò che volevamo, quando tutto era più colorato. Ma gli anni che passano, tuttavia, non ci spaventano ed eravamo lì a sottolinearlo, ciascuno coi propri ricordi.
Perché abbiamo fatto questo passo indietro? La scrittrice americana Flannery O’ Connor affermava che “chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia, possiede abbastanza informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni” per poter inventare e scrivere storie e, dal momento che abbiamo dedicato la prima parte del laboratorio a capire da dove nasce una storia, continuando il discorso intrapreso la volta precedente, abbiamo preso spunto proprio da quest’affermazione per riflettere sul fatto che non abbiamo bisogno di vivere chissà quali esperienze fantasmagoriche per essere capaci di scrivere una storia, ma è sufficiente partire semplicemente da NOI stessi, dalle nostre vite, dal nostro vissuto, presente e passato.
L’osservazione della realtà e il nostro vissuto sono, dunque, sufficientemente ricchi di vicende e di particolari da cui partire.
Abbiamo riflettuto inizialmente sul fatto che l’idea per una narrazione può nascere da qualsiasi elemento della realtà di cui abbiamo fatto esperienza diretta o di cui siamo venuti a conoscenza attraverso il racconto di altre persone. E’ possibile prendere spunto da quanto osserviamo e viviamo nella nostra quotidianità, da un semplice particolare o da un evento impresso nella nostra memoria, un ricordo, ma anche da un fatto di cronaca o da una storia riferita da altri durante una cena tra amici, da un viaggio in treno, facendo la spesa al supermercato o la fila alle poste.
Per vederci meglio abbiamo anche chiamato in causa una famosa poesia di Raymond Carver, contenuta nella raccolta Un nuovo sentiero per la cascata, dal titolo Domenica sera, quella in cui Carver ci suggerisce “Metti a frutto le cose che ti circondano/ Questa pioggerellina/ fuori dalla finestra, per esempio/ La sigaretta che tengo tra le dita/ questi piedi sul divano/ …. Mettici dentro tutto/ mettilo a frutto”.
Da qui il salto a quando eravamo bambini, a testimoniare insieme come anche esplorando nella nostra memoria e lasciando riaffiorare i ricordi, belli o brutti che fossero, avremmo potuto tirare fuori tutta una serie di particolari, di immagini, di persone, di emozioni e di cose sufficienti a dare vita ad almeno sei storie diverse, sei come il numero dei partecipanti al laboratorio, ma che, volendo, avremmo potuto in seguito anche stravolgere, cambiandovi il finale, i protagonisti, le stesse situazioni, producendone, così, infinite altre.
Mi sono divertita anch’io a svolgere l’esercizio insieme ai ragazzi. Il gruppo, infatti, si è presentato ieri un po’ decimato dalla malefica influenza che ultimamente incombe e anche per via degli impegni dei ragazzi alle prese con la chiusura del primo quadrimestre. Dunque, essendo di meno, leggendo il mio esercizio non avrei comunque sottratto del tempo ai loro. Spero, comunque, di potervi presto fare leggere anche gli esercizi realizzati dagli altri ragazzi.

Ne approfitto per ricordare che l’incontro della prossima settimana del laboratorio di lettura sarà a tema, con la proposta, cioè, di testi che dovranno riguardare la solitudine, un po’ triste probabilmente, ma ci tocca, essendo stato, senza volerlo, il filo conduttore del laboratorio precedente. Il nuovo incontro per la scrittura creativa si terrà, invece, mercoledi 9 dicembre 2009.

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