a cura di Catia MARINO

Antonio Spadaro e L'altro fuocoNon è facile sintetizzare in poche righe la ricchezza e la profondità di sentire che hanno caratterizzato l’incontro avvenuto giovedì 29 ottobre, presso la Piccola Biblioteca Comunale “G. De Nava” di Reggio Calabria e che ha visto come protagonisti p. Antonio Spadaro, il suo ultimo (ancora per poco) libro, L’altro fuoco. L’esperienza della letteratura II, edito dalla Jaca Book, il gruppo di Pietre di scarto e tutti coloro che hanno risposto al nostro invito con la propria presenza.

Abbiamo incontrato gente nuova, ma anche rivisto vecchi amici, tutti pronti a testimoniare la propria curiosità, il proprio interesse per la lettura e la scrittura, il desiderio di saperne di più, di un maggiore coinvolgimento per alcuni, la passione per un’esperienza autentica della letteratura per molti. In un ambiente non molto grande, ma accogliente, raffinato e ricco di testimonianze artistiche abbiamo, così, condiviso momenti intensi di riflessione, nel più puro e autentico spirito di BombaCarta.

Non è facile, dicevo, sintetizzare il tutto, perché anche in questo momento, mentre scrivo, anche senza riprendere il I nostri ospitilibro di Antonio e sfogliarne le pagine, anche senza rileggere gli appunti presi ascoltando, sono talmente tanti gli input, le considerazioni, i riferimenti, i nomi di autori della nostra letteratura e di quella straniera che mi vengono in mente che quasi non riesco a stabilire da dove cominciare. Ma, poiché non mi è estranea questa sensazione da quando faccio parte di BombaCarta, ho imparato ormai ad affidarmi (per usare un termine tipicamente bombacartiano)  al manifestarsi degli eventi e delle cose e, soprattutto, a concentrarmi sulla disponibilità a farlo per poi valorizzarne i risultati.

Considero Antonio Spadaro un amico, ancor prima di guardare a lui come ad uno dei critici letterari più attenti e acuti dei nostri tempi, come direttore de La Civiltà Cattolica, come docente universitario e fondatore di BombaCarta e considero ormai il suo metodo di studio, il suo approccio con la letteratura ovvero il suo personalissimo modo di rapportarsi con gli autori e con i loro testi sempre più rispondente al mio modo di essere e di esprimermi, alle mie esigenze di lettrice, di insegnante e di membro di un’associazione che si propone come fine principale la diffusione della cultura nel territorio.

L’altro fuoco. L’esperienza della letteratura II” (e ancor prima “Abitare nella possibilità. L’esperienza della letteratura”), non è un semplice libro, uno di quelli che compri, leggi, sottolinei, eventualmente rileggi, se ti ha particolarmente colpito. Semplicemente, un libro così non si dimentica. L’altro fuoco non è come tutti gli altri perché non è, diciamo, un libro che si legge tutto d’un fiato. L’altro fuoco è un saggio che va gustato e assaporato ad ogni pagina, ad ogni riga, così ricco di citazioni, puntualizzazioni e rimandi da racchiudere in sé il sapore del viaggio, quello puramente intellettuale compiuto dal suo autore, fatto di scelte, fatto di percorsi ben definiti, ma, nel contempo, gelosamente accompagnato dalla pratica e dall’esperienza, quella della vita, quella del lettore nel quale si è realmente attuata l’intelligenza delle cose. Un lettore attento non può non coglierne questo, mentre pagina dopo pagina si sente preso per mano e condotto, passo dopo passo, attraverso quel mistero che ne ha reso possibile la loro stessa esistenza.

“Che cos’è questo?”, ha esordito Antonio Spadaro, indicando il libro che teneva in mano e per la cui presentazione è stato nostro ospite. “Un libro”, è stata la risposta corale a cui tutti noi abbiamo quanto meno pensato. Ma quando un libro è veramente tale? Antonio ha voluto farci riflettere sul fatto che per utilizzare la parola “libro” non si può assolutamente non prescindere dall’esistenza di un qualcuno che lo abbia letto. Solo allora possiamo affermare che esso abbia assolto pienamente al proprio compito. E solo quando ciò accade, mossi da una curiosità reale e da una mente predisposta a quel mettersi in gioco che il rapporto lettore/libro inevitabilmente comporta, è possibile giungere all’intelligenza vera delle cose, quelle rivelatesi attraverso la lettura e realmente capaci di modificare il modo in cui ognuno di noi vive la propria esperienza umana: è questa la vera esperienza creativa, l’esperienza autentica della letteratura. Come la pratica ignaziana degli Esercizi Spirituali ci insegna, L’altro fuoco dimostra praticamente quanto sia importante sviluppare un metodo critico di lettura di un testo, testo con il quale, inevitabilmente, avviene un’interazione e, proprio da qui, la consapevolezza di dover offrire, ogni qualvolta ci apprestiamo a leggere un libro, la nostra coscienza di lettori a quella dell’autore, azione che non può essere evitata, perché un libro va letto prima di poter dire se ci è piaciuto o meno, per cui bisogna necessariamente affidarsi ad esso per poterlo liberamente valutare. 

In letteratura non si parla di punto di vista, ma di punto di vita, ha continuato p. Spadaro, nuovamente sollecitato dalla nostra presidente, Tita Ferro, che per tutta la durata dell’incontro, attraverso l’apprezzata formula della domanda/risposta ha saputo portare l’autore a soffermarsi su alcuni dei nodi cruciali che hanno caratterizzato il dispiegarsi del suo lavoro. Un libro ci piace quando ci identifichiamo in ciò che racconta, ci ha ricordato l’autore, in ciò che è capace di farci vedere attraverso le parole e le azioni dei suoi personaggi o attraverso i suoi versi, quando ci accorgiamo di aver provato anche noi molte volte quell’emozione, quello stesso stato d’animo, senza, però, essere stati capaci di spiegarli, di esprimerli con quelle stesse parole, in quello stesso modo così chiaro. E allora questo significa, ha proseguito Antonio, che dobbiamo sviluppare la capacità di mettere da parte il “modo comune” di vedere le cose e predisporci ad un’apertura ampia nel rapportarci con il mondo, perché soltanto in questo modo è possibile mantenere uno sguardo sempre fresco sulle cose, uno sguardo contemplativo nei confronti del mondo, soltanto cioè imparando, abituandoci ad essere, divenendo capaci di stupore.

Le parole sono immagini, le parole sono vive e la letteratura, che di esse è indubbiamente una delle celebrazioni più alte è, pertanto, come un fuoco, un fuoco che non muore, che non si spegne mai completamente e che il lettore attento sa ben riconoscere perché, anch’egli, è sempre pronto a riaccendersi ad ogni provocazione di lettura.

Ma io che letteratura conosco?”, è stato il successivo fuoco, la successiva provocazione alimentata dalle riflessioni di Franca e Antoniop. Spadaro. Personalmente, ha risposto lo stesso autore, “cerco sempre di non accontentarmi delle letture che fanno gli altri” e, così dicendo, ci ha spiegato il perché della sua scelta, quella di una sorta di itinerario guidato, di percorsi di lettura all’interno di mappe, proprio come è possibile vedere in L’altro fuoco, sfogliando le pagine riguardanti C. Pavese, O. Wilde, S. Dagerman. G. M. Hopkins, B. Cattafi o quelle sulla frontiera, la lotta, il germoglio, il viaggio, ecc..

Non in ultimo e, soprattutto, in vista del nuovo Convegno di Pietre di scarto, che si terrà nell’aprile 2010, ancora una volta con il contributo di tutta la Federazione BombaCarta e che proprio a questo tema sarà dedicato, p. Spadaro si è espresso in merito alla questione del “canone”, ovvero a proposito di quelli che sono per ciascuno di noi le pietre miliari della nostra formazione di lettori, i nostri maestri, i nostri autori di riferimento: “Chi fur li maggior tui?”, per spiegarci meglio, riprendendo il famoso e certamente più esaustivo verso dantesco.

Partiamo dal presupposto, ha sottolineato p. Spadaro, che ogni Paese, ogni popolo ha una propria cultura, la cui storia si deposita nel tempo in una tradizione. Tuttavia, in certi casi alcune scelte possono impedire di capire a fondo cosa c’è dietro un autore e dietro alle sue opere. Da qui, ha proseguito, l’esigenza di reinventare costantemente un canone, di renderlo dinamico, di liberarci dall’idea statica che la tradizione ci trasmette, facendo in modo che esso implichi necessariamente l’esperienza personale: una scelta, questa, senza dubbio  molto coraggiosa.

017Molto interessanti sono stati, infine, gli interventi di alcuni dei partecipanti alla nostra iniziativa, i quali hanno manifestato il piacere di aver preso parte all’incontro, accompagnando con proprie riflessioni alcune domande rivolte direttamente all’autore. Il concetto di frontiera inteso come attesa, come ponte interiore, comeSara e Antonio aldilà; il tema del viaggio vissuto come travaglio, come apertura dei confini, come attesa, come impossibile ritorno; il valore dell’immaginazione, l’importanza di rifiutare il superfluo, la ricerca ad ogni costo dell’essenzialità della scrittura. Riflettendo su questo si avviava a conclusione un altro momento speciale nell’ambito delle attività della nostra associazione.

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