Liceo Scientifico “A. Volta”di Reggio Calabria. 
Un giorno di ottobre 2008 e una lezione di Italiano in IV L.
La docente, la prof Barone-Adesi, interrompendo una delle temutissime interrogazioni che lasciano senza fiato tanto lei quanto noi alunni, ci comunica che un nuovo progetto sta prendendo vita. Si tratta di un laboratorio di lettura e scrittura creativa, che è stato ideato per le classi III e IV L, con la collaborazione di “Pietre di Scarto”, associazione di volontariato culturale che opera nella nostra città.
Ecco che ogni mercoledì, quando la settimana è solo a metà, tra impegni, sport e studio, l’aula 5 del nostro Liceo si riempie di un nuovo modo di fare scuola.
Durante il corso, guidati dalle professoresse Rosaria Puntillo e M. Emilia Corigliano, le “muse” che l’associazione “Pietre di Scarto” ha scelto per noi, si parla e con entusiasmo si comunicano emozioni: emerge forte la voglia di esprimere, confrontare e condividere ciò che noi ragazzi abbiamo dentro, individuando e cogliendo gli stimoli che la lettura e la scrittura offrono.
Ogni incontro (se ne prevedono otto) ha la durata di circa 90 minuti, durante i quali i momenti di riflessione per una lettura più consapevole danno vita a nuove espressioni creative: pagine scritte dai ragazzi, testi di canzoni, citazioni, poesie. Ognuno esprime come meglio crede le proprie sensazioni, suscitando talvolta interessanti confronti e voglia di mettersi in gioco, ricordando le proprie esperienze e facendone un tesoro che rimane nella memoria con le immagini degli splendidi momenti passati in compagnia. I testi scorrono veloci sotto le nostre penne, scaturiscono fiumi di parole, ognuno dà il meglio di sé, arricchisce se stesso, maturando una nuova consapevolezza di ciò che è in grado di fare.
Il primo incontro si è svolto all’insegna della conoscenza tra noi ragazzi. Ciascuno si è presentato in maniera simpatica e coinvolgente e successivamente abbiamo svolto un esercizio di scrittura nel quale abbiamo tratteggiato il carattere di una persona cara, ricordata tramite la descrizione di un oggetto che le apparteneva, o che era solita usare.
Nel secondo incontro ognuno ha portato un testo per lui/lei significativo che ha letto e discusso insieme agli altri. Volano da un banco all’altro perle di saggezza e tante battute simpatiche.
Il terzo incontro è stato incentrato nuovamente sulla scrittura: sono state descritte le sensazioni suscitate dall’osservare  la pioggia dalla finestra. Chi si sentiva giù di morale, chi non pensava a nulla, chi sognava di sguazzare nelle pozzanghere e correre sotto l’acquazzone. Ognuno ha espresso ciò che sentiva dentro: una magnifica esperienza per tutti.
Il percorso continua e l’entusiasmo sale alle stelle. Se lo scopo del progetto era quello di creare un gruppo affiatato di ragazzi, capaci di guardare in maniera diversa a queste due attività, beh, complimenti allora alla professoressa Barone-Adesi e alle professoresse Puntillo e Corigliano che sono riuscite in pieno a coinvolgere tutti noi!
Ed ora, dopo tanto parlare, godetevi un po’ di testi, scritti dalla nostra penna!

Valentina Vadalà III L
Cinzia Battaglia III L
Francesca Cutrupi IV L
Alessia Polimeni IV L
Ida Donato IV L
D’Arrigo Antonella IV L

Il cappello parlante
di Emilio Lardieri  III L

Non so se l’ha mai indossato, so che era suo. Me l’hanno dato come eredità e me lo sono ritrovato tra le mani, anzi in testa.  E’ un cappello anche piuttosto brutto e vecchio, ma mi è rimasto come unico ricordo di una persona non ben conosciuta da me.  Purtroppo ora la rievoco solo grazie ad immagini fugaci, eppure è stata con noi fino a pochi anni fa. In questo momento percepisco che ogni distanza ha la sua importanza, lascia un segno profondo nell’animo. Doveva essere una persona a me vicina, ma era tutt’altro.
Ricordo solo i suoi lamenti e le parole non care per quelli che gli erano accanto, ma che, tuttavia, lo compativano per la sua malattia.
Loro sanno sicuramente meglio di me, chi fosse: “la più bella e buona persona che abbia mai conosciuto”. Questa la solita frase che non penso venga detta solo perché lui non è più tra noi. Le stesse parole, infatti, le ho sentite da altre fonti sicure e, allora, mi fido. Che altro aggiungere? non so più nulla, non reputo utile dare una sua descrizione fisica. L’unica cosa che ora mi sento di dire e posso dire  è che avrei voluto conoscerlo di più e passare più tempo con lui.

Un piccolo orsetto
di Cinzia Battaglia III  L

Un piccolo pupazzo. Un piccolo orsetto tutto colorato, che mette allegria solo a guardarlo. Ogni volta che lo vedo sulla mia scrivania, non posso fare a meno di sorridere. Forse perché mi ricorda  momenti passati: io, il peluche, il mio “piccolino”. Chi è il “piccolino”? Beh, è una piccola peste di poco più di due anni, il figlio di due cari amici della mia famiglia. Sarà perché l’ho visto nascere, crescere ogni giorno, sarà perché alla sua prima parolina c’ero anch’io, sarà perché appena mi vede mi corre incontro, sarà semplicemente perché adoro i bimbi come lui, ma mi ci sono affezionata davvero, quasi fosse un familiare. In questo momento il “piccolino” è molto lontano, in un paese straniero, dove si trovano alcuni suoi parenti. Non vedo da tanto tempo il suo faccino sorridente, non sento la sua risata e un po’ mi manca, ma mi basta prendere quell’orsetto per sentirlo più vicino.  In fondo me lo ricorda, il mio bimbo: entrambi sono così piccini e teneri che non puoi fare a meno di strapazzarli di coccole. Hanno  “qualcosa” di magico, che in un soffio ti porta via la tristezza dal cuore, ti mettono di buon umore, hanno un’aria innocente, indifesa, su di loro la maschera della cattiveria non si posa mai. A volte stringo il peluche come faceva il mio bimbo quando si sentiva triste perchè la mamma non gli dava la sua cioccolata preferita e veniva da me per essere consolato. A volte lo muovo un po’ e ricordo i  mille balli  quando lo facevamo volare con la fantasia tra le tante avventure che ci inventavamo. Tra le risate mi rivedevo un po’ buffa e un po’ bambina a far certe cose. Guardo poi il peluche immobile e lo penso  tra le braccia di quel bambino che dormiva  beato, dopo essersi scatenato per una giornata intera.  Mi capita qualche volta, di sentirmi un po’ strana a stringere e guardare quello che, in fondo, è solo un pupazzo. Ma in realtà mi rendo conto che è il ricordo di momenti per me indimenticabili, rari, nati da comportamenti di un bimbo, spontanei, non costruiti, come spesso sono abituata a vedere.  In attesa di  riabbracciare il piccolino, mi accontento di un  orsetto tutto colorato.

Il disegno di un ricordo
di Ida Donato IV L

Il carboncino appena temperato si appoggiava di nuovo sul foglio. Ogni movimento era speciale, il carboncino si muoveva ora morbido ora agitato, un secondo prima leggero, e adesso premeva sulla tela per marcare quel tratto fatto in un momento di particolare amore per l’arte.
Linea dopo linea quel semplice oggetto era riuscito a riprodurre le migliaia di pensieri che le affollavano la mente, a volte imitando un quadro già esistente, a volte inventando nuove forme, che potevano nascere solo dalla sua volontà: non le potevano essere imposte.
Quel carboncino consumato dal troppo uso è rimasto sulla scrivania, accanto al suo album, troppo ricco di ricordi per poter partire con lei senza farle pesare la nuova vita. Era sempre stata bravissima a dipingere, e il suo sogno era quello di andare a Brera, anche se questo comportava abbandonare tutto. Il suo cuore, già un anno prima dei test, aveva cominciato ad entrare in conflitto con se stesso, deciso com’era sulla scelta più importante della sua vita.
Con il borsone in spalla aveva preso il treno per tentare la fortuna, ma ancora non sapeva sotto quale aspetto volesse farlo. Sperava e non sperava. Voleva o non voleva. Tre giorni pieni d’ansia passano lentamente e, passati questi, l’esito è scritto lì, nero su bianco, “IDONEA”.

La Signora P.
di Federica Trovato

Piove. Ho sempre pensato alla pioggia come  elemento “purificatore” che lava il mondo dalla patina opaca che spesso non si vede. Quando ero piccola pensavo anche che fosse il pianto di Gesù e  questo mi intristiva.  Adesso vedo le gocce che battono sulla mia finestra come una liberazione: mi sembra che tutti i miei sentimenti esplodendo  scendano proprio come la pioggia. Mi libero da quel senso di malinconia che mi pervade … Vorrei uscire fuori e, accarezzata dall’acqua, gridare:”Mi sento viva!”.Mi piace ascoltare il silenzio della strada,vedere colori sbiaditi e assaporare quel senso di tranquillità e di pace tipico delle strade quasi deserte…..
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“ma che colore ha una giornata uggiosa, ma che sapore ha una vita mal spesa…”
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 La Signora Pioggia non è un nemico che porta tristezza,delusione,malinconia,ma un’amica che mi dà libertà,tranquillità,pace e mi accomuna ,mi unisce ad altre persone che in quel momento,come me,la osservano scivolare  sui vetri delle finestre,sui tetti,sulle macchine,sui visi della gente,sull’asfalto,sugli alberi…E’ una vera forza della natura……

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