Dicembre 2008: il REPORT

Nove super eroine per questo terzo laboratorio di scrittura creativa: un  ostacolo imprevisto, denominato sindrome influenzale o australiana, ha bloccato in casa alcune, per altre invece sono ancora i Presidi zelanti l’ostacolo insormontabile.
Leggiamo gli incipit di alcuni famosi romanzi, partendo dal Firmino di Sam Savage, “Avevo sempre immaginato che la storia della mia vita, se un giorno l’avessi mai scritta, sarebbe cominciata con un capoverso memorabile ….. Buon Dio! Se un giorno?!  Ve ne rendete conto… Senza speranze. Cancelliamolo”, e proseguendo con altri dieci, Robinson Crusoe, David Copperfild, L’Idiota, Cenere, La Carriola, La Metamorfosi, …. fino a Passaggio in ombra e Cent’anni di solitudine.
Rileviamo le differenze tra i vari incipit e ci fermiamo a commentarli.
Poi la coordinatrice ci propone l’esercizio:

Prova a scrivere l’incipit di un racconto: puoi ispirarti ad uno degli esercizi fatti precedentemente che vorresti inserire in una cornice diversa o più ampia in vista di un futuro racconto oppure seguire una nuova idea che ti è venuta in mente.
Puoi cominciare a raccontare i fatti dall’inizio oppure entrare in medias res, puoi scrivere in prima o in terza persona.
Puoi anche, se vuoi, usare uno degli incipit di libri famosi che preferisci come incipit del tuo racconto, continuando la narrazione dal punto in cui è interrotta.

Come al solito lavoriamo per 10 minuti, poi leggiamo a turno e commentiamo ciò che ciascuno ha scritto.
Di seguito alcuni degli elaborati che sono stati letti.

L’incipit di Carmela

Martina lo capì all’improvviso, non appena, uscita dal portone, si ritrovò fuori, sul marciapiede di casa. Le sembrò tutto così strano, quella sera… Una sera di fine dicembre, una sera di avvento, come tante, ogni anno… Ma quella sera le luci del Natale le sembrarono improvvisamente spente. La voglia di cantare, di abbracciare, di sorridere erano scomparse dal suo cuore. Non sentiva più niente… non tanto le musiche frastornanti e assillanti dei motivetti natalizi, non le risate dei ragazzi che la sfioravano o la spintonavano senza neanche guardarla…Non sentiva più niente dentro di sé, la poesia del Natale era fuggita via lontano… Qualcosa era mutato in lei. Qualcosa era morto, qualcosa forse stava nascendo. Ciò che era accaduto la sera prima nel chiuso della sua cameretta, nel giro di pochi minuti, quando aveva letto e riletto su un foglio ormai ingiallito dal tempo quelle parole che avevano mandato in subbuglio il suo cuore, aveva già prodotto i suoi effetti, devastanti forse, ma in qualche modo anche liberatori. Si sentiva diversa, impercettibilmente ma irrevocabilmente. E anche la realtà intorno a lei non era più la stessa.

L’incipit di Franca

Sono arrivato in questa casa una mattina di giugno di tredici anni fa e tredici primavere avevano fatto sbocciare i fiori dei campi dal giorno della tua nascita. Quando sono arrivato, un batuffolo di pochi giorni, tu eri alle prese con una grande prova della tua vita: gli esami di terza media. Appena mi hai visto hai lasciato il libro in cui eri immersa e hai cominciato a saltellare, con gli occhi che ti brillavano per la gioia. Mi hai preso subito in braccio e hai cominciato a carezzarmi sfiorando il mio pelo con le tue mani delicate di adolescente.
Fin da piccola avevi desiderato di avere una cagnetta……

L’incipit di Maria B.

“No, non è possibile!” L’ho visto proprio ieri, stava benissimo, era allegro, sicuramente non è lui, ti stai “sbagliando” –
Queste erano le parole che gli amici, increduli si ripetevano quando sentivano la tragica notizia della morte di Gianni.

L’incipit di Serena

Non è che qui stia  poi tanto male. Anzi, se devo dire come la penso, sto meglio qui che altrove. Del resto lo avevo capito subito, non appena varcata la soglia, che quello era il posto giusto per me e non ho fatto nessuno sforzo per adattarmi. Tutto mi era familiare. Persino il tanfo di chiuso che opprimeva l’aria mi riportava alla cucina di casa mia. Sono d’accordo, l’interno lascia molto a desiderare per via dello spazio, ma per  me, che ho visto anche di peggio, è già abbastanza. In fondo è come essere ritornati dopo una lunga assenza. Troppo lunga a ben pensarci. Ma non tutto è dipeso da me. Un banalissimo imprevisto ha fatto sì che dovessi, all’ultimo momento, modificare qualcosa. Ma alla fine ce l’ho fatta ad arrivare fin qui e adesso posso finalmente sostenere di avere concluso la mia missione. Devo riconoscere che c’è stato un momento in cui ho temuto il peggio, ma poi ogni cosa si è risolta. In fondo non ho fatto altro che mettere in pratica le mie conoscenze (ho sempre letto molti libri). Ed è stato soltanto per quello se ho potuto trascinare, per tutta la campagna, quegli enormi ingombri ed anche la mia persona….

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