di Maria GIGLIO 

Ottobre, piovono libri. I luoghi della lettura” è un’iniziativa promossa a livello nazionale per sollecitare la frequentazione delle biblioteche soprattutto da parte dei giovani.
Pietre di scarto, come altre associazioni culturali della città, ha contribuito a realizzare tale progetto, assicurando presenze qualificate presso alcune biblioteche e librerie, dove sono stati realizzati laboratori di lettura e di scrittura creativa.
Presso la Biblioteca Comunale di Sbarre, in via Pio XI, i bambini della scuola primaria e secondaria inferiore, si sono misurati con la nuova attività sotto la guida della maestra Maria Giglio e della responsabile della Biblioteca, Elettra Griso.
Il risultato di tale esperienza è stato certamente positivo ed ha consentito di confermare la convinzione che, se opportunamente sollecitati e guidati, i ragazzi, anche i giovanissimi, esprimono singolari disponibilità ad acquisire esperienza e conoscenza.
Fin dai primi contatti i ragazzi hanno manifestato curiosità ed interesse per l’attività di lettura e scrittura creativa, esperienza per loro completamente nuova, a cui hanno partecipato con vivacità e voglia di esprimersi.
Gli elaborati raccolti ed esaminati offrono occasione per considerazioni relative ad alcune sollecitazioni, quali le letture più appositamente scelte  e proposte in modo appropriato, che stimolano la fantasia, arricchiscono il patrimonio linguistico e, a volte, risvegliano attitudini creative di cui gli stessi ragazzi non avevano consapevolezza.
Quasi tutti i partecipanti provenivano da famiglie di buon livello culturale, attente alla formazione dei figli; insieme a questi alcuni ragazzi di nazionalità rumena non hanno affatto sfigurato nel confronto. Pur non avendo ancora acquisito capacità di scrivere correttamente nella lingua italiana, hanno manifestato interesse all’ascolto e alla lettura di racconti per bambini e hanno saputo poi raccontare in modo comprensibile le storie che avevano ascoltato.
Nel corso di questi incontri si è anche lavorato sulla struttura della fiaba, giocando poi ad inventare favole con risultati veramente notevoli. I ragazzi si sono entusiasmati al gioco di inventare favole, come si può vedere da quella che si propone di seguito, da loro inventata.

 

La storia di Nonno Giovanni

C’era una volta un vecchietto che tutti al villaggio chiamavano Nonno Giovanni. Abitava ai margini del bosco in una baita e viveva con quello che il bosco gli offriva a seconda delle stagioni: fascine di legna secca per scaldarsi d’inverno e, per alimentarsi, castagne, funghi, mirtilli, fragoline, tuberi e verdure selvatiche buone da mangiare che lui sapeva scegliere tra tante altre non commestibili.
Una volta alla settimana scendeva in paese per vendere i prodotti del bosco, ma forse lo faceva per incontrare qualcuno più che per ricavare un guadagno: regalava ogni volta gran parte dei suoi prodotti e tutti lo conoscevano per la sua generosità.
D’inverno, quando nevicava molto, rimaneva isolato per tanto tempo e solo di tanto in tanto, quando il vento soffiava forte, gli portava il rintocco di una campana che lo collegava col mondo del villaggio. Non si sentiva solo,  nel bosco era protetto ed aveva la compagnia degli animali: gli scriccioli al mattino si affacciavano al finestrino del suo rifugio e gli chiedevano le briciole a cui erano abituati; i caprioli e i cervi arrivavano ai limiti del prato per salutarlo. Nonno Giovani era affezionato a quelle bestiole e le considerava suoi amici.
Ma non era sempre sereno Nonno Giovanni. C’erano giorni in cui si sentiva furibondo, si aggirava per la baita come un forsennato: accadeva sempre quando udiva suonare i corni che annunciavano il passaggio del Re col suo seguito preceduto da numerosi cani che andavano a caccia di prede. La mattina dopo Nonno Giovanni si aggirava nel bosco guardando le tracce di sangue sulla neve lasciate dalla strage del giorno prima.
In una di quelle tristi occasioni raccolse accanto ad un cespuglio un piccolo cerbiatto moribondo: lo portò a casa, lo curò e in primavera lo liberò.
L’arrivo della primavera lo rendeva più sereno, dopo il buio e la malinconia dell’inverno, l’improvviso tepore del sole scioglieva le croste ghiacciate e formava tanti ruscelli che scendevano a valle gorgogliando allegramente. In primavera il re partiva per luoghi lontani lasciando il bosco sereno.
Ma un brutto giorno il Re tornò col suo seguito e i suoi cani e fece una strage di animali, compresi gli uccelli.
Nonno Giovanni assistette impietrito all’uccisione del piccolo cerbiatto: infuriato afferrò un grosso ramo e andò minaccioso contro il re e i suoi soldati. Il Monarca prima guardò incredulo quel vecchio che gli gridava contro improperi di ogni genere, poi ordinò ai soldati di catturarlo e di rinchiuderlo in una caverna nel bosco.
Il nonnino sarebbe morto di freddo e di fame, ma per caso passò di lì uno di quei grossi cani che sulla neve soccorrono quelli che sono in pericolo. Il Sanbernardo col suo fiuto acutissimo sentì che c’era qualcuno nella grotta, si avvicinò e gli offrì la fiaschetta che portava appesa al collo e che conteneva un liquido magico. Dopo quella provvidenziale bevuta Nonno Giovanni si sentì improvvisamente giovane e forte, riuscì a fuggire dalla caverna e andò al villaggio: voleva fare qualcosa per proteggere il bosco e i suoi abitanti da quel Re prepotente.
Appena arrivò chiamò a raccolta tutti gli abitanti e li convinse ad aiutarlo a combattere contro il Re. Dopo una dura lotta riuscirono a vincere e fecero una gran festa.
Nulla ormai poteva turbare l’armonia del bosco, finalmente gli uccelli tornarono a cantare e i caprioli a scorrazzare liberi tra gli alberi.

Annunci