Le considerazioni di Giuseppina CATONE sul libro edito da Feltrinelli di Benedetta Cibrario, la scrittrice emergente fiorentina, vincitrice del 46° Premio Campiello.

Sarà stato il titolo o il colore della copertina, saranno state le poche battute stralciate dal testo e poste come presentazione in quarta di copertina, ma questo libro mi ha catturata.
A volte ci sono libri che ci prendono così, senza che ce ne accorgiamo, e si fanno leggere tutto d’un fiato e, al contrario, ci sono libri che impieghi mesi, anni, a terminare, che stenti a concludere.
Non è così anche con le persone? Ci sono simpatie istintive, amori a prima vista, passioni insondabili e inspiegabili, e ci sono conoscenze che si portano avanti a stento, con poco feeling, per usare un termine alla moda.
Con questa premessa non voglio dire che tutto quello che risponde ad un’immediata corrispondenza affettiva sia giusto né che un libro che attrae sia un bel libro: voglio solo dire che c’è un’indole, un carattere in ognuno, in ogni lettore, pronto a ricevere ciò che al proprio gusto e carattere si modella.
Io posso riconoscere la grandezza e l’intelligenza, la profondità di un’opera, ma può non emozionarmi.
Il libro in questione mi ha emozionato: forse non sarà un gran libro, può darsi che fra qualche tempo entrerà a far parte di quei molti libri che ho letto, ma che ricordo poco. Comunque mi ha emozionato.
E’ narrato in prima persona, con continui spostamenti nel tempo del racconto: presente e passato si intrecciano in modo infine armonico e si capisce solo a conclusione del romanzo il perché era giusto che si altalenassero così.
Mi è piaciuto molto lo stile e l’analisi introspettiva della protagonista, il leggere a distanza di anni dentro di sé e dentro i propri sentimenti, giusti o sbagliati che fossero. La sua personalità ne risulta delineata in modo netto, isolata dal contesto che le si muove intorno. Tutti gli altri personaggi potrebbero essere figurine anacronistiche, lei no, lei è sempre caratterizzata da autonomia, indipendenza, forza e passione.
Gli uomini non ci fanno una gran bella figura in questo romanzo in cui, peraltro, gli uomini sono importantissimi nella vita della protagonista.
Il grande amore, Trott, si rivelerà un meschino profittatore; il marito, un uomo troppo diverso dalla moglie, incapace di darle veramente amore e di farsi amare da lei; il padre, un uomo dell’Ottocento, che vive secondo regole e principi inamovibili.
Tutti gli altri ruotano intorno a questa donna, che, da ragazzetta fragile, un po’ vacua ed immatura, si trasforma in donna sicura ed anticonformista, prima, in intelligente conduttrice di un’azienda vinicola, poi.
Ma, in fondo, come tutte noi donne, è debole davanti all’amore e non sa riconoscere l’inganno.

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