dal blog di Paola Malara, novella Little Stone

Giovanni D’Alessandro è una persona meravigliosa. Io dovevo necessariamente dirlo.
Giovanni D’Alessandro ha scritto un libro dal titolo “Il guardiano dei giardini del cielo“. Ne ha scritti più di uno di libri, in realtà. Ma adesso fermiamoci un attimo su questo: è un libro sulla morte, ma anche sulla vita. E’ un libro sugli abbracci, ma è anche un libro sugli addii. E gli addii sono sempre malinconici. E poi è un libro un po’ per la Calabria. Diciamo per un tredicesimo. Il penultimo racconto, “Madre delle nebbie di Gerace“, è un racconto che ci tocca, che ci accarezza, anche. Un racconto in cui Giovanni mette gran parte del suo amore per la mia terra, per il mio dialetto che per i suoi suoni paragona allo sciabordìo delle onde del mare, per gli occhi delle donne di Calabria, misti di malinconia e gioia di vivere, per l’ospitalità che ogni volta sorprende, per la magia dei luoghi. Un amore di cui mi ha parlato spesso in questi due giorni e mezzo passati praticamente quasi assieme.
Domenica, giorno del mio onomastico tra l’altro, siamo tornati a Gerace. Alla stessa tavola lo scrittore, i protagonisti del racconto, e i lettori. E’ qualcosa di magico e difficile da far capire… Credo sia la stessa magia che ha legato  questo personaggio che ha superato i cinquanta e un gruppetto di ventenni pieni di risorse. Che li ha tenuti attorno a un tavolo a parlare di loro stessi fino alle 3 e mezza del mattino dopo due giorni sfinenti. Che ha smantellato le differenze di età e di abitudini. Una magia che non è solo nella mia terra ma in qualche modo è identica nel suo cuore. E allora “scrittore calabrese di Pescara“. Non potevamo ribattezzarlo in altro modo. Non potevamo che innamorarcene a nostra volta.
E io dovevo necessariamente dirlo, ecco. Giovanni D’Alessandro è una persona meravigliosa.

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