“Carta, penna e…”
presso la libreriaUniversalia

Il piccolo gruppo che non rinuncia al consueto esercizio settimanale di lettura e scrittura, si ritrova a Reggio Calabria ogni lunedì, alle ore 18, in via Apollo, n. 16 presso la libreria Universalia: il numero dei partecipanti varia, dodici, cinque, nove, compatibilmente con gli impegni di ciascuno.
Iniziamo quasi sempre leggendo i testi che alcuni sono riusciti a rielaborare a casa e che desiderano sottoporre agli altri: commentiamo, chiediamo spiegazioni, sappiamo che chi ha letto il suo testo desidera il nostro parere.

Verso dove? è la poesia che Angelo ha scritto anni fa e che vuole farci sentire.

                                                       Ai miei amici, a tutti coloro
                                                        che vorranno leggerla

Cosa resterà di tutto questo?
La formazione della personalità?
Per far cosa, per partire. Iniziare il Viaggio
Verso Chi, che cosa? Verso dove?

Forse rimaniamo nel Ricordo?
Perché vogliamo essere ricordati?

Vorrei non essere destinato al nulla…
Perciò scrivo, ricordo, costruisco monumenti,
colonna, piramidi, chiese.
Scolpisco simboli, che per me sono parole,
nella pietra, credo spero, m’illudo che la pietra,
scolpita, sia eterna e immutabile…
M’impegno fatico, lavoro. Per far cosa?

Per andare dove?
Cerco di lasciare una traccia del mio passaggio da qui,
passaggio… per andare dove?

Quando il moto della terra non
ci sarà più, cosa resterà di noi?
Perché allora, nonostante questo, partiamo?
Iniziamo a percorrere una via per
andare verso, ma verso dove?

(Finita di scrivere alle 13.05 del 26.01.99, durante una noiosissima ora d’inglese che, tra l’altro, era finita da 5 minuti).

Il laboratorio prosegue con l’ascolto del brano che il coordinatore ha previsto, in genere tratto da opere di autori moderni o contemporanei; ci viene sempre ricordato che l’ascolto deve impegnare tutta la persona: si legge e si ascolta non solo con gli occhi e le orecchie, ma sottolineando i passi che per qualunque motivo ci colpiscono, anche se al momento non sapremmo dire il motivo (spesso lo scopriamo nei commenti degli altri), prestando attenzione al suono della voce oltre che al contenuto, alle emozioni, impressioni che la lettura suscita, ai ricordi che affiorano imprevisti.
Ci scambiamo poi i commenti, con semplicità ed immediatezza: è sorprendente quanto di impensato si scopre guardando la pagina anche <con gli occhi> degli altri. Ciascuno pensava di aver capito e scopre che il testo è in realtà molto più ricco.
Quindi per 10 minuti, in assoluto silenzio, scriviamo, secondo le indicazioni dell’esercizio che ci viene proposto.
Infine leggiamo quanto abbiamo scritto e commentiamo i nostri scritti: è il momento più bello. Imparare a comunicare è un’arte difficile ma preziosa: comunicare è vivere in pienezza.

Lunedì 21 aprile

L’input è venuto da un brevissimo brano tratto da Aceto, arcobaleno di Erri De Luca:
La pelle del palmo ha memoria tenace, rammenta la carta di un regalo, la consistenza della prima noce schiacciata nel pugno, la forma di un sasso piatto, tirato sul pelo dell’acqua, che fece rimbalzi prodigiosi”.

Siamo stati invitati a sfiorare con le dita di una mano il palmo dell’altra, a far riaffiorare i contorni di un oggetto, sensazioni di caldo o di freddo, a passare dall’epidermide alla sfera delle emozioni, dei ricordi.
Ecco uno dei testi prodotti.

Terra. Ritorno.
di Giusi

Di nuovo.
Di nuovo nella mia terra.
Mi guardo intorno e rivedo ciò che è caro alle mie emozioni.
Torno dove pensavo non sarei stata felice,
torno
e ritrovo il cielo profondo di un azzurro del mare.
Ritrovo la luce, forte, abbagliante, quasi tenace
che avvolge i miei paesaggi.
Son partita pensando che mai avrei rimpianto.

Son tornata assetata
di ciò che prima  i miei occhi non vedevano.
Son tornata
perché il mare non era cielo e il cielo non era respiro.
Terra! La mia terra;
mai avrei pensato di tenerla dentro,
di respirare di vivere di lei.

Adesso respiro.
Sono ancora affannata, ho ancora paura del buio
ma stare qui
a guardare il mare e il sole, i colori vivi e vividi della via Marina
è respirare con tutta l’anima, tutta me stessa.
Mai ci avrei creduto, e invece respiro di te.

Ora sono io perché so cosa ho dentro.
Mi siedo su una panchina
e sono io.

 

Ricordi
di Dario

Istituto Magistrale di Reggio Calabria: classe IV C.
Un giovane grassoccio sta in mezzo ad un crocchio di ragazze.  Alla sua sinistra, sul banco, un libro rosso sulla lettura della mano, alla sua destra tra le sue c’è la piccola mano sinistra di Kika, non Francesca perché ce ne sono altre due e le stanno antipatiche: capelli castani corti e mossi  incorniciano il viso schizzato di efelidi e  gli occhi azzurri che fissano il ragazzo mentre dice: “Forza, Dà…leggimi la linea dell’amore.” Il ragazzo cerca la linea sul libro, quindi guarda quella sulla mano di lei e la tocca per  capirne profondità e intensità.  Accanto a lui Carla sorride altera. Scosta dal viso con la sinistra una ciocca dei capelli neri a caschetto, muovendosi decisa nel corpo magrissimo da anoressica: “Marisa, dice rivolta ad una compagna, andiamo a fumarci una sigaretta?” La ricciuta e robusta mafiosetta della classe annuisce liberando la spalla del ragazzo a cui era appoggiata e si avvicina gli occhiali tondi al viso mentre dice: “Dario, poi la leggi anche a me la mano, mi raccomando.” Il ragazzo non coglie o forse è troppo preso dalla lettura? Di certo annuisce distratto mentre Preziosa, splendidi capelli castani lunghi e ricci, sorriso bellissimo e maglioncino di lana rosa, poggia la mano languidamente sul polso del ragazzo e dice: “Dario poi è il mio turno”, con il tono infantile che la connota inconfondibilmente.
Dario le sorride ammaliato, ma nessuna delle presenti protesta o critica; tutti le vogliono bene oppure nascondono il loro parere perché è la preferita in apparenza.
Intanto Dario passa le dita sulle linee della mano di Kika, ritornando al suo compito ma con un sorriso beato per la mano della compagna sul polso…
Beato tra le donne? Mah, di certo beato…

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