Sono trascorsi alcuni giorni dalla fine del V° Convegno Nazionale sulla Letteratura, che quest’anno abbiamo dedicato alla poesia. Giusto il tempo per soffermarci un attimo a riflettere e fare tesoro di tutti gli interventi, di tutti gli spunti e le riflessioni che abbiamo avuto modo di ascoltare e che, con grande orgoglio, ci portiamo dentro.

Anche quest’anno sarà possibile leggere tutte le relazioni presentate al Convegno, raccolte nel nuovo libro degli atti, di cui presto vi faremo sapere.

Nel frattempo, per chi non avesse avuto la possibilità di prendere parte al convegno o se ne fosse perso qualche momento, suggeriamo la lettura dell’intervento introduttivo di Antonio Spadaro, dal titolo fortemente evocativo e indubbiamente summa di tutte le tre giornate trascorse insieme: La parola poetica: farfalla infilzata o conchiglia marina?

Noi che conosciamo molto bene Antonio abbiamo subito pensato che probabilmente non avrebbe risposto alla domanda scelta per il titolo della sua relazione. Ma poi siamo rimasti in silenzio, quasi immobili, mentre Antonio cercava di spiegarci che prima di parlare di poesia è necessario tentare di capire cos’è la poesia. E la poesia è un magma, ci ha spiegato inizialmente, che, proprio come la vita, ad un certo punto deve cominciare a prendere una forma. Ma quando una vita umana comincia a prendere forma? Quando davanti a lei si aprono delle possibilità, delle direzioni, delle opportunità. Vivere è, dunque, vivere nella possibilità.

Il poeta non è un pazzo. Il poeta vede quello che vediamo tutti: lui, però, riesce a svelare immagini. La parola poetica è, dunque, un pensiero incarnato e per lasciarlo emergere occorre illuminare il mistero dell’anima, dare forma a ciò che il concetto non riesce ad esprimere.

Il poeta è colui che è in grado di cogliere l’esperienza in modo fresco e originario, in grado di rendere presente ciò che nomina, in modo “sovrabbondante”, distillando un senso sorprendente da straordinari significati. Da qui la precisione della parola, una precisione che finisce con l’essere inevitabilmente evocativa.

E mentre ascoltavamo queste e altre considerazioni ci rendevamo conto che Antonio stava davvero rispondendo alla sua domanda.

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