30 Dicembre 2007 

Il secondo Laboratorio Culinario di Pietre di scarto nasce sotto buona stella: se il primo rifletteva l’entusiasmo per il successo della presentazione degli Atti del quarto convegno, il secondo è a ridosso della conclusione dell’anno, tempo di bilanci, da gustare negli aspetti positivi mentre si assapora uno sformato alle erbe o da compensare negli aspetti negativi con un torrone al cioccolato.
Il Laboratorio si svolge a casa di Giuseppina che ci accoglie con il calore dei mobili antichi nei quali si perpetua il ricordo di generazioni: lì la vetrinetta da cui occhieggiano alti bicchieri a calice, piatti decorati, qua un tavolinetto (per carità, da trattare con rispetto, perché la sua anzianità lo rende pericolante e pericoloso), il salotto con morbidi divani e poltrone in cui ci lasciamo andare mentre ci informiamo l’una dell’altra in attesa che anche le ritardatarie facciano il loro arrivo.
Giuseppina ci racconta la storia dei quadri antichi dipinti da una sua nonna, mi pare, spero di non sbagliare: una fanciulla che legge, un panorama notturno con Renzo, Lucia e Agnese che attraversano il lago in barca, un mazzo di fiori …. Intanto mi sembra di vederla la bella donna, in veste primi del novecento, mentre, con grembiule salva abito e pennello in mano, traccia segni sulla tela con sguardo sognante: si deve a questo il suo Renzo che tiene la mano di Lucia mentre lei dice il famoso -addio- ai monti sullo sfondo?
Con una ventata di allegria arrivano, ad interrompere i miei pensieri, Catia e Demetrio, poi Sara e Francesca ed ultima Serena che non trovava più la casa: sul tavolino del salotto sistemiamo la pianta che abbiamo portato in dono a Giuseppina, un’orchidea i cui fiori bianchi, quasi di porcellana, spiccano tra il verde delle foglie.

Il Laboratorio comincia con il capolavoro di Serena che vorremmo intitolare “Dalla Russia con amore”: una gustosa insalata russa in salsa maionese, a forma di albero di Natale, con piccoli peperoncini rossi e fette di limone a far da palle colorate. Notiamo la delicatezza della preparazione nel perfetto accordo degli ingredienti, le verdure a tocchetti amalgamate dal tonno frullato e dalla maionese, si sciolgono in bocca: alcune di noi restano a bocca aperta non per lo stupore ma perché hanno beccato qualche peperoncino particolarmente piccante.

Subito dopo è di scena Giuseppina, con un “Rollé di delizioso pan di Spagna salato”, farcito con prosciutto cotto e maionese: si presenta bene, tagliato a fette regolari che lasciano intravedere la farcia. Siamo tutte curiose di sapere la ricetta che ciascuna pensa di poter utilizzare in altre occasioni per la comodità di prepararlo in anticipo e per la facilità della presentazione, già diviso in porzioni: insieme a patatine ed olive sarebbe perfetto per un aperitivo.

Sara poi ci stupisce con il suo “Matrimonio di verdure in torta salata”: su un letto di dorata pasta sfoglia si adagiano le verdure, scarola e bietole che ne attenuano il sapore amarognolo, amalgamate dalla maionese. Anche di questo piatto chiediamo informazioni alla cuoca: le torte salate sono una grande risorsa per cene fredde o per uno spuntino pomeridiano, si possono tenere pronte e offrirle sia fredde che dopo averle riscaldate per poco tempo in forno.

Prima di passare ai dolci gustiamo la “Fantasia di frutta agli agrumi con coralli di melograno”, opera di Tita: le amiche, per la verità, ammirano molto di più la zuppiera di autentica porcellana inglese in cui la macedonia è stata sistemata, un pezzo del servizio da tavola, dono di nozze ormai lontane.

Maria Iaria ha preparato dei deliziosi “Cestini con cuore di dolcissimo cioccolato”, come il cuore della nostra infaticabile cassiera, perfetta nel far quadrare il bilancio: per qualche minuto non parliamo occupate ad assaporare il gusto della frolla impreziosita dal cioccolato.
Intanto Catia e Demetrio ci salutano: hanno ancora tanti parenti che li aspettano per i tradizionali auguri nel breve tempo di vacanza che Demetrio trascorre a Reggio.
Sedute intorno al tavolo ci scambiamo notizie e commentiamo fatti non lieti di questi ultimi giorni dell’anno. Franca chiede una spiegazione alla frase che spesso viene detta di fronte ad un fatto doloroso: “Bisogna farsene una ragione”. Che cosa vuol dire farsene una ragione, si chiede e ci chiede, e come si fa?
Ora la discussione impegna tutte, quelle che non credono ci si possa far una ragione di fronte al dolore che può solo essere sopportato con rassegnazione, e quelle che invece sostengono che bisogna elaborare il lutto, cercare il senso delle cose, anche le più dolorose, che comunque fanno parte della vita.
La discussione ci unisce ancora di più, anche se la pensiamo in modo diverso e sosteniamo le nostre tesi con calore: la diversità non ci separa, ci offre un’ulteriore occasione di confronto e di conoscenza del modo di pensare e di reagire caratteristico di ognuna di noi. Non ci sono vincitori né vinti, nessuno ha l’ultima parola, la domanda rimane aperta ad interrogarci ancora.

A malincuore ci salutiamo: che bella idea, dice Sara, quella di salutare insieme l’anno trascorso prima di aprire le braccia al nuovo, ringraziando per ciò che è stato e guardando a ciò che il nuovo anno ci prepara con speranza e fiducia.
Ci accorgiamo che stare insieme ci ricarica, rinnova e fortifica il nostro entusiasmo, spalanca davanti a noi prospettive di ricerca e di impegno: Pietre di scarto ha una sua ragion d’essere in Città, ha acquisito giusta visibilità, ha contribuito a diffondere il “piacere della lettura”, il gusto della comunicazione che prende spunto da pagine della letteratura e dalla disponibilità a mettersi in gioco attraverso la scrittura. Maria Giglio riassume il pensiero di tutte con la solita semplicità ed immediatezza: “Per me è stata una fortuna avervi incontrate dopo il mio pensionamento. Non so come avrei potuto altrimenti  alimentare la mia voglia di vivere, il desiderio di impegnarmi, di essere ancora creativa, di continuare a donare quanto ho acquisito in anni di studio e di insegnamento”.

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