Carissime Pietre, di scarto s’intende ma fiorite di amore creativo e gioioso, e carissimi voi che visiterete il nostro sito in questi giorni, per l’augurio quest’anno prendo lo spunto da un brano che forse alcuni di voi ricorderanno, testo base di un laboratorio di scrittura creativa.

Vigilia di Natale
da Il libro degli abbracci di  Eduardo GALEANO.

Fernando Silva dirige l’ospedale psichiatrico di Managua.
Una vigilia di Natale rimase a lavorare fino a tardi. Si sentivano già gli scoppi dei razzi, e i lampi dei fuochi d’artificio illuminavano il cielo, quando Fernando si decise ad andarsene a casa, dove lo aspettavano per la festa.
Mentre stava facendo l’ultimo giro attraverso le corsie per vedere se tutto era in ordine, sentì d’un tratto un lieve rumore di passi alle spalle. Passettini di bambagia. Si volse, e vide uno dei piccoli pazienti che lo seguiva. Nella penombra, lo riconobbe, era un bambino che non aveva nessuno.
Fernando riconobbe quel viso già segnato dalla morte e gli occhi che chiedevano scusa, o forse chiedevano permesso.
Fernando gli andò vicino e il bimbo lo sfiorò con la mano: “Diglielo… “, sussurrò. “Dì a qualcuno che io sono qui”.

“Di’ a qualcuno che io sono qui”, è da queste parole che prendo lo spunto per il mio augurio di Natale, che possiamo in questi giorni, e nel nuovo anno, attirare l’attenzione su qualcuno o qualcosa che è stato dimenticato.
Qualche giorno addietro una persona amica che si sentiva un po’ sola, mi faceva notare un fatto strano: ad un certo punto, mi diceva, è come se tu diventassi trasparente, gli altri non ti vedono più, se non saluti per prima neppure si accorgono di passarti accanto e, spesso, anche quando sei tu ad attirare il loro sguardo, ottieni un ciao così frettoloso e distratto, da dubitare che chi ti ha detto ciao sapesse veramente a chi lo diceva.
E non è questione di cattiveria, mi diceva l’amica, è qualcosa di molto più grave, è trascuratezza, è superficialità, è l’indifferenza di chi è travolto dalla vita più che esserne il protagonista.
Ecco, amici miei, vorrei un Natale fuori dagli stereotipi delle ninne nanne a Gesù bambino, delle grotte e delle stelle, di angeli e pastori, un Natale fatto di vita quotidiana ma guardata da un altro punto di vista, con occhi capaci di dare volto e nome a persone, cose, circostanze dimenticate.
Desidero per me ed auguro a voi tutti, un Natale ed un nuovo anno, in cui ciascuno di noi si sforzi di attirare l’attenzione su qualcuno o qualcosa che è stato dimenticato nella fretta di laboriosi preparativi di festa o nella trascuratezza per fatti che non ci toccano direttamente.
L’assistente sociale che passa la sua vita dietro una scrivania, deve sapere che c’è una bambina che dovrebbe andare a scuola e che invece chiede l’elemosina alla porta della chiesa oppure ad uno dei tanti semafori, i nostri politici debbono sapere che i desideri dei cittadini non vanno assecondati ma educati a preferire il bene comune ai piccoli interessi personali, la promozione della cultura a festival e luminarie, la risoluzione del problema della spazzatura, dell’acqua, della pulizia, della casa assicurata a quanti non ce l’hanno, alle opere pubbliche di facciata, alle notti bianche in cui ci si diverte, si spreca, ma si ottiene ben poco.
Buon Natale e buon nuovo anno a ciascuno di voi, amici cari dei quali mi piacerebbe dire singolarmente il nome, il Signore che ha voluto far parte della nostra storia, ci dia la vista per vedere l’altro vicino a noi, nei suoi bisogni, nelle sue necessità, e ci conceda di saperci avvicinare, farci prossimi per dare con semplicità una mano, la nostra.

Tita FERRO

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