di Tita Ferro

Mettere a fuoco Dio è una piccola antologia di testi tratti da opere di autori di tutti i tempi, curata da Davide Rondoni e pubblicata dalla BUR, “un libro di preghiere e non preghiere, rivolte ad un Dio cercato, un Dio che si avverte come padre misterioso e come enigma lontano”.
Ho acquistato il libro, 150 pagine circa, attirata dal titolo, Mettere a fuoco Dio, e dal nome del Curatore che ha partecipato a due dei convegni sulla letteratura organizzati a Reggio dall’associazione Pietre di scarto: il titolo mi ha suggerito l’immagine di una creatura che, con un binocolo in mano, si affanna, senza riuscire,  a mettere a fuoco l’obiettivo, sempre altro da sé, inaccessibile, oltre le capacità dello strumento, e finisce col mettere a fuoco solo l’immagine di se stessa nella ricerca spasmodica di Dio.
E nell’antologia, tra tante opere di autori famosi, da Agostino a Mario Luzi, ho trovato due piccoli capolavori che basterebbero da soli a fare di Antonia Pozzi, vissuta per breve tempo, ventisei anni appena, nella prima metà del novecento, una grande poetessa.
Non aggiungo alcun commento per paura di sciupare l’incanto delle immagini, il fiducioso abbandono che è in entrambe le liriche, il silenzio motivato dall’attesa di una voce, l’unica che può far spiccare l’ultimo volo: non c’è che da abitare, fermarsi a vedere, ascoltare, gustare, non solo leggere, le due poesie.

CONFIDARE


Ho tanta fede in te. Mi sembra 
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani, la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

 

SALIRE

Saliremo sugli altipiani,
dove vola la rondine dell’alba
che bagna nelle fonti
le ali d’oro
ed intesse il nido
sulle case immense
dei monti.

Saliremo sugli altipiani
dove passan le nubi ad una ad una
lente a fior della neve
come velieri
su di un lago pallido.

Saliremo oltre i cembri, oltre i pini,
dove si è soli sotto il cielo nudo,
soli –se gridi nel silenzio il vento
il nostro nome
detto da Dio
e sia l’ora di andare.

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