Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo CALVINO 

di Tita FERRO

A distanza di tempo quella che lo stesso Calvino diede nel corso di una  conferenza a Buenos Aires, resta la migliore presentazione del suo libro: egli evidenziava in poche battute  le caratteristiche principali e alcune difficoltà che aveva dovuto affrontare nella scrittura.

E’ un romanzo sul piacere di leggere; protagonista è il lettore che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari. Tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro.

Se una notte d’inverno un viaggiatore appare  strano fin dall’inizio quando l’Autore si rivolge direttamente al Lettore e, con efficace linguaggio conativo che vuole esprimere complicità e comprensione, cerca di stabilire un rapporto con lui per coinvolgerlo nella vicenda, calandosi nei suoi panni, elencando i problemi che deve affrontare lui come chiunque altro decida di leggere un libro. Le prime difficoltà il Lettore le incontra in libreria per la scelta del testo tra i tanti titoli che cercano di catturare la sua attenzione per farsi scegliere. Calvino ironizza nei riguardi di coloro che, per i più disparati motivi, leggono poco o hanno rinunziato del tutto alla lettura.

Già nella vetrina della libreria hai individuato la copertina col titolo che cercavi. Seguendo questa traccia visiva ti sei fatto largo nel negozio attraverso il fitto sbarramento dei libri che non hai letto che ti guardavano accigliati dai banchi e dagli scaffali cercando d’intimidirti. Ma tu sai che non devi lasciarti mettere in soggezione, che tra loro s’estendono per ettari ed ettari i libri che puoi fare a meno di leggere ……  Sventando questi assalti, ti porti sotto le torri del fortilizio, dove fanno resistenza i libri che da tanto tempo hai in programma di leggere, i libri che da anni cercavi senza trovarli ……… Ti liberi con rapidi zig zag e penetri d’un balzo nella cittadella delle Novità, … percorsi rapidamente con lo sguardo i titoli dei volumi esposti nella libreria, hai diretto i tuoi passi verso una pila di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” freschi di stampa, ne hai afferrato una copia e l’hai portata alla cassa perché venisse stabilito il tuo diritto di proprietà su di essa.

Ma le difficoltà non finiscono in libreria: a casa, nello stesso momento  in cui si dispone a leggere il libro come un rito da cui ricavare godimento oltre che arricchimento culturale, vero e proprio viaggio all’interno di un nuovo mondo, il Lettore deve fare attenzione ad una serie di condizioni che possono assicurargli una lettura tranquilla, la scelta del luogo alla posizione, l’isolamento necessario per non essere disturbato da eventuali interventi dei familiari.

Stai per cominciare a leggere un libro di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero…Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato…sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf, sull’amaca. Sul letto, naturalmente, o dietro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce. Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovare …
 
In questa sorta di introduzione Calvino crea un’atmosfera di straordinaria complicità non solo tra lo scrittore e il Lettore-protagonista, osservato e descritto minuziosamente nel rito che è la lettura, ma anche tra il libro, inteso come oggetto composto di parole ed il paesaggio che attraverso quelle parole viene descritto, come se fossero una cosa sola: il fumo di una locomotiva cancella in parte le parole, il romanzo che parla di stazioni trasmette anche un odore di fumo.

Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde una parte del primo capoverso. Nell’odore della stazione passa una ventata di odore di buffet della stazione. … Un pulviscolo di carbone ancora aleggia nell’aria delle stazioni dopo tanti anni che le linee sono state tutte elettrificate, e un romanzo che parla di treni e di stazioni non può non trasmettere quest’odore di fumo. … C’è qualcuno che sta guardando attraverso i vetri appannati … Sono le pagine del libro ad essere appannate come i vetri di un vecchio treno, è sulle frasi che si posa una nuvola di fumo.

Il Lettore, irretito in questo clima di complicità, si pone quindi a leggere il Romanzo o meglio si abbandona alla lettura in assoluta distensione, nelle migliori condizioni fisiche e psicologiche, anche se alcuni indizi dati dal protagonista della storia, che anche lui gli si rivolge per metterlo in guardia, dovrebbero renderlo meno ingenuo e indifeso. E’ sorprendente, è stato notato, che -il personaggio che in alcune parti coincide con il narratore in altre se ne distacca, ponendosi dalla parte del lettore, si rivolga direttamente a lui scompaginando i piani e i ruoli della narratologia-, sorprendente, è vero, nell’ambito della narrativa, non certo in quello della scrittura di Calvino fornito di straordinarie potenzialità narrative ed abile nel servirsi degli strumenti che la narrativa gli offre con grande libertà.

Io sono l’uomo che va e viene tra il bar e la cabina telefonica. Ossia quell’uomo che si chiama “io” e non sai niente altro di lui così come questa stazione si chiama soltanto “stazione”, …  E’ già da un paio di pagine che stai andando avanti a leggere e sarebbe ora che ti si dicesse chiaramente se questa è una stazione di una  volt o una stazione di adesso … invece le frasi continuano a muoversi nell’indeterminato, nel grigio … Sta’ attento, è certamente un sistema per coinvolgerti a poco a poco, per catturarti nella vicenda senza che tu te ne renda conto: una trappola
 
Calvino sembra giocare con il lettore: vuole coinvolgerlo, catturarlo ma glielo dice apertamente, come un baro che continui a giocare e guardi in faccia gli avversari con noncuranza, dopo aver mostrato l’inganno delle carte contraffatte. E puntualmente, dopo poche pagine, proprio nel momento in cui la storia cominciava ad avvincerlo con il suo mistero, preannunciando qualcosa in grado di sconvolgere il ritmo stesso della lettura, il Lettore si accorge che qualcosa non va: per un errore di stampa sono state inserite nel libro le pagine di un altro testo, di un altro autore. Dopo una istintiva reazione di rabbia corre in libreria per farsi cambiare il libro difettoso e qui incontra una lettrice, Ludmilla,  che si è trovata nella sua stessa situazione: anche nel testo che è stato consegnato a lei mancano le pagine da un certo punto in avanti. I due fanno amicizia, anzi, è amore a prima vista, anche se non immediatamente dichiarato: galeotto fu il libro e chi lo scrisse, si potrebbe dire anche per loro, con la differenza che i due lettori vorrebbero poter continuare a leggere avanti e sono impediti. E’ il libro che indirizza le loro storie in altra direzione? E’ il suo autore che manovra le loro vite come un burattinaio le marionette? Intanto i due che non si pongono questo problema, decidono di prendere in prestito due libri uguali per potersi scambiare impressioni, valutazioni dopo la lettura. Ma anche in questo caso, dopo poche pagine il testo si interrompe, bloccando il lettore e la lettrice in tanti inizi che non procedono: come il primo capitolo, tutti i capitoli dispari spiegano in seconda persona che cosa succede e come si comporta il Lettore che vuole leggere la continuazione della storia; i capitoli pari, invece, sono gli incipit dei libri che cerca di leggere senza riuscire ad andare oltre le pagine iniziali. Ma mentre va alla -ricerca del libro perduto-, l’ostacolo diventa occasione per ampliare il raggio delle sue conoscenze in un’avventura rocambolesca nella quale si parla di tutto ciò che riguarda il libro: l’autore, il lettore, il libraio, le biblioteche, i traduttori, i commentatori. Oltre a Ludmilla, la lettrice appassionata, ingenua, dai grandi occhi blu, il lettore può conoscere la sorella Lotaria, ben diversa da lei, esaltata, passionale ed eccessivamente critica, poi il Dottor Cavedagna, un -omino rinsecchito e ingobbito-, e ancora il traduttore truffatore Ermes Marana e Silas Flannery, lo scrittore di best sellers in crisi, al quale Calvino affida il compito di esprimere le sue opinioni.
Il Lettore e la Lettrice arriveranno a prendere in prestito altri nove libri, tutti variazioni di stile e genere, dal poliziesco all’erotico, all’avventuroso, allo psicologico, al realistico …, della medesima situazione il cui schema è stato descritto dallo stesso Calvino: “un personaggio maschile che narra in prima persona si trova ad assumere un ruolo che non è il suo in una situazione in cui l’attrazione esercitata da un personaggio femminile e l’incombere dell’oscura minaccia di una comunità di nemici lo coinvolgono senza scampo”: il richiamo a Queneau è scontato, mi pare.
Gli incipit delle dieci storie finiscono per rimanere collegati solo da quello che è stato definito filo conduttore o cornice dell’opera, il rapporto tra il lettore e la lettrice, e saranno loro che sbloccheranno la storia nel momento in cui con la loro decisione entreranno nella storia stessa da protagonisti.
Il lettore, infatti, dopo tanto girovagare, giunge nella biblioteca della città da cui era partito: il ritorno al luogo di partenza sembrerebbe indicare il tentativo di trovare una risposta e forse una soluzione ai problemi del presente nel passato.

Lettore, è tempo che la tua sballottata navigazione trovi un approdo. Quale porto può accoglierti più sicuro di una grande biblioteca? Certamente ve n’è una nella città da cui eri partito e a cui hai fatto ritorno dopo il tuo giro del mondo da un libro all’altro. Ti resta ancora una speranza che i dieci romanzi che si sono volatilizzati tra le tue mani appena ne hai intrapreso la lettura, si trovino in questa biblioteca. Finalmente ti si apre una giornata libera e tranquilla; vai in biblioteca, consulti il catalogo, ti trattieni a stento dal lanciare un grido di giubilo, anzi dieci: dieci grida; tutti gli autori e i titoli che cerchi figurano nel catalogo, diligentemente registrati.

Ma l’esultanza dura poco perché i volumi per vari motivi, tutti plausibili, non ci sono: uno è in prestito, l’altro in legatoria, uno non è stato riposto in ordine … Come già precedentemente l’ostacolo è solo un modo di far procedere la storia questa volta verso la conclusione: infatti nella biblioteca il Lettore, mentre cerca di sbirciare nei volumi che altri stanno leggendo nella speranza di trovare il testo che cerca, ha modo di parlare con gli altri lettori sui modi di leggere che sono tanti. C’è il lettore che legge solo poche righe, quelle che gli forniscono l’input necessario a “proseguire di immagine in immagine, di pensiero in pensiero, in un itinerario di ragionamenti e fantasie da percorrere fino in fondo allontanandosi dal libro”; c’è invece l’altro che non può staccarsi dalle righe nemmeno per un attimo, non vuole “trascurare qualche indizio prezioso”; c’è chi rilegge sempre libri già letti ma ad ogni rilettura ha l’impressione di leggere un nuovo libro e si chiede se il cambiamento è avvenuto in lui nel tempo oppure è la lettura che “prende forma mettendo insieme un gran numero di variabili e non può ripetersi due volte secondo lo stesso disegno”. C’è il lettore per il quale tutti i libri sono riconducibili ad un unico libro letto nella sua infanzia di cui egli va alla ricerca invano perché gli indizi che ha sono troppo pochi. Per un lettore è importante  ciò che precede la lettura per un altro la conclusione della storia, il punto d’arrivo a cui essa conduce,

la fine vera, ultima, nascosta nel buio, il punto d’arrivo a cui il libro vuole portarti: il mio sguardo scava tra le parole per cercare di scorgere cosa si profila in lontananza, negli spazi che si estendono al di là della parola “fine”.

E’ Calvino che  a questo punto invita il Lettore-protagonista a dire la sua opinione: ormai ha fatto esperienza nel campo della lettura e può intervenire con competenza.

Signori, devo premettere che a me nei libri piace leggere solo quello che c’è scritto; e collegare i particolari con tutto l’insieme; e certe letture considerarle come definitive; e mi piace tener staccato un libro dall’altro, ognuno per quel che ha di diverso e di nuovo; e soprattutto mi piacciono i libri da leggere dall’inizio alla fine.

Ma, aggiunge a mo’ di sconsolata conclusione, che da qualche tempo ha l’impressione che esistano solo storie che -restano in sospeso, che si perdono per strada-, impressione confermata dal quinto lettore che ricorda solo l’inizio di una storia e lo racconta agli altri. Proprio le parole con cui la narrazione si interrompe, suggeriscono un titolo adatto, -Chiede ansioso di ascoltare il racconto-, che fornisce al sesto lettore un’idea: leggere di seguito, uno dopo l’altro l’elenco dei titoli che il Lettore ha richiesto da una biblioteca all’altra  e che sembrano l’incipit di un altro romanzo che egli è sicuro di aver letto:

-Se una notte d’inverno un viaggiatore, fuori dall’abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa scoscesa senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l’ombra s’addensa in una rete di linee che si allacciano, in una rete di linee che si intersecano sul tappeto di foglie illuminate dalla luna intorno ad un fossa vuota, -Quale storia attende la fine?- chiede, ansioso di ascoltare il racconto-. … Un romanzo che comincia così, giurerei di averlo letto.

Poiché il Lettore lo interrompe per chiarire che non di un romanzo si tratta ma dei titoli di ben dieci romanzi e che del primo da lui letto vorrebbe sapere come va a finire, afferma che una volta tutti i romanzi cominciavano allo stesso modo, presentavano una situazione insolita e misteriosa per spiegare la quale lo scrittore raccontava una lunga storia. Un settimo lettore poi mette in dubbio che una storia debba necessariamente avere un inizio e una fine come nelle storie antiche.

Anticamente un racconto aveva due soli modi per finire: passate tutte le prove l’eroe e l’eroina si sposavano oppure morivano, perché il senso ultimo a cui rimandano tutti i racconti ha due facce, la continuità della vita e l’inesorabilità della morte.

Il Lettore capisce di essere lui il protagonista dell’unico vero libro che parla di lui e della sua passione per la lettura, della ricerca vana dei libri, e che tocca a lui sbloccare la storia, darle un seguito e una conclusione attraverso una scelta: dopo un attimo di riflessione -fulmineamente- decide di sposare la Lettrice.
Non all’interno dei libri o nella lettura che pur ha gran valore nel processo di maturazione del lettore, ma nella vita si deve cercare il senso ed eventualmente la conclusione della storia.
Il romanzo degli incipit, delle possibilità che rimangono tali, senza sviluppo né conclusione all’interno della narrazione, caratterizzati dal mistero e dall’indeterminatezza, si conclude  in modo ben definito, con il matrimonio dei due protagonisti, come nelle favole tradizionali. Se all’inizio era Calvino a rivolgersi al lettore che si accingeva a leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore, nella conclusione è proprio lui, il lettore che chiude il cerchio: è a letto con Ludmilla ed a lei che lo esorta a spegnere la luce, dice che sta per concludere la lettura del Libro di Calvino.

Ora siete marito e moglie, Lettore e Lettrice. Un grande letto matrimoniale accoglie le vostre letture parallele.
Ludmilla chiude il suo libro, spegne la luce, abbandona il capo sul guanciale, dice: -Spegni anche tu. Non sei stanco di leggere?
E tu: -Ancora un momento. Sto per finire Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino.

La tendenza ad interrompere la narrazione, ad intrecciare e ad accavallare vari racconti ha una sua giustificazione, quella che Calvino mette in bocca a Silas Flannery, -la fascinazione romanzesca che si dà allo stato puro nelle prime frasi del primo capitolo di moltissimi romanzi non tarda a perdersi nel seguito della narrazione-, ma acquista anche un carattere di necessità in una dimensione del tempo che, come dice ancora Calvino, è andata in frantumi, per cui -non è possibile vivere e pensare se non in spezzoni di tempo che si allontanano ognuno lungo una traiettoria diversa e subito spariscono-. La continuità del tempo, dice ancora lo Scrittore, -si può ritrovare solo nei romanzi di quell’epoca in cui il tempo non appariva più come fermo ma non ancora come esploso, un’epoca che è durata su per giù cento anni e  poi basta-.
Ci sono dieci inizi di storie e non c’è nessuna conclusione all’interno di esse, la conclusione è affidata al lettore, fuori dall’ambito proprio della lettura: fatte le debite distinzioni di autori e di mondi completamente diversi, la situazione mi ricordava la Storia infinita in cui il racconto rimane bloccato e si ripete uguale (qui la storia non si ripete sempre uguale, ma è uguale lo schema al di là delle forme in cui esso si incarna) fino a quando Bastiano decide di entrare nella storia per  imprimerle una svolta, ma poi dalla storia deve uscire, per riportare nella vita la consapevolezza nuova acquisita con la lettura e darle verità e consistenza.
I temi caratteristici del novecento ci sono tutti in questo libro da quello dello specchio in cui la realtà si frantuma, si moltiplica, a quello dello spazio incrociato, dello smarrimento dell’uomo che non sa più riconoscersi nel mondo che lui stesso ha costruito (esperienza quasi di una rinnovata Babele), e cerca la sua identità come il protagonista di -Intorno ad una fossa vuota- che si reca in un villaggio per cercare la madre (la sua identità) e scopre che il padre aveva ucciso il marito della madre  in un duello. L’episodio si ripete: il figlio del morto lo sfida a duello presso la fossa dove si era disputata l’altra sfida.
Se una notte d’inverno un viaggiatore è un romanzo nel quale Calvino mostra una grande abilità combinatoria, la capacità di rimescolare, come in un grande caleidoscopio, i dati dello schema di fondo e costruire trame che lasciano ammirato e stupefatto il lettore anche per le qualità stilistiche che caratterizzano lo Scrittore, la chiarezza, scioltezza ed eleganza della lingua.
Il libro, è stato osservato, offre numerosi -spunti di riflessione sul rapporto tra il testo e il lettore, sulle infinite potenzialità della scrittura e dell’interpretazione, sui diversi approcci per entrare tra le pagine di un libro e realizzare la magia della lettura-.
Mentre lo rileggevo pensavo che forse il modo migliore di accostarsi a questo romanzo è quello di stare al gioco di Calvino, (che mentre sembra interrompere con una certa dose di sadismo il lettore nel momento più bello del piacere, in realtà non fa che accrescere la magia della lettura), di entrare ed uscire dalle pagine del libro con grande libertà, senza porre dimora in nessun momento particolare, partecipando a quel gioco che per certi versi è anche la vita, consapevoli che la -giostra- può fermarsi ad un certo momento, di tanto in tanto in effetti si ferma per qualcuno, ed è bello scendere senza rimpianti, con gli occhi pieni di colori, il cuore grato a chi ha concesso quel tempo e colmo della gioia di aver condiviso con altri il proprio giro, nella incrollabile fiducia che, per quanto breve o lungo sia stato il tempo, poche o tante le cose viste, il giro è stato comunque completo.

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