Riportiamo qui di seguito il contributo di Ilenia al Laboratorio del 29 Giugno e quello di Pino al Laboratorio del 6 Luglio, realizzati durante gli incontri coordinati da Tita Ferro presso la libreria Universalia.

I COLORI DELL’ANIMA

Il testo di Ilenia:

Passeggio all’interno del mio appartamento, desiderosa di perdermi tra i meandri della mia mente rispolverando il cassetto dei ricordi: osservo una moltitudine di oggetti, alcuni anonimi nel senso che il loro uso si limita ad un puro fattore estetico, altri carichi di significato anzi, mi correggo, carichi di emozioni.

Confesso che gli oggetti che appartengono alla seconda categoria sono concentrati in quei pochi metri quadrati che racchiudono il mio corpo, la mia mente, la mia anima, ossia la mia stanza.

Il mio sguardo vagabondo guarda qua e là, si sofferma sulla moltitudine di libri, sui colori esplosivi: rosso, viola, arancio,blu, sui miei quadri e su quello che rappresentano. Qui dentro tutto parla di me, dal copriletto che racchiude l’anima di Van Gogh alle stampe, tra le quali una a cui sono particolarmente affezionata sempre di Van Gogh: Notte Stellata. Potrei interrogarmi sul perché questo dipinto attiri tanto la mia curiosità. Credo che le risposte siano molteplici: i colori carichi di sentimento e personalità, le forme tondeggianti e rassicuranti forse perché evocano in me il ricordo della cosa più rassicurante al mondo: l’utero e quindi l’amore materno. Da ultimo, non certo per importanza le violente pennellate parlano di un genio dalla vita folle, intensa, sofferente, ecco si sofferente, forse è questo che rende ai miei occhi così interessante questo artista. In questa parola SOFFERENZA, è racchiuso tutto il senso della vita. Sforzatevi, però, di andare oltre il significato immediato di questa parola. Quando un uomo soffre vuol dire che qualcosa dentro di lui si è rotto. Non sono forse i punti di rottura le cose più interessanti della vita? È dai punti di rottura che si cresce, si impara, si evolve.

Il dolore, come diceva Kalil Gibran è quel qualcosa che viene per scavarti e tanto più ti scava tanto più spazio c’è per riempirlo di cose belle.

Proseguendo questo -viaggio- nella mia camera, mi soffermo sulla stampa di Waterhouse la quale rappresenta una donna in un bosco appoggiata ad un albero, circondata da fiori gialli e arancio. Anche qui le pieghe indisciplinate del suo vestito ricordano tanti cerchi, qui c’è un elemento in più: si percepisce il vento che anima i suoi capelli. Anche questo vento attira la mia curiosità. Grazie al vento le figure sono dinamiche. Nulla è fermo. E poi il vento tra i capelli, quindi in testa, mi fa pensare al movimento del pensiero o meglio alla forza del pensiero. Tutto fuori di noi può essere statico, immobile anche deludente, ma finchè il pensiero sarà in movimento anche noi esseri umani lo saremo. Tutto può essere circoscritto in uno spazio, ma questo vento che trasporta il pensiero dà un forte senso di infinito.

Tra una tenda, un lume, delle candele che parlano d’oriente, il mio sguardo, questa volta si sofferma sui miei quadri, sui miei amici quadri quelli che ho dipinto quando ero triste, quando mi sentivo forte oppure quando avevo solo voglia di rilassarmi. Nulla hanno a che vedere con i grandi geni dell’arte, ma mi piacciono tanto forse perché sono i miei e parlano di me. Ciò che si legge, osservando i miei quadri è una forte energia che sembra voglia saltar fuori dalla tela e da questi accesi colori che, però, è importante!, sono sì decisi, ma lasciano anche spazio alle sfumature. Eh già, perché nella vita, come diceva il nostro caro Pirandello , non esiste solo il bianco o il nero, ma esiste soprattutto il grigio.  

  

E questo è il testo di Pino:

….effettuava alla meglio il servizio ristoro con carrello “mini-bar”; non andava né avanti né indietro, di tanto in tanto urlava: “aranciata, i paniniii, cocacqua, caffèee”.
La signora era vestita con un’ampia gonna e una larga blusa a quadretti, teneva fra le mani un volumetto,leggeva qualche passo, poi alzava gli occhi e mi osservava; era una persona soffusa di un fascino discreto. Dopo un po’, come avevo previsto, mi lanciò uno sguardo morbido, dolce, da night club: lessi nell’espressione dei suoi occhi come un invito, del tipo: ‘puoi pure parlarmi!’
Continuammo a scambiarci reciprocamente degli sguardi, quegli sguardi che accentuano il senso della distanza; capivo che le faceva piacere essere guardata (quella dose giornaliera di consensi che ognuno di noi vorrebbe), lessi nelle sue pupille che mi fissavano lo stesso bisogno che avevo io: quello di entrare in conversazione. Continuammo a guardarci, ci intendemmo, divenimmo quasi complici.
Costretto a stare immobile, mi confortava anche la vista del paesaggio, non traevo invece alcuna soddisfazione ogni qualvolta mi capitava di fissare quella piccola targhetta che avevo di fronte, sotto il finestrino, con il trito avviso che ormai sapevo a memoria: “Do not throw anything out of the window” .
Così decisi di non trattenermi e in modo alquanto banale mi lanciai:
– Non ho mai gettato alcun oggetto dal finestrino.
Intervenne subito l’interlocutrice.
– Tu sei molto educato, non tutti rispettano l’ammonimento di quella targhetta.
– Ti piace leggere?  Ti ho .
– Oh, sì, ma solo quando viaggio. Infatti ho comprato questo libricino nell’edicola della stazione prima di partire.
– Le poesie di Verlaine non le ho mai lette; credo che l’autore facesse parte di quella generazione di poeti maledetti.
– L’ho comprato perché sono stata attratta dal titolo, “Femmes e Hombres, poesie erotiche “; da quello che sto leggendo, mi risulta molto scandaloso. A te piace leggere?
– Sì, mi piace, lo faccio di sera, quando sono nel letto, prima di dormire. Leggo di tutto, anche gli articoli dei giornali, che a volte trovo più interessanti di certi libri.
– Sono d’accordo con te.
…………………

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