LIBRERIA UNIVERSALIA – Coordinato da Tita FERRO

22 Giugno 2007 – ore 18.30

Forse la più emozionata ero io mentre mi dirigevo verso la libreria Universalia per il primo laboratorio di lettura consapevole e di scrittura creativa rivolto ad un pubblico ancora sconosciuto: giovani, anziani, lavoratori, casalinghe, docenti … ?
Sono arrivata in anticipo per suggerire a Rosa, la moglie del libraio, come sistemare le sedie, poi nell’attesa, abbiamo iniziato a chiacchierare su ciò che una libreria dovrebbe essere, un punto di riferimento culturale per il quartiere e su ciò che si può organizzare, anche in poco spazio.
I partecipanti sono arrivati solo dopo tre quarti d’ora, quando ormai non ci speravo più, alla spicciolata: Livia, un’insegnante elementare forzatamente in pensione per una sordità giunta improvvisa, Luigi, un giovane volenteroso ed attento a cogliere i particolari, Pino e Patrizia, giunti insieme, entrambi interessati alla scrittura ed aperti all’ascolto, Filippo, un adulto attento che non ho capito bene che cosa faccia, Rosa, la moglie del libraio che sta completando gli studi di architettura e partecipa con l’inseparabile Daniela, birba di cinque anni alla quale ho promesso che per il prossimo laboratorio parteciperà anche lei, magari colorando un album da disegno, e Memo, un uomo di mezz’età che ha detto subito che lui già scrive e che non leggerà i suoi scritti perché è geloso e vuole tenerli per sé. C’è anche Nunzia, una socia di Pietre di scarto, che insegna alla scuola media religione e si interessa alla scrittura per poterla utilizzare con i suoi studenti: lei mi darà una mano per la conduzione del laboratorio.
Ci siamo presentati rapidamente, solo i nomi, una presentazione più ampia si farà in seguito, poi siamo passati alla lettura del testo, imput per l’esercizio di scrittura.
Non sapendo chi mi sarei trovata di fronte, ho portato con me le fotocopie di un brano, I pensieri di una caffettiera: è stato perfetto per partire dal nostro quotidiano in cui gli oggetti hanno un posto di rilievo. Ho cercato di dialogare un po’ sulla presenza degli oggetti nella vita di ogni giorno, su quanto poco siamo consapevoli della loro importanza, (spesso solo quando ci vengono a mancare), su come sia superficiale il nostro modo di rapportarci ad essi, limitato spesso a ciò che vediamo, mentre oltre agli occhi abbiamo altri quattro sensi che usiamo poco.
Ho letto poi il brano che è piaciuto molto: hanno notato il modo di presentare oggetti moderni da parte di una tradizionale caffettiera, la lavastoviglie come tempesta d’acqua, il forno a microonde come forno con la radio…, la mancanza di comunicazione nel momento del pranzo, momento della comunità familiare, come  conseguenza della presenza ingombrante del mezzo televisivo.
Ho chiesto quindi agli otto partecipanti di pensare ad un oggetto che a loro veniva in mente, di osservarlo bene nella forma, dimensione, colore, collocazione nell’ambiente, quindi di scrivere per dieci minuti, presentandolo o facendo in modo che fosse l’oggetto a presentarsi. Dopo qualche richiesta di chiarimento si sono messi a lavorare in silenzio, interrotti di tanto in tanto da Daniela che ho tentato di tenere buona con delle caramelle al miele.
Tutti hanno poi letto i loro scritti, ad eccezione di Memo: ho cercato di mettere in evidenza in ogni lavoro gli aspetti positivi ma anche quelli negativi sotto forma di suggerimenti, sollecitando il gruppo a fare altrettanto.
Bellissimi gli occhiali che servono per vedere chiaro il faccione tenero della luna, ma di che forma e di che colore sono, dove stanno di solito, come sono trattati dalla proprietaria?
Interessante la presentazione dell’oggetto che parla di sé, descrivendo bene la sua collocazione al centro del salone e l’ambiente intorno ma non sappiamo di che oggetto si tratti e perché abbia le attenzioni particolari del proprietario.
Importante il libro posto sul comodino, i disegni sulla copertina descritti con attenzione a forme e colori, alla carta, ma manca il titolo che evidentemente l’autrice ha dato per scontato.
Interessante la presentazione del computer, la sua utilità come mezzo di comunicazione, possibilità di viaggiare in tutto il mondo stando seduti, ma non ci si dice che tipo di computer è, dove è situato, non si evidenzia la differenza tra il viaggiare reale e quello virtuale… L’interessato reagisce: avrebbe voluto dire tutte queste cose ma non ha avuto il tempo. Fatico non poco a chiarire che le mie osservazioni, come quelle degli altri, non sono critiche a lui ma una forma di collaborazione, espressione dell’attenzione e dell’interesse di tutto il gruppo al testo da lui scritto …
Alla fine consegno loro un foglio in cui c’è lo schema di quello che abbiamo fatto, che ripropongo in appendice: come compito per casa, li invito a correggere il testo che hanno scritto, completandolo con una loro presentazione da parte dell’oggetto.
Do anche un altro foglio in cui ho sintetizzato quattro cose da tenere presenti per imparare a scrivere. Si meravigliano dei diversi colori  che ho usato per la scrittura: chiarisco che la lettura e la scrittura sviluppano la creatività e che ho voluto ricordarlo anche con questo espediente.
Noto che mi salutano con grande cordialità e che appaiono felici.
Io ho dentro solo un grazie che mi riempie il cuore: mentre rifaccio la strada verso casa, ripenso alle persone che ho conosciuto, ai volti di ciascuno. Certo è un laboratorio strano, rivolto a persone semplici ma del quartiere, e questo è importante: la libreria come punto di riferimento culturale non solo per addetti ai lavori ma per tutti nell’ambiente in cui è inserita, è un sogno che comincia a venir fuori dal marmo della piatta quotidianità, a fatica, (come i prigioni di Michelangelo?).
E perché qualcosa nasca è necessario che qualcuno la sogni: non dimentico le parole di Danilo Dolci.

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